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PARIGI: UNA CASA MUSEO E UN PRANZO CHE RIPORTA INDIETRO NEL TEMPO ITINERARIO INSOLITO CON POCHE ORE A DISPOSIZIONE NELLA CAPITALE FRANCESE

Parigi è un sogno, sempre e in autunno ancora di più. Se si ha la fortuna di transitare dalla grandeur anche per poche ore, a cavallo di qualche impegno di lavoro o per un viaggio lampo, il consiglio è quello di cogliere l’occasione per visitare qualcuna delle sue numerose chicche.

Parigi, Francia.
La premessa è che non sia il primo viaggio e si conosca già un po’ la città.
Dunque, bando alle mete più classiche, riportate su qualunque guida turistica: dalla Cattedrale di Notre Dame al Louvre, dal Musée d’Orsay a Montmartre e a molte altre; si può optare per un tesoro nascosto e vicinissimo alle destinazioni più visitate.



LA CASA MUSEO DI GUSTAVE MOREAU



A due passi da Montmartre nel 9° arrondissement si trova un edificio splendido che contiene una casa unica nel suo genere. E’ il Musée Gustave Moreau, l’abitazione atelier del pittore simbolista Gustave Moreau (1826-1898). E’ un luogo dell’anima dove sono appesi ritratti di famiglia e opere ricevute in dono dagli amici dell’artista, Théodore Chassériau o Edgar Degas. E’ un tripudio di opere che lascia senza fiato, a cominciare dalla struttura stessa della casa. Per salire ai piani superiori si snoda una scala elicoidale che è essa stessa un capolavoro.
Il museo nazionale Moreau conserva intatta tutta la magia della sua atmosfera d’origine.
Ci sono le stanze del primo piano dove l’artista aveva vissuto coi genitori e i due piani superiori gremiti dalle opere del pittore, quasi cinquemila tra dipinti, disegni e schizzi.
Difficile scegliere su quale soffermarsi. Ma, tra le tante, due sono quelle che saltano all’occhio. “Giove e Semele” è un quadro che cattura immediatamente l’attenzione. Il tema del dipinto è un rimando alla cultura classica e, più precisamente, alle Metamorfosi di Ovidio.


Semele , dopo aver concepito con Giove il figlio Dioniso, volle vedere il suo amante divino per poi finire morta fulminata. L’argomento, quello dell’amore e della morte, è caro alla tradizione decadente e a Moreau che dà vita a un dipinto ricco di simboli e dalla forte connotazione fantastico-visionaria.
L’altro quadro si intitola “L’apparizione”. In questo caso l’artista interpreta la figura biblica di Salomè. La vicenda è narrata nei Vangeli di Marco e Matteo. Salomè, figlia di Erode Filippo, danzò in occasione del compleanno di Erode Antipa che fu ammaliato dalla sua bellezza. Per ringraziare la giovane le promise di soddisfare ogni suo desiderio. La madre di Salomè, Erodiade, suggerì alla figlia di chiedere al re la testa di San Giovanni Battista che si trovava nelle prigioni del palazzo. Salomè è ritratta con il corpo seminudo e in atteggiamento provocante. Sulla scena compaiono gli altri protagonisti della narrazione. Erode Antipa è seduto sul trono a sinistra e sul fondo, nell’ombra, si trova Erodiade, la madre di Salomè. Un soldato se ne sta fermo in piedi sulla destra. L’ambiente descritto con precisione da Gustave Moreau ci conduce in un Oriente antico, tra colonne, idoli pagani, statuette egizie, decorazioni floreali e ricchi tessuti.


UN PRANZO ECONOMICO IN UN LUOGO DAL GRANDE FASCINO


A un quarto d’ora scarso a piedi dal Musee Gustave Moreau si trova il Bouillon Chartier, situato al numero 7 della rue du Faubourg-Montmartre, nel IX arrondissement, vicino all’Opéra e non lontano dal Louvre e Montmartre.
Classificato come monumento storico per l’architettura dell’edificio e per le decorazioni Belle Epoche che si trovano al suo interno, Bouillon Chartier è stato aperto nel 1896 e deve il suo nome alla fondatrice Camille Chartier e al “bouillon”, un composto di carne e verdure, piatto semplice ed economico che rispecchia ancora lo spirito del ristorante.
Il termine bouillon indica infatti anche una tipologia di ristorante che, secondo il concetto del macellaio ottocentesco Pierre Duval, serve piatti semplici e popolari (come appunto il bouillon) a prezzi modici.
L’ingresso di Chartier è situato in un piccolo cortile interno cui si accede da un portone su rue du Faubourg-Montmartre. L’ampia sala ha una superficie totale di circa 280 metri quadrati ed è dotata di un soppalco. Spesso si forma una coda fuori dall’ingresso, dato che il locale non accetta prenotazioni ed è molto amato dai locali.
Vengono serviti circa 1200 pasti al giorno in un luogo incantevole in cui anche i bagni, rivestiti con piastrelle bianche diamantate, hanno il sapore del tempo che fu.

Paola Scaccabarozzi

Paola Scaccabarozzi

Cerco fiori spontanei, balene, deserti di notte, vecchi portoni e città che hanno l’aspetto di eleganti signore decadenti. Mi piace incrociare volti, sguardi e storie che non ti aspetteresti mai. Giornalista professionista, scrivo di scienza, salute e attualità per D Repubblica, Airone, Oggi,... Ma dentro di me c’è da sempre un piccolo tour operator. Così, quando posso, fuggo dalla Brianza, mia terra d’origine a cui sono comunque profondamente legata perché tutto comincia dalle radici. Le mie affondano anche nella storia dell’arte e nelle letteratura. Oltre ai libri, ai silenzi e al camminare, adoro i mestieri di un tempo e il profumo della scorza di limone.

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