L’Aquila, Capitale della Cultura 2026, fonde rinascita urbana, arte romanica e natura del Gran Sasso. Il viaggio celebra simboli come Collemaggio e la Perdonanza UNESCO, unendo storia e spiritualità. La tavola protagonista offre arrosticini, zafferano DOP, Montepulciano d’Abruzzo e il celebre torrone. Dalle 99 cannelle ai borghi di Campo Imperatore, il territorio regala suggestioni storiche e cinematografiche. Un’esperienza autentica tra eccellenze enogastronomiche e paesaggi montani nel cuore pulsante d’Abruzzo.
Aquila, Italia.
A colpire arrivando all’Aquila è la natura rigogliosa che circonda e racchiude la capitale della cultura 2026. Questo gioiello artistico, culturale ed enogastronomico dominato dal Gran Sasso d’Italia è stato capace di risorgere e ridisegnare la propria struttura più volte, come ha dimostrato anche dopo il terremoto del 2009. Equidistante da Roma e dalla costa abruzzese, all’Aquila si arriva generalmente via strada, conquistando, curva dopo curva, ogni singolo metro fino ad arrivare a una altitudine di 721 metri, una posizione che rende la città uno dei capoluoghi più alti e freddi del Paese.

Sopra, Osteria del Giorgione.
Foto grande in alto, paesaggio dell’Aquila
Una tavola imbandita di eccellenze della tradizione
Ma la fatica vale il viaggio. A maggior ragione se, giunti a destinazione, ci si ritempra con le specialità locali: dai formaggi bovini e ovini come il pecorino di Canestrato di Castel del Monte ai salumi della tradizione come la Mortadella di Campotosto, fino agli arrosticini nati per non sprecare la carne di pecora più dura che, tagliata a pezzettini e cotta lentamente sul fuoco, diventa oggi come ieri è una vera prelibatezza. All’Osteria del Giorgione gli arrosticini sono cotti su un enorme braciere a vista che invoglia all’assaggio, ancor di più se preceduti dalla Chitarra Abruzzese una pasta all’uovo ruvida che racchiude le eccellenze aquilane: zucchine, zafferano, guanciale e pecorino.
E meglio ancora se ad accompagnare il pranzo o la merenda è un bicchiere di Montepulciano d’Abruzzo, vitigno autoctono a bacca nera che rappresenta la gran parte della produzione della regione ed è diffuso principalmente sulle colline delle province de L’Aquila, Teramo, Chieti e Pescara. Di colore rosso rubino con un bouquet che rinvia ai frutti rossi, alle prugne e alle amarene, il Montepulciano d’Abruzzo sta vivendo una seconda giovinezza dopo essere stato per anni considerato un vino da taglio.

Santa Maria Collemaggio
Santa Maria dei Raccomandati, la Perdonanza e una fontana con 99 cannelle
Passeggiando per le vie della città, fondata nel XIII secolo per la volontà di 99 castelli del territorio di ribellarsi al sistema feudale, si ammira il capolavoro romanico-gotico della Basilica di Santa Maria Collemaggio. L’edificio, costruito nel 1288 subito al di fuori delle mura cittadine per Pietro da Morrone (poi Celestino V qui prima incoronato e poi sepolto), è tra i simboli della regione con la maestosa facciata ricamata di marmi bianchi e rosa e decorata da un grande rosone. Proprio in onore di Celestino e della sua Bolla del 1294 si celebra ogni anno, tra il 28 e il 29 agosto, la Perdonanza Celestiniana, manifestazione riconosciuta patrimonio immateriale dell’Unesco nel 2019 per il suo senso di continuità e di identità culturale con l’apertura della Porta Santa, il Corteo della Bolla con centinaia di persone in costume d’epoca e una grande festa che coinvolge l’intera città.
Nel centro storico si alternano mura medievali, il forte spagnolo costruito nel XVI secolo dopo la conquista della città da parte di Don Pedro di Toledo, palazzi rinascimentali, una fontana con 99 cannelle e altrettanti mascheroni a simboleggiare i 99 castelli della tradizione realizzata nel 1274 da Tancredi da Pentina, e persino una chiesa dedicata Santa Maria dei Raccomandati con un affresco cinquecentesco della Madonna. E poi tante, tante chiese. Chiese rinascimentali, come la Basilica di San Bernardino da Siena che sorge al termine della scalinata di via Fortebraccio. Ma anche i tanti edifici sacri in cui si avvicendano diversi stili architettonici come nelle due chiese che si affacciano su Piazza del Duomo: Santa Maria del Suffragio sormontata da una imponente cupola ideata da Giuseppe Valadier e la Cattedrale dei Santi Giorgio e Massimo.
Per maggiori informazioni: https://turismo.abruzzo.it/

