Per gli amanti del buon vino, in particolare delle produzioni di nicchia, ma anche per gli amanti della natura e per tutti coloro che desiderano una pausa nel verde, circondati da bellezza, la Collina dei Ciliegi è il posto giusto. A 30 chilometri da Verona, nel piccolo borgo di origine cimbra chiamato Erbin, sulle colline della Valpantena, il wine resort della famiglia Gianolli li accoglierà con gentilezza e autenticità.
Grezzana (Verona), Italia.
Il concetto di lusso e di ospitalità è cambiato nel corso degli anni. Il vero privilegio oggi è rallentare, concedersi una fruizione del tempo diversa. Ne è convinto Massimo Bullo, direttore della Collina dei Ciliegi, wine resort a 30 km da Verona, sulle dolci colline della Valpantena.
Cambiare ritmo
“Vengo dal mondo dell’industria, dei grandi brand, sono passato dall’ansia di essere riconosciuto al privilegio di potermi spiegare con verità – ha dichiarato Massimo Bullo – Il mondo dell’hotellerie è fatto soprattutto di incontri con le persone, di esperienze condivise. Il vero lusso oggi è cambiare ritmo, rallentare e godersi il momento presente, la bellezza dei luoghi e l’autenticità del buon vino e del buon cibo”.

Natura, food e wine
Bellezza, vino e cibo sono in effetti i tre caposaldi del resort che sorge nell’oasi naturalistica protetta a est dalla foresta della Valle di Squaranto, a nord dai pascoli e dai prati del Monte Castello e della pineta di Santa Viola e a ovest dal vaio di Valle e dal Monte Zovo. Tanti raggiungo la Collina dei Ciliegi in bicicletta, godendo del panorama tutto intorno.
Passeggiare in una giornata di sole tra i filari di viti che occupano 38 ettari dei 70 totali della tenuta riconcilia con la vita. Per chi arriva fin sulla cima della collina, coltivata a vitigni diversi, anche di vino bianco, una rarità nella zona, c’è una sorpresa: un totem con L’Infinito di Leopardi, omaggio di Riccardo e Massimo Gianolli al padre Armando: un “tributo a te e a questa terra” – si legge.

La cantina
D’obbligo è un giro in cantina, magari con il simpaticissimo Antonio, referente della struttura per qualunque necessità.
Il cuore della Collina dei Ciliegi è tutto qui, nasceva nel 2016 come foresteria della cantina infatti, soltanto dopo si è sviluppata come resort indipendente: oggi ha sei camere, il ristorante Ca’ del Moro, il Ciliegino Bistrot, una glambing room e una piscina di prossima realizzazione.
“Il primo Amarone è del 2005, poi la produzione si è evoluta moltissimo – spiega Antonio – Oggi vendiamo circa 120 mila bottiglie l’anno. Tutta la collina è di proprietà di Massimo Gianolli che ha voluto accaparrarsi tutta la zona: la bellezza e l’unicità del territorio rimarrà intatta per sempre. Nel 2017 i coniugi Bourguignon, agronomi internazionali, fecero dei carotaggi e sentenziarono “Qui si devono piantare uve bianche!”, un progetto ambizioso e a lungo termine, decisamente fuori dagli schemi. Il sottosuolo è spaccato, si trovano il marmo, il gesso, c’è spazio alla radice della vite, la pianta pesca l’acqua sempre più in profondità, i minerali tornano nella radice per esempio del Prea. Il Prea bianco è una chicca di questo territorio, esiste solo qui, lo si può trovare solo qui. Si ottiene con tre diversi blend, il Pinot Bianco, lo Chardonnay e il Garganega”.
Il caveau
Mentre Antonio illustra i diversi vini e le diverse lavorazioni, che intervengono poco sulle uve, lasciate il più possibile al naturale, si passeggia tra le botti in acciaio, in cemento, i tonneau, le anfore e i clayver e si arriva al caveau, il vero tesoro della cantina. “I nostri clienti del Club En Primeur possono ordinare il vino quando è ancora in botte, ogni proprietario ha la sua targhetta. Inoltre si organizzano sempre eventi che li coinvolgono e sono occasione di incontro qui alla Collina dei Ciliegi”, spiega ancora Antonio.

Il ristorate Ca’ Del Moro
La sala principale del ristorante Ca’ Del Moro, aperto sia agli ospiti del resort sia ai clienti esterni, affaccia con le sue vetrate sull’incantevole panorama che offre la collina. I due chef, Giuseppe Lamanna e Lina Maffia, rispettivamente calabrese e pugliese, giocano con il loro background culinario e le specialità del territorio, mescolandole sapientemente: lo spaghetto fatto in casa con sugo di ‘nduja, ricotta e pomodoro, il riso Carnaroli con riduzione di Amarone, la pecora Brogna, qualità autoctona, con tortino di fegato e le uova biologiche da allevamento a terra gestito da una ragazza del luogo ne sono solo alcuni esempi. Gran parte delle verdure utilizzate inoltre provengono dall’orto della tenuta, garantendo freschezza e stagionalità.
Mentre le papille gustative danzano con le proposte degli chef e gli abbinamenti consigliati con i vini prodotti in cantina e non solo (il Peratara per esempio o il Prea bianco, il Prea rosso, l’Amarone, il Recioto, il Ciliegio e molti altri), gli occhi godono lo spettacolo del sole che tramonta oltre le colline.
Le stanze
Le sei stanze, ciascuna chiamata con il nome di un vino locale, sono ampie, funzionali e arredate con un gusto che rispetta l’identità del luogo. Bellissima la pietra di rivestimento.

La prima colazione
Una menzione a parte merita la colazione, servita all’aperto quando le condizioni atmosferiche lo consentono, ricca di prodotti home made e materie prime a km 0, dolci e salate, con possibilità di preparazioni realizzate sul momento, come centrifugati a base di frutta e verdura, uova e omelette.
Dettagli
Il resort è disseminato di dettagli di pregio non solo per quanto riguarda l’arredamento o la cura del servizio ma anche l’arte propriamente intesa: non ci si aspetterebbe di trovare davanti all’ingresso principale due Gatti di bronzo originali dell’allestimento dell’Aida del 1913, provenienti dall’Arena di Verona o una statua, Il Gigante, del 1720, della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano in cantina, eppure, alla Collina dei Ciliegi capita anche questo.
Su tutto, comunque, vince la gentilezza del personale, nessuno escluso, che costituisce il vero valore aggiunto della magnifica struttura.
Photo Elena Borravicchio




