Un viaggio a ritroso nella memoria di una storia familiare, un'indagine quella del protagonista, sulleproprie origini e quindi sull'importanza di ricostruire i pezzi, i "cocci" di un passato

“TRIPOLIS” DI E CON DARIO MURATORE AL TEATRO FORNACE

Scritto da Anna Alemanno on . Postato in cinema

Un viaggio a ritroso nella memoria di una storia familiare, un'indagine quella del protagonista, sulleproprie origini e quindi sull'importanza di ricostruire i pezzi, i "cocci" di un passato

Milano, Italia.
Dopo il successo a Campo Teatrale, il 12 maggio torna a Milano negli spazi di SOS Fornace di Rho lo spettacolo “Tripolis” di e con Dario Muratore, produzione Piccolo Teatro Patafico.
Un viaggio a ritroso nella memoria di una storia familiare, un’indagine quella del protagonista, sulleproprie origini e quindi sull’importanza di ricostruire i pezzi, i “cocci” di un passato (personale ma anche storico) che ha bisogno di essere ri-conosciuto e amalgamato al presente per far sì che si ri-trovi una più consapevole e forte, identità.

Tu lo sai come si fa il couscous?
Si pigliano tanti piccoli cocci di semi,
si mette un filo d’acqua e si fanno incocciare.
I chicchi Carmelo, te li devi immaginare come le persone.
Tutti nello stesso cato, tutti nella stessa terra, uno accanto all’altro. Se ci runi l’acqua e i fa’ manciari loro crescono;
ma per crescere, Melù,
un coccio s’ava incucciare c’un avutru cocci
o.

Un unico attore sulla scena, Dario Muratore (anche autore e regista) dà vita con istrionica vitalità e precisione ai due soli personaggi della pièce, quello di un giovane uomo, Carmelo, e sua di sua nonna. Attraverso i racconti di quest’ultima, Carmelo scopre le storie mai conosciute e le difficoltà vissute dalla sua famiglia in Libia, a Tripoli. La vita nella colonia italiana all’inizio semplice e pacifica fatta di scambio e condivisione con la popolazione araba si ribalterà in seguito a forti cambiamenti politici rivelando quanto sia difficile vivere da “straniero” in una terra che non è quella di origine quando “l’altro” viene percepito come diverso.

Le parole della nonna di Carmelo tessono e ricompongono la trama inedita di una famiglia (e forse non è non un caso che mentre racconta, l’anziana donna ha in mano un rocchetto) emergendo da un passato personale, intimo ma anche collettivo, quello del popolo libico che affronta in quegli anni un particolare momento storico (è del ’69 il colpo di stato militare che portò alla caduta della monarchia e all’ascesa di Mu’ammar Gheddafi), e si fanno emozione viva e pulsante grazie a un drammaturgia ben scritta dove le parole e i gesti rendono anche visivamente il deserto e la luce, la Sicilia (terra d’origine) e la lontananza, il senso di casa e famiglia, il dolore e la perdita.

Ma anche merito di una prova attoriale, quella di Dario Muratore (qui drammaturgo e regista di sé stesso), che emerge dal buio della scena con luminoso vigore riconfermandosi un attore vibrante che convince ed emoziona.

Tripolis di e con Dario Muratore
Suono Giovanni Magaglio
Luci Petra Trombini
Scena Igor Scalisi Palmintieri
Costumi Francesco Paolo Catalano
Aiuto regia Federico Cibìn – Simona Sciarabba
Grafica Manuela Di Pisa
Produzione Piccolo Teatro Patafisico

Info: www.sosfornace.org

Anna Alemanno




Anna Alemanno

Anna Alemanno

Reggina di nascita, palermitana d'adozione e milanese per scelta, ho studiato Lettere Moderne a Firenze.Giornalista professionista, sono appassionata d'arte, fotografia, cinema e viaggi. Quando posso prendo il  mio zaino e vado in giro per l'Europa. La mia città dell'anima è Parigi, dove ho vissuto per un anno. Mi piace pensare che esista un posto nel mondo che racchiuda tutte le mille sfaccettature di me. Ma lo sto ancora cercando. Autrice del blog alamerciduvoyageblog.com anna@agendaviaggi.com