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La via degli Dei di Elena Salviucci, dove il vino al femminile è fonte d’ispirazione

Il vino è donna? Non esageriamo. Il mondo dei vignaioli è storicamente a prevalenza maschile. Eppure, qualcosa in termini di quote rosa si muove. Abbiamo intervistato Elena Salviucci che conduce a Castiglione d’Orcia, l’azienda di famiglia, “Cantina Campotondo”. Giovane, anzi giovanissima, Elena è un esempio di grande affermazione nell’imprenditoria vinicola, dove professionalità e impegno si tingono di rosa

Elena Salviucci

Castiglione d’Orcia (SI), Italia.

Quali sono le sfide per una giovane imprenditrice e per l’azienda che rappresenta?

Credo senza dubbio che la sfida personale come giovane imprenditrice che mi attende è quella di rendere la mia azienda sempre più riconoscibile fino a farla diventare un vero e proprio punto di riferimento nel settore, invece, la sfida aziendale che ritengo più cogente è quella della sostenibilità intesa soprattutto come conservazione delle risorse e del paesaggio unico della Val d’Orcia, che è anche il luogo da cui la nostra famiglia proviene da generazioni e che quindi vorremmo lasciare integra e fertile come ha fatto chi ci ha preceduto. 

Si sente di ringraziare qualcuno?

Senza dubbio, i miei genitori: per avermi insegnato ad avere uno sguardo sempre aperto sul mondo, per avermi permesso di studiare e formarmi lontano da casa e soprattutto per avermi sostenuta nel progetto di tornare a casa affidandomi la conduzione delll’azienda di famiglia.

Nella sua esperienza lavorativa quali sono stati gli ostacoli che lei ha dovuto affrontare in quanto una donna

Il settore dell’agricoltura è un settore che nutre ancora molta diffidenza nei confronti di noi donne, soprattutto quando ci mettiamo in gioco direttamente nella produzione, dove è un continuo scontrarsi con cliché e visioni patriarcali del lavoro in vigna e in cantina, dove sembra che ci possiamo solo mettere in posa per fare qualche foto a effetto. Aver avuto la fortuna di conoscere tante donne che come me seguono tutte le fasi della filiera per me è stato di grande aiuto nel condividere questi ostacoli e soprattutto di grande stimolo per trovare la motivazione per superarli.

Quale, la sfida più grande che il mondo del vino affronta oggi?

Credo senza dubbio che il cambiamento climatico sia la sfida che più di tutte ci mette alla prova perché si tratta di ripensare il modo di approcciarsi all’agricoltura e ci impone anche di rimettere in discussione una serie di certezze e principi sulle buone pratiche della viticoltura e dell’enologia di qualità.

In questo devo dire che mio padre mi è di grande ispirazione perché, più 20 anni fa, quando la percezione del cambiamento climatico era ancora molto sottile, scegliendo di fare viticoltura in una zona poco nota, di fatto in quota perché ci troviamo a quasi 600 metri nella parte più alta del vigneto e posizionati nel versante nord dell’Amiata, con un sistema d’allevamento peculiare come l’alberello dimostrò una visione e un approccio coraggioso e innovativo. E credo proprio che il coraggio e l’innovazione siano gli stessi elementi da cui dobbiamo continuare a muovere i nostri passi per le sfide future. 

Ci racconti del suo ultimo viaggio e dove si recherà nel sua prossima destinazione

L’ultimo viaggio che ho fatto è stato un viaggio a piedi e zaino spalla perché alla metà di maggio ho percorso la Via degli Dei, il sentiero transappenninico che collega Bologna a Firenze. Ho attraversato zone molto remote della nostra Italia dove questo cammino è una delle pochissime fonti di reddito per chi le abita, è un esempio straordinario di come si possa mantenere un tessuto sociale e addirittura rivitalizzarlo, di come si possa contrastare lo spopolamento e la perdita dei servizi per la comunità mettendo a sistema le risorse del territorio.

Soprattutto è un tipo di viaggio che costringe chi visita un luogo a entrare in punti di piedi, facendolo entrare in relazione profonda con il territorio e la comunità, e tutto questo in un modo estremamente sostenibile! La prossima destinazione sarà la Camargue, una regione francese che ormai da tempo ho il desiderio di visitare e che offre oltre che alla bellezza della natura e dell’arte, la possibilità di fare esperienze enogastronomiche uniche. 

Leggi anche: Castiglione d’Orcia, una storia millenaria

Photo dall’alto: Stefano Consoli. Courtesy of Cantina Campotondo

Carlo Ingegno

Carlo Ingegno

Editore-Direttore Agenda Viaggi. Il primo grande viaggio? Quasi 15 ore di aereo per attraversare il mondo, ed arrivare in fondo al Sud America, tappa la bella Buenos Aires, dove ci rimane per ben dodici anni. Qui la prima esperienza lavorativa, nell'editoriale Rizzoli, che aveva acquistato nella città tanto amata da Jorge Luis Borges una nota casa editrice. Negli anni ‘80 torna in Italia, a Milano, questa volta per lavoro in Rcs, dove si occupa di costume, immagine e grafica. Inoltre viaggia, fotografa e scrive storie dal mondo con approccio esplorativo sempre attento ai dettagli. Oggi dirige Agenda Viaggi con un gruppo di persone molto speciali. Vive a Monza ma spesso si sposta a Verzimo, un paesino del XI sec. in provincia di Vercelli, in una casa piccola, soleggiata, per metà ristrutturata, un giardino incolto e mobili tutti diversi per epoche e stili, come la vecchia tavola da surf testimone di lunghe cavalcate sulle onde in California o come l'eccentrico menù del caffè Granola a Copenaghen, la foto scattata alla cisterna di vetro colorata da Dumbo, Brooklyn, dell'artista Tom Fruin, e le belle stampe che immortalano la piacevole solitudine sulla spiaggia di Margate nella contea del Kent in Inghilterra.

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