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Val Badia, due itinerari nel regno dei Fanes (1° step)

Tante idee in due itinerari per vivere al cospetto della natura alpina in una valle ladina che si prende cura di alta montagna, patrimonio storico, tradizioni culturali e accoglienza turistica sostenibile. Da San Vigilio di Marebbe a San Martino, passando per Pieve di Marebbe e Lungiarü, il divertimento outdoor in Val Badia riempie tutte le giornate.

Val Badia (BZ), Italia.

Nel regno dei Fanes

Il Regno dei Fanes, reame montuoso di Fate, principesse-amazzoni, elfi e marmotte parlanti, si insediò nella notte dei tempi, ben prima dei Reti, nella Valle di Mareo, laterale alla Pusteria. Accovacciato ai piedi delle Dolomiti settentrionali, saltella tra i parchi di Fanes-Sennes-Braies a nord-est e del Puez Odle a sud-ovest.

In Val Badia, San Vigilio di Marebbe, San Martino, Pieve di Marebbe, Badia, Antermoia e Lungiarü sono i borghi ladini collegati dalla strada visiva tracciata unendo nel cielo le croci dei rispettivi sottili campanili. Come le tracce di Pollicino sul sentiero a indicare la via sicura del ritorno a casa attraverso il bosco più profondo.

Le vallate altoatesine ne sono cosparse: un censimento ne conta 111. Bisogna volgere lo sguardo oltre il proprio passo montano, verso quelle smilze sentinelle bardate con una corazza di tegole rosse o color antracite, per orientarsi tra le vette rosa e azzurre.

La storia dell’Alto Adige si legge dall’alto delle torri campanarie, baluardi tanto caratteristici di orientamento e protezione ma anche di appartenenza etnica, che nei territori ladini conta, con forza orgogliosa, quasi più della fede.

San Vigilio di Marebbe

Si raggiunge San Vigilio di Marebbe in un’ora da Bressanone, uscendo dall’autostrada A22 del Brennero a Bressanone/Val Pusteria e proseguendo in direzione Brunico, poi San Lorenzo di Sebato e infine verso sud.

Questo territorio battuto dal sole a 1.200 metri, ricco di sentieri ben segnalati, parchi naturali, insediamenti e masi tradizionali, offre un’esperienza concentrata e variegata della Ladinia sia in estate sia in inverno.

Abitato dagli antichi Reti – popolo manifestatosi durante l’età del ferro nelle Alpi tra Italia, Austria e Svizzera – con la sottomissione a Roma verso il 15 a.C. vede la sua popolazione e la sua lingua di origine celtica ibridarsi con gli usi e costumi e con il latino volgare dei funzionari e dei soldati imperiali.

Gli abitanti di San Vigilio parlano e pensano in ladino, lingua retoromanza unica, con il 10% delle parole ereditate dall’antico popolo alpino orientale, che prende parte al gruppo di parlate neolatine praticate e difese valorosamente nelle cinque valli ladine.

La piazzetta centrale di San Vigilio

Ci si culla nella suggestione del passato scandendo il suono, al contempo familiare e remoto, delle descrizioni di questa lingua che riguardano la chiesa dedicata al Santo Vescovo di Trento, che domina la piazzetta. Il borgo nacque attorno a lei probabilmente tra il XII–XIII secolo. Lo stile romanico si perde nelle tracce gotiche della ricostruzione del XVI secolo e nello stile rococò del rifacimento del 1782.

Il campanile mantiene l’aspetto gotico con la cella campanaria aperta attraverso le bifore e la tipica copertura a piramide acuta. Dal 1512 è il punto di riferimento che scandisce le ore per i parrocchiani di oggi e di ieri, che riposano nel cimiterino curato come un giardino fiorito. La statua dell’eroina locale, Catarina Lanz, li difende per sempre da ogni invasione. Armata solo di un forcone e di fiammeggiante coraggio, la “Giovanna d’Arco del Tirolo” respinse un drappello di soldati napoleonici all’attacco in Val d’Isarco il 2 aprile 1797.

Esperienze a San Vigilio di Marebbe

Con il 58% di territorio occupato da due parchi naturali, quello di Fanes – Sennes- Braies e del Puez Odler, le attività outdoor e gli eventi organizzati e promossi dalla Cooperativa Turistica San Vigilio Dolomites nei dintorni di San Vigilio sono innumerevoli.

