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AGENDA VIAGGI
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Val di Scalve: il lato selvaggio e autentico delle Orobie per un inverno speciale

Dagli impianti rinnovati di Colere che sfidano l’imponente Presolana, ai 10 km della pista di fondo di Schilpario immersa in abetaie da fiaba. Tra ciaspolate vista Adamello, l’oscurità delle antiche miniere e il fascino ghiacciato della Via Mala, vi raccontiamo perché questa valle “a forma di fessura” è la meta invernale più completa e autentica per una fuga dalla città, capace di unire l’adrenalina dello sci alla quiete di borghi ricchi di storia e memoria.

Colere (BG), Italia.

Val di Scalve: l’antica “Vallis Decia” e il segreto d’inverno delle Orobie

È una terra che vanta origini antichissime, un corridoio naturale che fin dai tempi dei Romani era conosciuto come Vallis Decia. Il suo nome moderno deriva dal torrente che la solca impetuoso, il Dezzo (o Decc, nella parlata locale), vero e proprio architetto di questo paesaggio scosceso. Eppure, per cogliere l’essenza più profonda e sorprendente di questo luogo, bisogna risalire all’etimologia celtica: Skalf, che significa “fessura”. Mai nome fu più appropriato.

Per chi risale dalla Valle Camonica, la Val di Scalve appare proprio così: un’angusta ferita tra i monti che si apre all’improvviso, svelando un anfiteatro di cime incontaminate e maestose. Ma c’è anche chi, leggendo la storia del territorio, attribuisce il nome all’intensa attività di scavo delle miniere, che per secoli ha plasmato la vita, il carattere e l’economia di questa valle aspra e bellissima, al confine tra Bergamo, Brescia e Sondrio.

Un’ora di viaggio, un mondo lontano: l’inverno in Val di Scalve

Oggi questa valle rappresenta una meta invernale ideale e incredibilmente completa: a poco più di un’ora d’auto da Milano, offre quel lusso sempre più raro fatto di silenzio, spazi aperti e autenticità non artefatta. Qui l’adrenalina dello sci alpino convive con la quiete dei borghi storici, e le moderne infrastrutture turistiche si fondono con una natura ancora selvaggia e imponente. Ecco perché sceglierla per la prossima fuga sulla neve, per ritrovare il piacere di una montagna vera, non patinata, ma ricca di storia e sostanza.

A spasso tra i borghi: i quattro cuori della valle

La Val di Scalve non è un’entità unica, ma un affascinante mosaico formato da quattro comuni, ciascuno con un’anima distinta: Azzone, Colere, Schilpario e Vilminore di Scalve. Ognuno di questi borghi custodisce percorsi culturali, artistici e gastronomici, immersi in scenari mozzafiato.

Se Colere è la patria dello sci e Schilpario quella del fondo e delle miniere, Vilminore funge da cuore amministrativo e storico, custode della memoria della Diga del Gleno. C’è poi Azzone, spesso il primo che si incontra salendo dalla suggestiva Via Mala: un borgo rurale e tranquillo che, con la sua posizione panoramica e la sua Riserva Naturale, rappresenta l’anima più intatta e riservata della vallata, perfetta per chi cerca la quiete assoluta, lontano dai circuiti più battuti.

Colere: l’adrenalina in vetta e la Presolana come sfondo

Per chi cerca l’emozione della discesa verticale, il punto di riferimento è senza dubbio Colere. La località ha recentemente cambiato volto grazie a un massiccio restyling della Colere Ski Area 2200: nuove cabinovie e seggiovie veloci trasportano gli sciatori direttamente al cospetto della parete nord della Presolana, l’indiscussa e maestosa “Regina delle Orobie”.

Sciare qui è un’esperienza che va oltre lo sport: la riapertura della leggendaria Pista Italia offre pendenze tecniche capaci di sfidare i più esperti, con un tracciato che sembra tuffarsi a picco sulla valle, mentre i 1.200 metri di dislivello garantiscono un divertimento continuo e gambe sempre in movimento. Ma la montagna qui è anche un’esperienza gastronomica da non perdere. A quota 2.100 metri, sorge il Rifugio Baita Cima Bianca: una sosta obbligata dove, dalla terrazza solarium, la vista spazia su uno scenario dolomitico mozzafiato. Raggiungibile anche da chi non scia (a piedi o con gli impianti), è il luogo perfetto dove la cucina tipica scalvina incontra l’alta quota, regalando sapori rustici che scaldano il cuore dopo una giornata sulla neve.

