Come di consueto le vetrine della LeoGalleries di Monza si trasformano in un’installazione “a porte chiuse” fruibile dalla strada, per tutta l’estate. Il protagonista quest’anno è Elend Zyma, artista concettuale, che propone una riflessione sull’importanza di inseguire i sogni e vivere il momento presente.
Monza, Italia.
Come di consueto la LeoGalleries di Monza si trasforma, per tutto il periodo estivo, in una installazione “a porte chiuse” e propone alla città l’opera Carpe Diem dell’artista albanese Elend Zyma, che vive e lavora tra Monza, Milano, Mentone e Principato di Monaco.

Il monito dell’amico Riccardo
L’artista regala un pezzettino della sua intimità e racconta l’origine dell’opera: “Tutti gli uomini muoiono, ma non tutti vivono“, è questa la frase che il suo amico fraterno Riccardo, morto prematuramente, gli ripeteva sempre. L’installazione Carpe diem intende celebrare questo concetto: il conto alla rovescia, che si attiva al momento della nascita e che porta già tracciato il nostro destino, dev’essere uno stimolo ad assaporare ogni istante senza sprecare nulla. L’opera è un invito ad agire, adesso, qui e ora, ad avere il coraggio di tradurre la visione in realtà.

Scultura in ferro e palloncini
L’installazione, una scultura in ferro e palloncini in lattice naturale, già realizzata a Gorbio, in Provenza, presso lo Château-Musée Lascaris e a Milano, in piazza Città di Lombardia, in occasione della Milano Art Week, è stata adattata alla galleria trasformano le vetrine stesse in una gabbia. Ogni palloncino è un sogno, diverso per colore e dimensione. L’istallazione, realizzata all’aperto, non è mai uguale a sé stessa, i palloncini fremono scossi dal vento, volano via oppure si sgonfiano, metafora dei desideri rimandati per timore di fallire o per una errata percezione del tempo che rimane.

Finissage
In questo caso l’installazione è ferma, tuttavia nasconde una sorpresa, che verrà rivelata il 5 settembre, in occasione del finissage dell’esposizione, quando, alla presenza dell’artista, la metaforica gabbia/galleria sarà aperta, svelando la arrugginita gabbia reale del singolo, in un sottile gioco di rimandi tra contenitore e contenuto, collettività e individuo che non deluderà chi conosce la profondità introspettiva di Zyma.

Elend Zyma
L’ossidazione come metafora del tempo
“L’ossidazione della struttura è il tempo che scorre, che non possiamo fermare – dichiara l’artista – Come la ruggine trasforma il metallo, così il tempo consuma l’istante. Se non afferriamo il momento, liberando i nostri sogni prima che si consumino nell’attesa, resteremo solo custodi di una gabbia vuota“.
Nel periodo estivo sono visibili anche le due opere dell’artista Stato di quiete nella parte esterna del Museo e Tesoro del Duomo di Monza, a cura di Rita Capurro, e Non siamo spettatori nel MiMuMo, Micro Museo Monza, a cura di Felice Terrabuio.
Photo courtesy of Elend Zyma