D’estate e d’autunno, le esperienze da vivere anche in paese spaziano dalle degustazioni dei pregiati vini altoatesini e dei prodotti caseari di malga a Km0, ai giochi educativi per tutta la famiglia nell’oasi ben attrezzata del Parco Pes-Pesc e al Parco Gufi in via Fanes, dalle sessioni di yoga in una magnifica Yurta originale mongola o vibrazioni adrenaliniche dalla Zip Line. Senza dimenticare gli appuntamenti culinari tipici in antiche dimore convertite all’ospitalità, il completo benessere nella spa con piscina panoramica o al bar con amici sotto le stelle all’Hotel Ama Stay. 

Owl Park San Vigilio

Il Parco naturale Fanes-Senes-Braies alberga ben cinque delle sette specie di Strigiformi. Al parco zoologico “Owl Park San Vigilio”, fondato e gestito con amore dal falconiere Mario, si possono ammirare più di 40 specie diverse di uccelli rapaci nati non in natura e provenienti da ogni angolo del mondo.

Con una visita guidata o l’accompagnamento dei pannelli esplicativi si apprende qualche nozione fondamentale sulla vita di gufi, allocchi, barbagianni e aquile. Mario svela con passione i segreti dei suoi animali anche con dimostrazioni di falconeria: pur essendo accuditi con ogni comfort, la loro natura selvatica non si addomestica mai.

Spiaggetta Ciamaor

L’acqua vergine del rio San Vigilio, che sgorga dalle 40 sorgenti “les fontanes” e si purifica in un percorso sotterraneo fino alle porte del Parco Naturale Fanes-Senes-Braies arricchendosi di proprietà organolettiche, rinvigorisce in sicurezza lo svago di chi desidera prendere il sole, rilassarsi e rinfrescarsi nell’ansa del torrente.

Situata accanto al Parco Gufi, dispone di un bar e sedute adatte al pic nic per tutta la famiglia. Per raggiungerla dal centro del paese, il Sentiero delle Leggende costeggia il rio lungo il bosco e narra sprazzi di mitologia ladina con l’ausilio di pannelli educativi.  Ci si lascia catturare dal Regno dei Fanes, dall’impavida principessa Dolasilla, dall’avido re e dalla coraggiosa regina del popolo delle marmotte.

Il Sentiero Avventura Piz De Plaies

Il sentiero avventura Piz de Plaies di circa 45 minuti si trova a metà strada tra San Vigilio di Marebbe e San Martino in Badia. Adatto alle famiglie con passeggini e bambini piccoli, è facile e arricchito da aree gioco, postazioni, panchine, tavoli da pic nic per trascorrere ore e volano nella natura dei boschi.

La Zip Line Adrenaline X-Treme Adventures

Un volo sulla Zip line più grande d’Europa promette e avvera i più intensi desideri d’avventura. Dopo un’introduzione tecnica a cura degli istruttori si decolla presso la stazione di lancio a 1.600 metri di quota.

In volo, agganciati alla tecnologica e sicura carrucola, si mangiano 3 chilometri di cielo in 400 metri di dislivello sulla conca della Val Badia a una velocità massima di 80 km/h. La tavola è imbandita a 100 metri d’altezza e addobbata con la spettacolare scenografia dolomitica a 360°.

Anche i bambini possono partecipare: devono pesare almeno 35 kg e, al di sotto dei 40 kg, sono accompagnati in tandem dagli istruttori.

Corsi di Yoga nella Yurta Yog-amiga

YOG-AMIGA, l’associazione di Gabriel e Miriam dedicata alla preservazione della salute olistica e dell’espressione artistica, offre corsi alla guida della ricerca interiore attraverso lo yoga, la meditazione, il movimento, le tecniche di rilassamento e lo sviluppo personale, da maggio a ottobre.

Non si tratta di uno studio tradizionale, ma di un ritiro di qualche ora nella pace delle vibrazioni ancestrali che, dai boschi circostanti, si canalizzano tra le pareti di una splendida Yurta mongola e si concentrano nel luminoso spazio interno, circolando fino a dentro di noi.

La Yurta, nomade incrocio tra casa e tenda, con la sua impalcatura rotonda in legno e crine di Yak studiata per mantenere la coibentazione, trasmette la sensazione di calma e protezione grazie alla semplicità. Il contatto con la terra e con la nostra natura profonda qui è pervasivo.

Degustare il distillato dei monti da Elfenberg

L’etichetta a doppia spirale di Elfenberg, un nome elfico che evoca le antiche leggende della montagna magica di Fanes, rappresenta quello che si dà e si riprende dalla terra. Nel mondo reale è la raffinata micro cantina di Roberto Di Toro, che rinnegò Milano per sposare San Vigilio.

Dal loro amore, nacque l’impegno di valorizzare attraverso la maturazione e l’affinamento dei vini in montagna l’incredibile qualità e biodiversità dei terreni altoatesini, coltivati con sacrificio da contadini sapienti di sette valli. E le altrettanto sette entità culturali, legate da un trait d’union di particolare purezza, si assaggiano e si annusano nel viaggio degustativo da Elfenberg.

