TAORMINA, REGINA IN CUCINA

Scritto da Ivan Burroni on . Postato in Destinazioni, Food&Drink

Taormina, Italia.
Taormina, perla incastonata tra il blu del Mediterraneo e il profilo imponente dell’Etna, ha trovato nel 2017 l’anno della sua consacrazione nella ristretta cerchia delle località del jet set internazionale. La bella città siciliana, regina della dolce vita italica per molti decenni del secolo scorso, dopo un periodo di declino iniziato negli anni settanta del ‘900, è tornata in auge grazie alla proposta di un turismo di lusso al passo coi tempi. Chi oggi frequenta Taormina non è più alla ricerca dell’ostentazione a tutti i costi, del turismo elitario nella torre d’avorio, ma vuole mischiarsi con la gente del posto, conoscerne le abitudini, esplorare i dintorni, la spettacolare varietà paesaggistica di questo angolo di Sicilia e soprattutto imparare ad amare questa terra ancora verace attraverso il caleidoscopio di sapori che offre al palato.

Belmond Grand Hotel Timeo dall'alto

Questo nuovo capitolo della storia di Taormina vede il suo apogeo nel maggio 2017, quando, con l’evento del G7, Taormina viene letteralmente invasa da migliaia di persone. Alcuni tra gli uomini più potenti del pianeta si ritrovano qui, a passeggiare con le loro famiglie tra il salotto buono della città, Corso Umberto, e l’incredibile Teatro Greco. Insieme a loro delegazioni, giornalisti, lavoratori, uomini della sicurezza. Per qualche giorno Taormina e l’Italia sono al centro dell’attenzione mondiale e il sogno della dolce vita torna a battere nei cuori di milioni di persone.

ALTA CUCINA AL GRAND HOTEL TIMEO

Così succede che nell’hotel più antico di Taormina, il Belmond Grand Hotel Timeo, faccia capolino, oltre al nostro Paolo Gentiloni, anche Donald Trump, indeciso fino all’ultimo se dormire a Sigonella o nella splendida cornice dello storico albergo che ospitò gente del calibro di Richard Wagner, Oscar Wilde ed Elizabeth Taylor. E capita anche che il presidente americano s’innamori letteralmente della cucina di Roberto Toro, Executive Chef del Timeo, che sarà invitato a rappresentare l’Italia in occasione della II settimana della Cucina Italiana nel Mondo, nel novembre dello stesso anno, per la cena di gala alla Residenza dell’Ambasciatore d’Italia, a Washington.

Il fatto che nell’edizione 2016 fu il Bottura nazionale a rappresentare la cucina italiana all’evento americano la dice lunga sulle potenzialità dello chef del Timeo. A partire dal cognome, Toro, una sorta di destino manifesto che lo lega indissolubilmente alla sua città adottiva: l’antico nome di Taormina, infatti, fu proprio Tauromenion, in virtù delle pendici a forma di toro su cui sorse l’antico centro abitato. E la cucina di Toro, siciliano DOC, rappresenta proprio quella taorminesità moderna che il turista cerca a Taormina: una fedeltà maniacale nei confronti della tradizione e quell’apertura all’innovazione che fa parte del DNA di una città affacciata sul mare, in posizione strategica, da sempre crocevia di conquistatori, mercanti, esploratori e turisti, e dove la contaminazione e l’arricchimento culturale sono il lascito e il risarcimento per millenni di dominazioni straniere, dai greci ai romani, dagli arabi ai normanni, dai francesi agli spagnoli.

