Cristian Benvenuto inaugura una nuova fase del ristorante brianzolo attraverso quattro percorsi gastronomici che intrecciano memoria familiare, identità territoriale, ricerca contemporanea e inclusione. Dalle origini siciliane al legame con la Brianza, fino a un progetto dedicato alle persone con SLA, la cucina diventa un racconto personale e condiviso.
Macherio (MB), Italia
La cucina come racconto di sé
Ci sono cucine che raccontano un territorio e altre che, attraverso i sapori, restituiscono il ritratto di chi le guida. Alla Filanda di Macherio, in Brianza, Cristian Benvenuto sceglie di ripartire proprio dalla propria storia, dando vita a un nuovo capitolo gastronomico che non rinnega il passato, ma lo trasforma in una chiave di lettura per il futuro.
Chef patron del ristorante, Benvenuto presenta una proposta che nasce da una presa di coscienza: dopo anni di ricerca, esperienze ed evoluzione, è arrivato il momento di rendere ancora più personale il racconto della propria cucina. Non una rivoluzione, né un ritorno nostalgico alle origini, ma la volontà di riconoscere ciò che ha contribuito a costruire l’identità della Filanda e portarlo verso nuove possibilità.
La Filanda di Macherio, quattro menu d’autore— Impronte, Radici, Orizzonti e Davide — pensati per esplorare altrettante dimensioni della sua cucina: il passato, le radici, il futuro e la condivisione.
Quattro percorsi differenti, dunque, ma un unico racconto: quello di una cucina che affonda le proprie radici nella storia familiare e si apre al confronto con il presente, senza perdere la propria voce.

Cristian Benvenuto
Dalla pizzeria di famiglia alla cucina d’autore
La storia della Filanda comincia circa quarant’anni fa, quando Lello Benvenuto, padre di Cristian, avvia una piccola pizzeria con cucina. È qui che il futuro chef cresce, imparando a conoscere il mondo della ristorazione accanto al padre, prima di intraprendere un percorso formativo e professionale autonomo.
Nato a Carate Brianza nel 1986, Cristian Benvenuto frequenta l’Istituto Alberghiero Ballerini di Seregno e arricchisce la propria esperienza attraverso diverse attività nella ristorazione e nella pasticceria, oltre che nell’insegnamento e nella consulenza.
Nel 2017 La Filanda diventa il luogo in cui dare forma alla sua idea di cucina: una proposta personale, attenta alla memoria e al prodotto, nella quale le origini siciliane della famiglia incontrano la Brianza in cui è nato e cresciuto. Due territori che, anziché rimanere distanti, finiscono per dialogare e comporre un’identità gastronomica comune.
A quasi dieci anni da quella svolta, lo chef sente il bisogno di approfondire ulteriormente questa ricerca. La direzione non è quella di cambiare pelle, ma di riconoscere con maggiore chiarezza il significato del proprio percorso.
«Casa, famiglia, memoria. Per molto tempo ho cercato di capire quale fosse il passo successivo e alla fine ho capito che non dovevo cercarlo lontano: dovevo partire da ciò che sono. Da mio padre, dalla Sicilia, dalla Brianza, dai piatti che hanno segnato il mio percorso, ma anche dalla curiosità per tutto ciò che ancora non conosco. Non voglio cancellare nulla. Voglio portare tutto quello che sono diventato dentro la cucina che verrà».
È questa la premessa da cui prendono forma i quattro menu: non semplici selezioni di piatti, ma prospettive complementari attraverso cui leggere l’identità dello chef.

Impronte, la memoria torna nel piatto
Il primo percorso, Impronte, guarda alle creazioni che hanno segnato la storia di Cristian Benvenuto e della Filanda. Sono piatti che nel tempo sono entrati nell’identità del ristorante e nella memoria dei suoi ospiti, diventando testimonianze di un’evoluzione che continua.
Tra questi c’è Omaggio a Papà, nel quale ricciola, arancia, pomodoro, cracker e aceto balsamico invecchiato traducono in una composizione gastronomica il legame con la figura paterna. Ceppo Acceso accosta Carnaroli Cascina Bosco Fornasara, mandorla d’Avola, tartufo e scampo, mentre Anarchico Rispettoso mette alla prova accostamenti più audaci, riunendo astice, cannella, cioccolato di Modica e tartufo.
Il percorso si completa, dopo un passaggio, con Oro Verde, dessert che intreccia pistacchio, caramello salato e noci pecan.
La scelta di recuperare questi piatti non risponde alla nostalgia. Rileggerli oggi significa osservarli da una prospettiva nuova, riconoscendo come il tempo e l’esperienza possano modificarne il significato senza cancellarne l’origine. Il passato diventa così una materia viva, capace di alimentare la cucina del presente.

Radici, il dialogo tra Sicilia e Brianza
Se Impronte racconta ciò che è stato, Radici si concentra su ciò che ha contribuito a formare lo chef. È il percorso più autobiografico della nuova proposta, costruito attorno all’incontro fra la Sicilia delle origini familiari e la Brianza della nascita e della crescita personale.
In La Merenda, il tuppo siciliano incontra la mousse di luganega di Monza, con finocchietto e limone a completare l’accostamento. Un Plin in Brianza? mette invece in dialogo la cassoeula, uno dei simboli della tradizione lombarda, con il riccio di mare.
Con Alla corte di Ripamonti, la pancia di maiale si accompagna a una spuma di caponata, mentre il dessert La Paesana va al Sud porta la torta paesana verso nuovi riferimenti attraverso cioccolato di Modica, arancia amara e pinoli.
Non si tratta semplicemente di accostare ingredienti appartenenti a tradizioni diverse. Il percorso racconta una biografia attraverso il gusto: la Sicilia custodita nella memoria familiare e la Brianza che ha accompagnato la formazione dello chef diventano parti di un’unica geografia culinaria.
Le radici, in questa interpretazione, non delimitano un confine: offrono il punto di partenza per costruire nuovi legami.

