Al TTG Travel Experience di Rimini, studenti e manager si sono confrontati sulle nuove aspettative delle generazioni emergenti. Formazione, trasparenza, ascolto e prospettive di carriera diventano decisivi per rendere il settore dell’ospitalità più attrattivo e costruire un rapporto di fiducia con i talenti di domani.
Rimini, Italia.
Turismo e nuove generazioni: ripensare il lavoro nell’ospitalità
Che cosa rende davvero attrattiva un’azienda turistica agli occhi di un giovane? Non soltanto lo stipendio, né il fascino di una professione che permette di incontrare persone, conoscere culture e lavorare in contesti internazionali. A fare la differenza sono sempre più spesso le prospettive di crescita, la qualità dell’ambiente professionale e la possibilità di immaginare un futuro concreto all’interno dell’organizzazione.
È da questa domanda che occorre ripartire per leggere una delle questioni più delicate per il comparto turistico: la difficoltà di attrarre e trattenere personale. Un tema che per anni è stato raccontato soprattutto attraverso la carenza di candidati, ma che oggi richiede uno sguardo più ampio. Perché il problema potrebbe non essere soltanto trovare persone disposte a lavorare, quanto offrire loro motivi validi per scegliere e continuare a scegliere questo settore.
La riflessione è stata al centro di “Esistere senza filtri”, l’incontro ospitato dal TTG Travel Experience di Rimini, che ha messo a confronto studenti universitari e manager di alcune importanti realtà dell’hospitality. A ideare e condurre il dibattito sono stati Giulio Contini, Direttore Generale della Scuola Italiana di Ospitalità, e Nicola Romanelli, Founder di Travel Hashtag Advisory e Presidente di ITOUR – Italian Council for Tourism & International Relations.

Non manca la voglia di lavorare, cambiano le aspettative
Dal confronto è emerso un messaggio significativo: le nuove generazioni non sembrano voltare le spalle all’accoglienza, ma chiedono di comprenderne meglio le opportunità e le prospettive. Vogliono sapere quali competenze potranno acquisire, quali possibilità di avanzamento avranno e quanto spazio sarà riconosciuto al merito.
Formazione, chiarezza, ascolto e trasparenza diventano così elementi centrali nella valutazione di un’offerta professionale. Non si tratta necessariamente di una minore disponibilità all’impegno, ma della ricerca di un rapporto più equilibrato tra ciò che viene richiesto e ciò che un’azienda è in grado di offrire.
«Non siamo di fronte a una crisi di vocazioni, ma a un cambiamento delle aspettative», osserva Giulio Contini. Le nuove generazioni, spiega, cercano ambienti nei quali imparare, crescere e sentirsi parte di un progetto. Per le imprese, la priorità diventa quindi «costruire un linguaggio comune e recuperare fiducia».
Una trasformazione che supera i confini del turismo. Nel mercato del lavoro contemporaneo, la retribuzione resta importante, ma non è più l’unico parametro attraverso cui valutare un’opportunità. Contano anche la cultura aziendale, la qualità delle relazioni, la possibilità di sviluppare nuove competenze e la percezione di essere valorizzati.

Marina De Marchi, Internship in NH Collection
La promessa deve corrispondere alla realtà
Per un settore che fa dell’accoglienza la propria ragione d’essere, la sfida assume un significato particolare. L’ospitalità offre occasioni di crescita, esperienze internazionali e percorsi professionali diversificati, ma queste possibilità devono tradursi in esperienze concrete e riconoscibili.
«L’hospitality continua a offrire opportunità straordinarie di crescita professionale, mobilità internazionale e sviluppo delle competenze», sottolinea Nicola Romanelli. Per attrarre nuovi talenti, tuttavia, non è sufficiente raccontare i vantaggi del settore: serve dimostrare una reale coerenza tra le promesse fatte in fase di selezione e la quotidianità vissuta in azienda.
È proprio su questo passaggio che si misura la credibilità di un’organizzazione. Un colloquio può suscitare interesse, ma sono le condizioni di lavoro, le relazioni con i responsabili e le opportunità effettive di apprendimento a consolidare la scelta nel tempo.
Il tema è stato ripreso anche da Elisabetta Fabri, Presidente di Confindustria Alberghi, che ha richiamato l’attenzione sulla necessità di andare oltre la narrazione del mestiere: «Non basta raccontare il fascino di questo mestiere. Dobbiamo investire nell’ascolto delle persone, accompagnarne la crescita e creare contesti nei quali possano esprimere il proprio potenziale».

Dalla selezione alla crescita: le aziende cambiano approccio
La trasformazione non riguarda soltanto il modo in cui il turismo comunica le proprie opportunità, ma anche le pratiche con cui accoglie e accompagna i nuovi collaboratori. Dal confronto di Rimini è emerso come diverse aziende stiano già cercando di rispondere alle nuove esigenze, spostando l’attenzione dal semplice reclutamento alla qualità dell’esperienza professionale.
Tra le iniziative adottate figurano percorsi di crescita più strutturati, programmi di mentoring, momenti dedicati all’ascolto e una comunicazione più trasparente fin dalle prime fasi del processo di selezione.
Per Mariangela Pecora, HR Director Italy & Maldives di The Palace Company, la fiducia comincia proprio dal recruiting. «Le persone devono trovare in azienda ciò che è stato loro raccontato durante il recruiting», sottolinea, indicando nella coerenza tra aspettative e realtà una condizione fondamentale per costruire relazioni professionali solide.
Anche Marco Gilardi, Senior Vice President Operations Italy di Minor Hotels, invita a interpretare il cambiamento come un’opportunità, piuttosto che come una difficoltà da contenere. «I giovani non rappresentano un problema da gestire, ma una risorsa sulla quale investire», afferma. Le aziende capaci di offrire prospettive credibili di crescita saranno, secondo Gilardi, quelle meglio attrezzate per attrarre e trattenere i talenti.

Gabriele Molinaro, Guest Relations trainee, Nhow Roma
Il capitale umano come investimento sul futuro
A ricondurre il dibattito alla natura stessa del settore è Graziano Debellini, Presidente di TH Resorts e della Scuola Italiana di Ospitalità. «Il turismo vive di persone», ricorda, sottolineando l’importanza di trasmettere alle nuove generazioni il valore di una professione capace di offrire soddisfazioni, sviluppo e opportunità concrete.
Investire sulle persone significa, in questa prospettiva, intervenire sul futuro dell’intera industria. La qualità dell’accoglienza dipende anche dalla capacità di creare ambienti in cui chi lavora possa sentirsi coinvolto, acquisire competenze e riconoscere il proprio contributo.
Il confronto del TTG Travel Experience ha restituito l’immagine di due esigenze che non sono necessariamente in contrapposizione. Da una parte, i giovani chiedono trasparenza, feedback costanti, formazione e prospettive. Dall’altra, le imprese cercano responsabilità, impegno e disponibilità a mettersi in gioco. La distanza, dunque, potrebbe essere meno profonda di quanto suggerisca il dibattito sulla carenza di personale.
La vera questione è trovare un punto d’incontro tra queste aspettative, trasformando il rapporto tra azienda e collaboratore in un percorso di crescita reciproca. Perché rendere il turismo attrattivo non significa soltanto convincere le persone a entrare nel settore, ma creare le condizioni perché desiderino restarci. E, soprattutto, perché possano costruirvi il proprio futuro.
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