Il segreto della cucina dello chef Toro è che non ci sono segreti: gli ingredienti e le tecniche sono quelli che per secoli le donne siciliane hanno custodito e tramandato di madre in figlia. Una cucina costruita sulla conoscenza ma anche e soprattutto sui ricordi, quelli della sua infanzia, trascorsa nella Sicilia contadina, circondato da profumi e sapori che lui cerca in qualche modo di rievocare nei suoi piatti. È con il profondo rispetto di chi conosce la materia che Toro delizia i commensali con rivisitazioni personali di piatti tradizionali, come la Pasta alla Norma o quella con le sarde, o con invenzioni personali come il Risotto con frutti di mare, curcuma e nero di seppia o il Tonno in crosta di quinoa con zucchine e salsa all’arancia. E proprio al Timeo gli ospiti dell’albergo e i semplici amanti della buona cucina possono assaporare i piatti dello chef Toro in un contesto da mille e una notte, magari sulla terrazza panoramica, una delle più belle del mondo, magari alla luce della luna, con una vista che corre dai tetti di Taormina alle luci sul mare di Giardini Naxos.

DALL’ALTA CUCINA AI SAPORI DELL’ETNA IL PASSO È BREVE

Non solamente alta cucina. Grazie alla sua posizione infatti, Taormina rappresenta la base di partenza perfetta per gite sull’Etna di uno o più giorni, alla scoperta della sua immensa biodiversità, garanzia di una ricchezza di prodotti e tradizioni agroalimentari che non ha davvero eguali in Italia. L’hotel Timeo organizza gite, itinerari e degustazioni in collaborazione con Etnawinelab e la sua instancabile direttrice, Valeria Càrastro, agronoma esperta di cultura enogastronomica del territorio.

Forte di una tradizione vitivinicola plurisecolare, le terre dell’Etna sono un luogo privilegiato per degustare il territorio attraverso la bevanda di Bacco, che oggi sull’Etna è rappresentata da ben 6 vini DOC, prodotti rigorosamente con vitigni autoctoni, come il Caricante e il Nerello Mescalese. Le esperienze con i vini etnei si possono declinare in molti modi. Ad esempio con l’esperienza dell’aperitivo sui crateri spenti, in zona Etna Nord, sul percorso Monti Sartorius, un piccolo tavolino sulla terra lavica nera e la meraviglia di assaporare il territorio in un contesto spettacolare e surreale.

Un territorio, quell’etneo, davvero unico al mondo: le caratteristiche geografiche e geologiche peculiari, dall’altitudine all’esposizione solare alla complessità dei suoli, presenta al suo interno una varietà immensa di ecosistemi. Varietà che significano, solo nel mondo vegetale, ben quattro DOP –pistacchio verde di Bronte, fico d’India dell’Etna, olio di Monte Etna e ciliegia dell’Etna – e due presidi slow food – mela dell’Etna e cavolo trunzu di Aci. A cui si aggiungono gli altri due presidi slow food non adatti ai vegani, la provola dei Nebrodi e il suino nero dei Nebrodi. La zona sacra dove trovare il meglio della produzione casearia e le migliori carni è quella nordoccidentale, compresa tra Bronte, Maletto e Randazzo, proprio al confine con i Nebrodi.

Tuttavia, se non ci si vuole allontanare troppo da Taormina, un altro santuario della carne è il paese di Linguaglossa, più macellai che abitanti, dove è d’obbligo fermarsi a mangiare la salsiccia di ceppo: nella storica macelleria Pennisi, che quest’anno compie i suoi primi 50 anni, è possibile vedere il patron Rosario intento a preparare, con gli antichi metodi, la prelibata mistura: prosciutto, pancetta, lardo, guanciale e capicollo tagliati al coltello sulla chianca, un tronco di quercia che fa da tagliere; ed è dalla fine del 2017 che alla macelleria si è aggiunta la cucina, trasformandosi così in un piccolo ristorante informale dove gustare i piatti del territorio di cui, ovviamente, il pezzo forte sono le carni.

Chi vuole un modo alternativo per gustare il territorio deve andare a trovare le mamme del borgo a Motta Camastra, che hanno creato un itinerario di cucina diffusa in tutto il paese, dove per mangiare ci si muove di casa in casa, in una sorta di fusione tra street food e ristorante casalingo, e in cui ogni luogo offre un piatto della tradizione, dai maccheroni fatti a mano alla classica pecora al forno, così che è possibile fare un pasto completo non fermandosi mai nello stesso posto.