Orizzonti, la libertà di esplorare
Con Orizzonti, lo sguardo si sposta verso ciò che ancora deve essere esplorato. È il percorso più libero e contemporaneo della Filanda, quello in cui Benvenuto si allontana dai riferimenti più direttamente autobiografici per interrogarsi sulle possibilità future della propria cucina.
In Profumo di Mercato, il polpo incontra il fondo di manzo e il topinambur al cartoccio. Brianza-Siracusa costruisce un nuovo collegamento geografico attraverso Carnaroli, anguilla affumicata, arancia e finocchietto. Ci sono ma non mi vedo si concentra invece sul rombo alla mugnaia.
Dopo un passaggio, il dessert riunisce castagna, amaretto, pera al Nero d’Avola e cannella, cachi e cioccolato, proseguendo un itinerario che privilegia la curiosità e la libertà di sperimentazione.
La ricerca non cancella quanto costruito in precedenza: ne amplia le possibilità. Se l’identità gastronomica nasce dalla memoria e dall’esperienza, è proprio la capacità di metterle in discussione a consentire una crescita autentica.
Avere una propria identità non significa rimanerne prigionieri. È il principio che attraversa Orizzonti e che restituisce al nuovo corso della Filanda una prospettiva aperta, nella quale il futuro non è una destinazione già definita, ma uno spazio da esplorare.

Davide, il piacere della tavola come diritto condiviso
Il quarto percorso, Davide, introduce una dimensione diversa, nella quale la ricerca gastronomica incontra una riflessione sulla convivialità e sull’inclusione.
Il menu prende il nome da Davide Rafanelli, amico di Cristian Benvenuto. La conoscenza diretta del suo percorso con la SLA, la sclerosi laterale amiotrofica, ha portato lo chef a confrontarsi con una difficoltà che può trasformare profondamente il rapporto con il cibo: la disfagia, ovvero la difficoltà nella deglutizione.
Sedersi a tavola, mangiare e condividere un piatto sono gesti che spesso si considerano scontati. Per chi vive questa condizione, invece, possono diventare un’esperienza complessa. Da qui nasce la volontà di intervenire attraverso la cucina, cercando una soluzione che non rinunci alla qualità sensoriale e all’emozione del mangiare insieme.
Il progetto si lega anche all’impegno di Benvenuto nel Consiglio Direttivo di SLAfood e si traduce in un intero percorso a consistenza modificata, pensato per le persone con SLA. Il menu è gratuito per i clienti affetti da SLA; per tutti gli altri è proposto con un’offerta minima di 60 euro. Il ricavato sarà interamente devoluto all’Associazione SLAfood.
L’obiettivo è mantenere al centro gusto, bellezza, cura ed emozione, intervenendo su forme e consistenze senza rinunciare al carattere della proposta gastronomica. Non un menu speciale concepito come alternativa di secondo livello, ma la stessa idea di cucina espressa attraverso una modalità differente.
Dopo le Coccole dello Chef, il percorso comprende Ricordi in Rosa, con gambero rosa e salsa cocktail; Un Cannolo al Mare, che accosta piselli, ricotta di pecora e gambero rosso; Una Carezza d’Oro, con Carnaroli, zafferano e riccio di mare; e il dessert Mandorla su mandorla.
La scelta di dedicare un intero itinerario a questa esigenza rende concreta l’idea di condivisione che accompagna il nuovo corso della Filanda. Non si tratta soltanto di rendere accessibile un’esperienza gastronomica, ma di riconoscere il valore sociale e relazionale del cibo.
«Conoscere da vicino il percorso di Davide mi ha fatto capire quanto un gesto per molti normale, come sedersi a tavola e condividere un piatto, possa avere per qualcun altro un valore completamente diverso – spiega Benvenuto –. Da cuoco mi sono chiesto cosa potessi fare. La risposta è stata provare a cambiare la consistenza senza cambiare quello che per me significa cucinare: gusto, bellezza, cura ed emozione. Perché non dovrebbe esistere una cucina di serie A e una di serie B. Deve esistere il piacere di stare a tavola».
Quattro percorsi, una sola identità
I nuovi menu restituiscono un’immagine articolata della cucina di Cristian Benvenuto. Impronte custodisce la memoria dei piatti che hanno segnato il percorso dello chef; Radici racconta l’incontro fra Sicilia e Brianza; Orizzonti apre uno spazio alla sperimentazione; Davide traduce il valore della condivisione in un progetto concreto di inclusione.
A unire queste prospettive è la volontà di riconoscere nella cucina qualcosa che va oltre la tecnica e la composizione del piatto. La storia familiare, i territori di appartenenza, la curiosità verso ciò che ancora non si conosce e l’attenzione alle esigenze degli altri concorrono a definire una stessa visione.
La Filanda riparte così da ciò che è stata, ma soprattutto da ciò che è diventata. Un luogo in cui la memoria non impedisce il cambiamento, la ricerca non recide le proprie radici e il piacere della tavola può trasformarsi in un’esperienza da condividere, senza distinzioni.
Photo courtesy of Ufficio Stampa Pradivio PR



