In un mondo ossessionato dalle “ricette per la felicità”, Antonio Ornano ci riporta a terra con il suo nuovo spettacolo. In scena ieri al Teatro Manzoni di Monza per la rassegna dedicata alla STAND-UP COMEDY, il comico genovese ha trasformato fragilità e crisi di mezza età in un monologo liberatorio. Tra rock’n’roll, riflessioni profonde e il racconto di un anno difficile, (In)grato ci libera dall’obbligo di essere perfetti con una risata liberatoria e necessaria.
Monza, Italia.
La dittatura della felicità e il diritto di restare perplessi
Viviamo in un’epoca in cui sembra obbligatorio mostrare quanto siamo grati alla vita per i doni ricevuti. Siamo bombardati da messaggi che ci spingono a essere gli unici fautori della nostra esistenza, invitandoci a connetterci con l’energia vibrazionale dell’universo per ottenere il successo. Eppure, in questa corsa alla perfezione patinata, la sensazione è che siamo talmente impegnati a diventare ciò che il mondo vorrebbe, da dimenticare quello che siamo.
In questo scenario, c’è chi decide di restare in bilico e di praticare una genuina ingratitudine. Non per cinismo, ma per fare un bagno di realtà e guardare con ironia, leggerezza e misericordia alla splendida fallibilità di tutti gli esseri umani. Perché ammettiamolo: sbagliano anche i migliori, e quando capita, proviamo un segreto, umanissimo sollievo.
Un fiume in piena tra Bruce Springsteen e la vita vera
È in questo solco che si è inserito ieri sera Antonio Ornano sul palco del Teatro Manzoni di Monza. Con il suo spettacolo (In)grato, Ornano si è rivelato un fiume in piena: comicità assoluta, autenticità massima e una profonda nostalgia per quella mezza età che guarda a un passato che non tornerà. L’ingresso è iconico, sulle note di Land of Hope and Dreams di Bruce Springsteen. Ornano, fan sfegatato del Boss, confessa di indossare persino le stesse scarpe che Bruce indossava nell’ultimo tour: «Ho pure le stesse scarpe, ma io dopo dieci minuti sanguino», ammette, mettendo subito in chiaro la distanza tra il mito e la realtà quotidiana.
Il peso del filo
Lo spettacolo non è una semplice sequenza di battute, ma il racconto a cuore aperto di un anno cruciale. Ornano condivide il trauma del ricovero d’urgenza ad Asti, un momento in cui ha rischiato seriamente la vita. Con ironia, stigmatizza la sua mancata uscita di scena da rockstar, causata banalmente dal colesterolo alto. Questa esperienza ha rivoluzionato le sue abitudini, riassunta nella metafora del pianoforte appeso a un filo sopra la testa. È la storia di una rinascita inaspettata, raccontata con la consueta e graffiante comicità.
Satira tagliente tra crisi di coppia e fenomeni di massa
Il monologo, un flusso torrenziale che tiene il palco per oltre due ore, tocca la crisi di coppia (con l’immancabile presenza della moglie trentennale “Crostatina”) e il rapporto problematico con i figli adolescenti. Ma c’è spazio anche per la satira tagliente sui fenomeni di massa. Ornano non risparmia le tendenze del momento, dalle reunion degli Oasis al ritorno di fiamma per gli 883 dopo la recente fiction: «Se c’è un evento bisogna esserci, anche se non si sa nulla. Se non vai a San Siro a vedere Max Pezzali sei un coglione». Arriva persino a lanciare una frecciata alla televisione odierna e a Signorini, confessando che a Zelig certe verità non sono più benvenute: «Lì ormai non puoi più dire un cazzo».
Uscire da teatro rinfrancati dalle proprie insicurezze
Tra citazioni dei Rolling Stones e dei Cure, lo show alterna momenti di comicità pura a inserti acuti di grande profondità e intelligenza. Antonio Ornano ci regala lo sguardo necessario su un’epoca confusa, ricordandoci che non dobbiamo per forza essere “connessi all’universo” per avere valore. In questa serata di stand-up comedy di altissimo livello, si è usciti da teatro stanchi di ridere ma, soprattutto, rinfrancati e sicuri delle proprie complete insicurezze. Che Ornano si conservi in salute e in buona forma, perché abbiamo un disperato bisogno della sua lucida e comicissima ingratitudine.
INFO
(In)grato
con Antonio Ornano
autori Antonio Ornano, Matteo Monforte,
Simone Repetto e Carlo Turati
regia Alessandro Nidi
produzione Epoché ArtEventi
Photo courtesy of Ufficio stampa Teatro Manzoni Monza




