The Great American West: il pacifico e contraddittorio North Dakota

Pacifico e contraddittorio North Dakota

Scritto da Camilla Castellani on . Postato in Coppia, Destinazioni, Itinerari, Single

L’armonia del North Dakota. Passato, presente, grandi praterie e la metafora del basket.

Bismarck, North Dakota, Stati Uniti.
Se dovessi stilare degli elenchi in cui suddividere il globo terrestre, al North Dakota toccherebbe la categoria “croce e delizia”. Insieme allo stato del Midwest trovereste tutti quei luoghi combattuti e dibattuti. Per chi vi è nato sarà una lotta costante tra il vanto e la giustificazione, per chi ci vive è indubbiamente un gioiellino senza eguali, per chi lo visita si apriranno invece due possibilità: il trasferimento immediato o “bello ma non ci vivrei”.

Eppure risulta inevitabile pensarmi con le gambe a penzoloni contemplando le infinite praterie. Conosciuto all’anagrafe come il 39esimo stato degli USA, il North Dakota è ciò che di più lontano c’è dall’America di oggi e ciò che di più autentico è rimasto dall’America di ieri. Per qualcuno potrebbe essere troppo conservatore, per altri troppo poco patinato, per altri ancora una perfetta oasi di pace: per me, che ancora non ci sono stata, risulta così contraddittorio da avere una sua personalissima armonia. Ho letto del Midwest in alcuni grandi classici della letteratura americana, come ho ammirato i devastanti effetti della Grande Depressione nelle sconcertanti quanto bellissime fotografie di quello che oggi è conosciuto come origine del fotogiornalismo. Tra le righe o tra le immagini ad attrarmi è sempre stata l’idea dei grandi spazi

A suggerirmi la parola “armonia” è Federico Buffa che, nel suo racconto dello stato americano, menziona un certo Phil Jackson. Nato nel Montana per poi proseguire studi e prime esperienze sportive nel North Dakota, è stato il vittorioso allenatore dei Chicago Bulls di Michael Jordan e dei Los Angeles Lakers di Shaquille O’Neal e Kobe Bryant. Iniziatore di una pallacanestro armonica, dice appunto Buffa, zen e desueta – almeno per gli inizi -, Jackson passerà dall’essere un personaggio “scomodo” a indispensabile nel gioco del basket. Insomma contraddittorio, come il North Dakota. Ma, che dire, mi piace pensarlo così, seduto accanto a me a lasciarsi andare a quel mare d’erba e roccia forgiato dal ghiacciaio Wisconsinan oltre 40.000 anni fa

Phil deve essere un gran camminatore e così, quando gli chiedo di spiegarmi la sua pallacanestro mi porta qui: al Little Missouri National Park, la più grande prateria degli USA e parco nazionale situato nella punta occidentale del North Dakota. Un milione di acri che ogni anno si colorano alla prima fioritura del crocus selvatico, fiore cui una leggenda indiana affida il potere speciale di chiamare le altre piante a primavera. Tra queste la wild praire rose – rosa selvatica della prateria -, il fiore ufficiale del North Dakota e antico rimedio naturale dei nativi. Uno scenario che gioca esattamente come dovrebbe fare una squadra: attacco, azione, difesa. Ma soprattutto consapevolezza nel gruppo e connessione con i compagni, con la partita. Così come la flora anche la fauna selvatica, al Theodore Roosvelt National Park: la grande riserva incastonata ai confini del Little Missouri. Mr. Jackson mi spiega come sia importante che ogni giocatore si debba mettere al servizio della squadra, come in natura. Basti pensare ai praire dogs: i cani della prateria hanno per anni scavato un sistema immenso di tunnel sotterranei che consentono ad aria e acqua di penetrare nel suolo. Ne beneficiano radici, piante, specie selvatiche e insetti che dipendono dall’erba delle praterie. Non si tratta semplicemente del più scientifico ciclo della vita ma è una spiritualità terrena, sì la chiamerei così. Un equilibrio concreto che trova spazio anche alla presenza dell’uomo. La riserva è infatti attraversata da 156 km di sentiero percorribile a piedi, in bici o a cavallo: il Maah Daah Hey Trail, in cui è possibile diventare un tutt’uno con tutto ciò che rende il North Dakota un selvaggio fuoriclasse.

Voi proseguite pure, io e Phil ci fermiamo un secondo. Cerca di spiegarmi i fondamentali del basket e sarà lunga, molto.
Photo courtesy by The Great American West

Per maggiori informazioni: www.themasrl.it

Tags: ,

Camilla Castellani

Camilla Castellani

Arte, fotografia e musica i suoi giù grandi interessi. Appassionata di cultura urbana. Le entusiasma viaggiare e lo farebbe, se avesse soldi. Le piace scrivere di tutto, tranne la sua bio.