Torrone F.lli Nurzia
La guerra del torrone e il caffè con vista su Piazza del Duomo
Da non perdere a due passi dalla Cattedrale una pausa golosa da Torrone F.lli Nurzia – Casa fondata nel 1835. In questo scrigno di decori liberty e di tradizioni, ci si accomoda per assaporare il caffè con torrone e per lasciarsi ingolosire dalle tante specialità a base di torrone tenero al cioccolato frammisto di nocciole inventato a inizio Novecento da Ulisse Nurzia come variante al torrone di Cremona prodotto con le materie prime presenti nella valle dell’Aterno, l’acqua e all’aria del Gran Sasso (indispensabili come dimostrato dal flop del tentativo di portare la produzione in Val Padana a inizio ‘900) e i prodotti commercializzati dalla bottega di famiglia.
Lo stesso Ulisse divise poi le sue attività tra il figlio e nipote da un lato (a cui andarono negozio, laboratorio e villa, attività che oggi proseguono con la denominazione di Antica ditta F.lli Nurzia di Tito Nurzia) e figlie dall’altro (eredi della ricetta e del marchio, attività che oggi prosegue come Sorelle Nurzia di Ada e Ines Nurzia). Dopo anni di contese e variazioni nel capitale societario delle Sorelle Nurzia, a entrambe le attività è stato riconosciuto il diritto a produrre torrone aquilano. E un viaggio all’Aquila offre l’occasione di provare entrambi i prodotti e chiudere definitivamente la guerra del torrone.
L’oro rosso dell’Aquila Non c’è niente di meglio per chiudere la giornata tra monumenti naturali o storico artistici de L’Aquila e della sua provincia, che un gelato preparato con lo zafferano dell’Aquila Dop. L’oro rosso dell’Aquila, che si coltiva sulla vicina piana dei Navelli (e lo si può acquistare alla Cooperativa Altopiano Navelli), si distingue per il potere colorante e l’aroma intensissimo ed è ritenuto tra i migliori al mondo, titolo ribadito persino in Ratatouille, un film di animazione che esalta la cucina francese.

Forte Spagnol
L’eccellenza del Gran Sasso
Ma il bello de L’Aquila è anche la relativamente breve distanza da uno dei massicci più imponenti del Centro Italia, il Gran Sasso con i suoi 3mila metri di altezza. In un quarto d’ora d’auto dal capoluogo, infatti, si arriva ad Assergi, un borgo cinto da mura dell’XI secolo e dominato dalla chiesa romanica di Santa Maria Assunta che custodisce una cripta scavata nella roccia, da dove (in località Fonte Cerreto) parte la Funivia del Gran Sasso.
L’impianto supera i mille metri di dislivello e arriva ai 2.128 metri di Campo Imperatore, il vasto altipiano che sovrasta i borghi di Castel del Monte, Santo Stefano di Sessanio e Calascio. Un territorio dalla bellezza arcaica, protagonista di film culto come … Continuavano a chiamarlo Trinità, terra di transumanza d’estate e di sci d’inverno. E, per recuperare le forze, la cucina del territorio propone un concentrato di tradizione e gusto: dalla porchetta abruzzese agli gnocchi al castrato, dalle lenticchie di Santo Stefano di Sessanio fino ai fagioli di Paganica.
Per maggiori informazioni: https://www.gransassolagapark.it/
Photo Cinzia Meoni