Schilpario: 10 km di fondo e un viaggio emozionante nel sottosuolo

Spostandosi verso Schilpario, il ritmo rallenta e diventa ipnotico, cadenzato dal fruscio degli sci. Qui regna incontrastato lo sci nordico con la celebre “Pista degli Abeti”: 10 chilometri di tracciati omologati per competizioni internazionali che si snodano in una foresta incantata, dove il silenzio è rotto solo dal respiro degli atleti. La pista, dotata di un anello illuminato di 1.500 metri per suggestive sciate sotto le stelle, è servita da strutture d’eccellenza e affiancata dal Creberg Palace, una grande pista di pattinaggio su ghiaccio per il divertimento di tutti.

Tuttavia, il vero segreto di Schilpario si nasconde sotto la coltre bianca. È un vero e proprio viaggio al “centro della terra” quello offerto dalle Miniere di Schilpario: un’esperienza di turismo industriale unica, curata con passione dalla Ski-Mine dal 1997 e dall’esperta geologa Maria Luisa Garberi, che spesso diventa la guida speciale tra le suggestive gallerie. Equipaggiati con caschetto, luce frontale e mantella, si sale a bordo di un trenino originale sferragliante sui vecchi binari. L’aria si fa fresca, l’oscurità avvolge i visitatori e si entra nel cuore vivo della montagna, proseguendo poi a piedi lungo gallerie che per secoli hanno dato lavoro e fatica alla valle. Un’avventura emozionante per le famiglie e un tuffo nella cruda, affascinante realtà dei minatori di un tempo.

A poca distanza, storia e curiosità sono protagonisti al Museo Storico Militare (Schilpario), una chicca nata dalla passione di Silvano Bettineschi e Adamo Marelli. Qui la storia si tocca con mano attraverso una collezione unica di mezzi militari, tra cui spiccano camion, auto, un elicottero, due aerei e, dall’inverno 2024, persino un impressionante carro armato. Un percorso emozionante per capire la vita quotidiana dei soldati, tra fatica e ingegno, in un contesto inaspettato.

Memoria e Cultura: dal monito del Gleno al genio di Piccini

La Val di Scalve non è solo sport, ma una culla di storie resilienti e di memoria viva. Per chi ama il trekking culturale, anche d’inverno il pensiero corre alla Diga del Gleno. Dopo il centenario del disastro celebrato lo scorso anno, il rudere della diga rimane un monito potente, una cicatrice di pietra che si staglia contro il cielo. Partendo da Vilminore o dalla frazione di Pianezza, sentieri accessibili permettono di raggiungere quel che resta dello sbarramento: camminare qui, nel silenzio ovattato della neve, è un’esperienza quasi mistica che invita alla riflessione.

Il 2025, inoltre, è stato un anno speciale: la valle ha celebrato i 300 anni dalla morte di Giovanni Giuseppe Piccini (1661-1725), lo scultore nato a Nona di Scalve. Spesso oscurato dalla fama dei Fantoni, rinomati scultori e intaglatori. Piccini è autore di capolavori lignei di straordinaria intensità, disseminati in Lombardia, persino all’Isola Bella, dove tutt’oggi si trova il capolavoro “Il naufragio dei discepoli”. Un’occasione imperdibile per riscoprire, tra le chiese della valle e il ricco Museo Etnografico di Schilpario. Qui l’eredità di una comunità che ha saputo trasformare la durezza della vita e la fatica del lavoro in arte raffinata. Ad accogliervi ci sarà il presidente Maurilio Grassi (sopra nella foto), anfitrione e cultore di questo luogo senza tempo, che vi accompagnerà attraverso un percorso che illustra in modo vivido l’identità storica e culturale della Val di Scalve.

La spettacolare Cascata del Vò

Verso la fine della valle, la natura regala un altro spettacolo imperdibile: la  Cascata del Vò. Se d’estate è una meta rinfrescante, nelle stagioni fredde assume un fascino selvaggio e cristallino. Situata nei pressi del piccolo borgo di Ronco, la cascata compie un salto di 25 metri immerso in boschi di abete rosso e pino mugo.