La volontà dell’enologo Paolo è stata quella di vinificare da sette vitigni diversi a 1.200 metri, dopo 20 anni di esperienza in Nuova Zelanda.

I vini in assaggio da Elfenberg

Si parte con un Rosé Elfenberg 100% Pinot Nero, metodo classico pas dosè di 42 mesi con seconda fermentazione in acciaio, preparato completamente a San Vigilio, dal colore buccia di cipolla dorata e dalla bolla leggera ed elegantemente minerale. Una rarità da sole 430 bottiglie all’anno.

Vassal Pinot Bianco di Cornedo porta con sé l’eccellenza del cru spremuta dalle rocce calcaree e la storia assoluta della cultura vinicola dell’Alto Adige; mentre Vassal Gewuztraminer del lago di Caldaro inebria con sentori di rosa bianca, mela gialla e frutta esotica. Non a caso è il biglietto da visita della regione.

Tra i rossi, La Vernache o La Schiava di un vitigno autoctono a 500 m sempre in zona Caldaro nacque dall’esigenza di possedere un vino gentile da servire nelle osterie del dopolavoro e da Elfenberg inneggia alla ricerca della purezza assoluta.

Interessante scoprire i sotterranei della cantina, in cui riposano due vasche in cemento adatte alla fermentazione e delle vasche di lievito madre originato da una miscela di tutti i vini degli ultimi 10 anni, che occorre per sigillare l’identità delle nuove bottiglie. 

Trekking a San Vigilio di Marebbe

La bella passeggiata all’Alpe di Pices Fanes, da Pederü al rifugio Lavarella, permette di addentrarsi nel cuore calcareo di Fanes. Tra malghe, laghetti verdissimi prati, pascoli e vista sui massicci dolomitici, in circa 2 ore si percorrono 15 km.

Si imbocca il percorso a 1500 metri accanto al rifugio Pedereü – ottima cucina montana sia a pranzo che a cena – si cammina sul sentiero dell’Alta Via numero 1, che si inerpica verticalmente sulla sponda ghiaiosa di una frana.

Una macchia aromatica di pino mugo – l’albero sentinella dei terreni soggetti a smottamento per chi sa leggere i segnali della natura alpina – circondata dal bosco ricopre la pallida parete nuda fino all’ampio altopiano, a quota 1.900 metri.

“Da qui in avanti, oltre i 2.000 metri, in montagna ci si può dare del tu” afferma con un sorriso abbronzato la guida.

Alle spalle dell’imbocco dell’altopiano si osservano il Monte Sella di Sennes, verso est Croda Ciamin divide gli altopiani di Fanes e Sennes, connessi dal sentiero del sale, percorso dai pastori che trasportavano la preziosa materia passando al di sotto della superficie delle rocce. 

Il paesaggio di ghiaie bianche striate di verde brillante profuma di resina. La sensazione di instabilità sembra quella che suscita il silenzioso tempo sospeso appena prima di una valanga. Filari di larici, abeti e cirmoli frusciano nel vento e incitano gli alpinisti a raggiungere il Rifugio Fanes (2.060 m), dopo una breve salita oltre la sinistra della malga Muntagnoles.

Vale la pena lasciarsi sedurre dall’incantevole fascino del Lago Verde prima di gustare la sosta al Rifugio Lavarella, distante 15 minuti in piano dal Rifugio Fanes.

Qui lo sguardo riposa nel semicerchio della Sella di Fanes, della rossa Cima di Sant’Antonio, Colle Tartaruga, e delle verticali Cima 9 e 10 del Sasso Croce e della bianca Cima di Lavarella. Una particolare conformazione rocciosa ad anfiteatro è nominata Parlamento delle marmotte, per via della loro simpatica presenza, sia nei pascoli che nelle leggende.

Il Rifugio Lavarella

Sfrutta gli elementi naturali in purezza nei piatti e negli arredi il rifugista Gabor, gestore insieme alla moglie del Rifugio Lavarella e ideatore della produzione di birra più alta d’Europa. Sono 5 le tipologie prodotte dal microbirrificio GaBeer a 2.050 metri, a base esclusivamente di luppolo, lievito e acqua cavata direttamente dall’incavo della montagna.

Birraio appassionato e sperimentatore, vorrebbe inserire la stagionatura in botte appena trova spazio sufficiente. La produzione al momento si limita al consumo in rifugio e dipende molto dall’utilizzo dell’acqua da parte delle persone. “Su otto mesi di apertura, produciamo circa 12-13 mila litri, ma non posso fare previsioni, perchè le docce incidono” scherza Gabor.