“Milo è ammilinatu, si nun chiove è annuvolatu”, un detto locale che rappresenta perfettamente la caratteristica principale di Milo, piccolo borgo a poche decine di chilometri a sud. Il paese più piovoso dell’Etna è un rifugio sicuro dalla calura estiva e un paradiso per gli amanti della buona cucina e del buon bere. Questo è il paese dell’Etna bianco superiore, che si produce solo dalle uve di Milo. Il Barone di Villagrande resort nasce nel secolo XVIII come azienda agricola, oggi offre esperienze in vigna, degustazioni, passeggiate in bici e a cavallo in uno degli ambienti meglio preservati dell’Etna.

Altra bella iniziativa è quella del treno dei vini, che percorre la splendida ferrovia circumnetnica in un percorso (quasi) ad anello attraverso villaggi, profumi e sapori del vulcano più alto d’Europa. E così, tra una degustazione di vino e un assaggio di territorio, non si può non rimanere estasiati da un ambiente unico al mondo, con i suoi contrasti vividi, surreali, quasi mistici: il rosso della lava che ribolle sotto la superficie, il blu del mare, il verde della vegetazione, il nero della terra magmatica, la vita che cresce dove pochi anni prima era stata morte e distruzione.

IL TACCUINO DI AGENDA VIAGGI

Letture
“L’antiquario di Greta Garbo. Taormina, l’ultima dolce vita siciliana” di Luciano Mirone: la storia di quell’affresco che era Taormina del Novecento attraverso il racconto dei personaggi che hanno contribuito a renderla icona, da don Cicciu ‘U Pazzu, fondatore del primo albergo del Paese (quello che oggi è il Grand Hotel Timeo), al pianista di Lucky Luciano, dai nobili, gli artisti e i politici fino personaggi surreali come lo squattrinato che si fa chiamare conte.
“Piacìri” di Roberto Toro: il libro perfetto per scoprire la Sicilia attraverso ricette, ingredienti e atmosfere uniche al mondo. 

Tips
Gli amanti dei cocktail possono degustare il famoso Etna Spritz, creato da Alfio Liotta, Bar Manager di Belmond Grand Hotel Timeo, recentemente incluso da Condé Nast Traveler tra i migliori 8 cocktail al mondo. Da Cristina invece dicono si trovi il migliore arancino di Taormina, che a differenza dell’arancina di Palermo, qui sulla East Coast è masculo e a forma di cono.

 

Foto (a partire dall’alto):

1- Veduta su Taormina
2- Panorama di Taormina dall’alto dove spiccano il Teatro Greco e il Grand Hotel Timeo
3- Tortelli basilico e pecorino preparati da Roberto Toro per il G7
4- La terrazza del Grand Hotel Timeo
5- Aperitivo sul cratere spento
6- Una mamma del borgo
7- Vista sulla baia di Mazzarò e sul Hotel Belmond Villa Sant’Andrea

Ivan Burroni

Ivan Burroni

Personaggio dai mille interessi, la maggior parte dei quali ha una vita breve quanto quella di una farfalla Effimera. In mezzo al marasma di entusiasmo per le cose della vita tuttavia esistono delle costanti, tra le quali il viaggio e la scrittura. Sogna di unire alle sue due passioni anche l’altro grande amore: quello per la sociologia e lo studio dell’uomo. Cosa ama fare in vacanza? Affittare una vespa e girare senza meta, perdersi nella giungla cittadina o nella natura inesplorata di un luogo esotico e registrare impressioni su carta, magari su un tavolino che dà direttamente sull’oceano, con un bicchiere di vino in mano e la luce del tramonto che lentamente affievolisce per lasciare il posto all’ebbrezza della notte.