Raggiungerla è anche un viaggio nella storia: lungo il tragitto ci si imbatte in un esempio di “poiat”, la caratteristica struttura di legna usata un tempo per fabbricare il carbone, risorsa vitale per la valle. L’antica mulattiera, inoltre, conduceva alla “reglana”, un forno di fusione di cui restano tracce: testimonianze tangibili di quell’attività di scavo e lavorazione del ferro che, fin dai tempi dei Romani, ha dato il nome e l’identità a questa valle.

Borghi di pietra e sculture di ghiaccio

Il viaggio si conclude tra i vicoli silenziosi di Nona e Vilminore, borghi dove il tempo sembra essersi fermato, immuni alla frenesia moderna. Nona, in particolare, con le sue case in pietra, è il rifugio perfetto per disconnettersi dal caos cittadino e riappropriarsi dei propri pensieri.

Prima di lasciare la valle, due ultime tappe sono d’obbligo per i cacciatori di bellezza: una foto sulla Big Bench n. 96 a Schilpario, con vista privilegiata sul Pizzo Tornello, e un passaggio lungo la Via Mala. D’inverno, questa antica strada scavata nella roccia dal torrente Dezzo regala uno spettacolo naturale gratuito e maestoso: le cascate che scendono dalle pareti verticali si cristallizzano in imponenti colonne di ghiaccio. Una cattedrale effimera e scintillante che riassume l’anima della Val di Scalve: selvaggia, sorprendente e indimenticabile.

Il Taccuino di Agenda Viaggi

Indirizzi utili, soste golose e appuntamenti da segnare in agenda per organizzare al meglio la vostra fuga in Val di Scalve.

DOVE MANGIARE
A tavola con vista

Rifugio Cima Bianca (Colere)
È il punto di riferimento gastronomico della Colere Ski Area. Situato a 2.100 metri, all’arrivo della seconda seggiovia, offre una terrazza naturale affacciata sulla Presolana. Raggiungibile sia con gli impianti che a piedi, è la sosta ideale per gustare piatti tipici e specialità locali in un ambiente familiare. Perfetto per chi cerca un pranzo gourmet in quota o semplicemente un momento di relax al sole.

Pace, storia e sapori a Vilminore di Scalve

Ristorante Albergo Brescia (Vilminore di Scalve)
A gestione familiare è una base strategica per esplorare la valle. Un angolo esclusivo di pace e tranquillità ritagliato nel cuore del paese, vicinissimo alle tante testimonianze storiche di un passato ricco di vicende. Cucina legata alla stagionalità e al territorio con ottimi piatti della tradizione.

Pineta: 50 anni di tradizione e cuore sportivo a Schilpario

Ristorante Albergo Pineta
Da oltre 50 anni, l’Hotel Ristorante Pineta della famiglia Agoni è il punto di riferimento a Schilpario. La sua posizione è imbattibile per gli sportivi: affaccia sul Museo Etnografico e garantisce accesso immediato alla celebre Pista degli Abeti e all’abetaia che conduce al Parco Minerario Andrea Bonicelli. Oltre all’accoglienza cordiale, il fiore all’occhiello è il ristorante, rinomato per la sua cucina basata sui piatti tipici locali e sulla tradizione autentica.

DOVE DORMIRE
Albergo Brescia: base strategica tra storia e natura

Albergo Brescia (Vilminore di Scalve)
Nel cuore storico di Vilminore, a soli 2 km dalla Diga del Gleno, questo hotel a gestione familiare è una base strategica per esplorare la valle. Con le sue 19 camere (perfette anche per famiglie numerose), offre un’accoglienza calda e una vista panoramica sulle Orobie. Ideale per chi cerca la comodità di un servizio attento dopo una giornata di trekking o sci.

Dormire da Campioni: il tuo rifugio con deposito ski-bici

Olimpic Hostel (Schilpario)
Una soluzione moderna e dinamica a soli 600 metri dalla leggendaria Pista degli Abeti. Le camere, spaziose e con bagno privato, offrono una vista superba sulla natura circostante. Il nome non è casuale: celebra i membri della famiglia proprietaria che hanno partecipato ai Giochi Olimpici. Tra i plus: l’organizzazione di uscite di Nordic Walking e un deposito sicuro per sci e bici.