Frequentato anche d’inverno da sciatori alpinisti e camminatori, la struttura dispone di 55 posti letto a metà tra camere e camerate di gruppo. La storia dell’attuale rifugio si scrive a partire dal 1912, quando Mariangelo Frenner di San Vigilio di Marebbe edificò la prima baita con fienile recuperando dei materiali bellici. Ora, Anna Frenner ha ereditato un secolo di storia alpina di famiglia, che valorizza al fianco del marito Gabor.

“Bisogna essere tipi da rifugio per condurre questa vita. Sei isolato, in inverno la manutenzione è costante. Essere in famiglia ci aiuta a condividere le giornate con il personale, includendolo nella nostra privacy. I ragazzi cercano un lavoro in alta montagna perché vogliono sperimentare un’esperienza comunitaria con il mondo naturale ai piedi”.

Al suono di un “Vives” e di un “Bunpro!” Si attaccano taglieri di formaggi d’alpeggio, speck, pucia seca, insalata tirolese, canederli e carni alla griglia, prima della discesa.

Il regalo dell’enrosadira che tinge di vermiglio i crinali all’alba e al tramonto è lo spettacolo eterno delle Dolomiti.

Il Taccuino di Agenda Viaggi

Dove soggiornare a San Vigilio di Marebbe

HOTEL AMA STAY
Il nome dell’hotel da 40 stanze e 40 appartamenti di design ligneo e vista aperta sul verde significa amare il fare qualcosa insieme. È il sogno divenuto tangibile della famiglia di abergatori alpini di Marcus Prompberg grazie all’intuizione delle Funivie San Vigilio di voler mettere in piedi un comprensorio dotato di ogni servizio turistico, anni addietro.

L’ospitalità è stata la sua casa e lo diviene per gli ospiti e per lo staff della struttura che consta di ambienti accoglienti e ogni funzionalità alberghiera. Con un ristorante e un bar attenti alle materie prime, sale meeting, spazio di esposizione d’arte, boutique con prodotti artigianali, dehor, spa che incamera e irradia tutta la luce dell’alta montagna e l’infinity pool che lava la fatica a fine passeggiata.

CIASA SOMÜR
Pieve di Marebbe è il paese più antico della Val Badia e ospita il Santuario consacrato alla Madonna del buon consiglio, venerata perfino dalle genti di Arabba. Il villaggio incanta per la grazia delle stalle, dei fiori, del verde che brilla tra i vicoli di pietra e l’amore per l’ordine civico delle anime che vivono lassù.

L’antica casa ex canonica duecentesca con fondamenta romaniche dalla tipica forma a fungo ladina, intagliata e dipinta nel legno scuro, ha appena avviato l’attività di ospitalità.

Walter Willeit e sua moglie Carmen danno il caloroso benvenuto a Ciasa Somür dopo dieci anni di restauro. Gli ospiti possono soggiornare in 4 appartamenti da due camere matrimoniali, alcuni con il Sorà, il terrazzino. Il più antico è medievale e presenta ancora la fisicità lignea del tempo; mentre la mansarda si affaccia sul Piz da Peres e la Stube del 1640 in legno di cirmolo intagliato accoglie tutti attorno al calore della stessa stufa.

Dove cenare a San Vigilio di Marebbe

OSTARIA GRAN CIASA
A Pieve di Marebbe, in questa frazione isolata nella bolla del tempo, la Signora Erminia Trebo apre le porte di una dimora del Cinquecento con ristorante che serve avventori, pellegrini, nobili, chierici e viaggiatori da 300 anni.

La cena qui è l’esposizione astronomica della tipica Ladinia valligiana: si va dai ravioli di patate e ricotta con burro e formaggio, i Cancì blanch, ai Cancì checi (rossi), un alter ego dei primi, fritti, ripieni di ricotta e spinaci e spolverati di semi di papavero. Su ordinazione si può gustare anche la Panicia, la zuppa d’orzo con pezzi di maiale.  

Appuntamento la prossima settimana con: Val Badia, due itinerari nel regno dei Fanes (2° step)

INFO

Clicca su: APT San Vigilio

Photo courtesy of Pizzini Scolari Ufficio Stampa

Matilde De Poli

Matilde De Poli

Matilde si appassiona al mondo del turismo e della comunicazione fin dagli anni del liceo e dell'università, durante i quali viaggia, studia, lavora e inizia a scrivere per Il Giornale. A fianco di una carriera professionale nella comunicazione, nel giornalismo turistico freelance da pubblicista e nell'ufficio stampa, vive di turismo culturale, valorizzando la dimora storica di famiglia a Crema con tour, eventi e rassegne concertistiche.

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