I SAPORI IN VALIGIA
De Gustibus: i profumi della Valle in vasetto

De Gustibus (Schilpario)
Per portare a casa i profumi della valle, la tappa obbligatoria è questa bottega artigianale. Qui i sapori antichi finiscono in vasetto: imperdibili i loro ragù di selvaggina (cervo, capriolo, cinghiale), che richiamano le note olfattive della montagna, ma anche marmellate di frutta selezionata e conserve sott’olio che esaltano la materia prima locale.

La magia del latte in Val di Scalve: tra formaggelle e allevatori

Nel cuore della Valle di Scalve, la Latteria Sociale Montana custodisce da oltre cinquant’anni la tradizione casearia bergamasca. Ogni giorno, oltre 50 quintali di latte diventano formaggi e latticini genuini, tra cui le celebri formaggelle, simbolo di un territorio che vive di passione e autenticità.
Visitare la sede di Vilminore significa immergersi nella magia della lavorazione del latte, incontrare gli allevatori e assaporare i sapori veri della montagna. Un’esperienza che diventa viaggio: tra pascoli, borghi e paesaggi incontaminati e un gusto indimenticabile.

Schilpario: dolcezza di montagna alla Pasticceria Bertoli

A pochi passi dalla piazza, la Pasticceria Bertoli è il luogo dove tradizione e convivialità si incontrano. Colazioni golose – anche vegane – aperitivi abbondanti e pause pranzo sfiziose rendono ogni momento speciale.
In estate, i tavolini all’aperto regalano atmosfere vivaci tra le montagne, mentre la storica sede di Costa Volpino continua da oltre 35 anni a sfornare bontà artigianali. Un invito di docezze tra borghi, natura e sapori autentici della Valle di Scalve e dell’Alto Sebino.

SAVE THE DATE: L’EVENTO
Antichi mestieri: Schilpario torna indietro nel tempo

Antichi Mestieri (Schilpario)
Segnate questa data: 28 dicembre. Dalle 20 alle 23, le vie del borgo fanno un salto indietro nel tempo. Una suggestiva rievocazione storica riporterà in vita la tradizione mineraria, la pastorizia e l’artigianato di una volta, tra figuranti in costume e antichi sapori.

Per saperne di più:
Tutte le informazioni aggiornate su aperture impianti, sentieri ed eventi sono disponibili sul sito ufficiale della Val di Scalve.

Credit photo dall’alto: Courtesy of Infopoint Val di Scalve (4). Carlo Ingegno. Marco Papi. Courtesy of Infopoint Val di Scalve. Carlo Ingegno (2). Davide Bassanesi. @Maria Cristina Rota Nodari. Courtesy of Infopoint Val di Scalve. Carlo Ingegno. Studio Osvaldo. Courtesy of Infopoint Val di Scalve. Carlo Ingegno.

Carlo Ingegno

Carlo Ingegno

Editore-Direttore Agenda Viaggi. Il primo grande viaggio? Quasi 15 ore di aereo per attraversare il mondo, ed arrivare in fondo al Sud America, tappa la bella Buenos Aires, dove ci rimane per ben dodici anni. Qui la prima esperienza lavorativa, nell'editoriale Rizzoli, che aveva acquistato nella città tanto amata da Jorge Luis Borges una nota casa editrice. Negli anni ‘80 torna in Italia, a Milano, questa volta per lavoro in Rcs, dove si occupa di costume, immagine e grafica. Inoltre viaggia, fotografa e scrive storie dal mondo con approccio esplorativo sempre attento ai dettagli. Oggi dirige Agenda Viaggi con un gruppo di persone molto speciali. Vive a Monza ma spesso si sposta a Verzimo, un paesino del XI sec. in provincia di Vercelli, in una casa piccola, soleggiata, per metà ristrutturata, un giardino incolto e mobili tutti diversi per epoche e stili, come la vecchia tavola da surf testimone di lunghe cavalcate sulle onde in California o come l'eccentrico menù del caffè Granola a Copenaghen, la foto scattata alla cisterna di vetro colorata da Dumbo, Brooklyn, dell'artista Tom Fruin, e le belle stampe che immortalano la piacevole solitudine sulla spiaggia di Margate nella contea del Kent in Inghilterra.

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