A meno di due ore da Milano, la terra nata dall’unione di Pecorara, Nibbiano e Caminata regala un’evasione tra boschi dorati, fortezze inespugnabili e tradizioni antiche. Un viaggio sensoriale tra il “Nero di Pecorara”, i sentieri lungo il fiume e i sapori autentici dell’Appennino piacentino.
Piacenza, Italia.

Ci sono angoli di provincia capaci di opporsi allo spopolamento proponendo una visione nuova, capace di intrecciare memoria e futuro con spontanea eleganza. L’Alta Val Tidone, adagiata sulle medie e alte colline dell’Appennino piacentino a un soffio dal confine lombardo, appartiene a questa rara geografia dell’anima. Nato dalla fusione dei borghi contigui di Caminata, Nibbiano e Pecorara, questo territorio svela in autunno la sua stagione più intima e spettacolare, tra vigne dipinte di rosso, nebbie suggestive che avvolgono le creste e cieli limpidi che scaldano la pietra antica dei passaggi storici.
Ad accogliere chi sceglie di regalarsi una pausa dalla routine cittadina — raggiungibile in meno di due ore da Milano — è un ecosistema agro-naturalistico intatto, plasmato dallo scorrere del torrente Tidone. L’acqua, che nasce oltre i mille metri del Monte Penice prima di tuffarsi nel Po, risuona lungo un’antica spina dorsale di circa cinquanta mulini storici. Tra questi spicca il Mulino di Borgo Lentino, oasi medievale e sede del Museo della Civiltà Molitoria: qui la ruota ad acqua gira ancora per la macinazione a pietra dei cereali e dormire in una stanza del borgo restituisce il privilegio ormai raro di un tempo sospeso.

La cucina della terra e l’oro nero di Pecorara
Il ritmo dell’Alta Val Tidone si misura prima di tutto a tavola, dove la cultura gastronomica non è un semplice richiamo turistico ma una filosofia di vita custodita da giovani imprenditori, aziende agricole d’eccellenza e storiche botteghe. A Pecorara, minuscolo gioiello in pietra adagiato nella valle del Tidoncello, la giornata comincia con la burtléina, la tradizionale sfoglia croccante fritta e servita caldissima con i tipici salumi o formaggi caprini della zona. Una vera ricarica d’energia per chi ama le escursioni, per le quali è possibile pianificare mappe, visite ed esperienze consultando il sito visitaltavaltidone.it. Il portale offre spunti preziosi per esplorare la rete di sentieri a piedi o in mountain bike — come il celebre Sentiero del Tidone —, unendo il piacere del trekking alla scoperta dei borghi e delle eccellenze enogastronomiche della valle.

Ma è il tartufo nero l’autentica gemma ipogea di queste alture, un vero e proprio “oro nero” riconosciuto con il marchio De.Co. “Nero di Pecorara” e tutelato a livello nazionale. Ogni autunno il borgo celebra questo tesoro con la storica Rassegna Provinciale del Tartufo Nero di Pecorara, un appuntamento imperdibile che lo trasforma in un palcoscenico di profumi, gare tra cani da tartufo e bancarelle colme di prodotti del sottobosco. Un’esperienza sensoriale che prosegue nei piatti dei ristoranti locali e nelle preparazioni artigianali della zona — tra carpacci, oli aromatizzati, burri e salse.
Prima di ripartire, Pecorara svela anche il suo prezioso patrimonio sacro. Merita una visita la barocca Chiesa di San Giorgio, edificata a partire dal 1792 e nota come il “Duomo della Montagna”, al cui interno spiccano stucchi raffinati e un solenne altare proveniente dalla chiesa piacentina di San Vincenzo. Poco distante, l’antico Oratorio di San Rocco offre un’ulteriore testimonianza della devozione e dell’architettura in pietra del luogo, arricchendo la passeggiata tra le viuzze del borgo con suggestivi dettagli storici.

Fortezze inespugnabili e l’imponenza del Lago di Trebecco
L’esplorazione prosegue seguendo l’andamento delle colline verso la maestosa Rocca d’Olgisio, la più antica fortezza del Piacentino (inserita nel circuito dei Castelli del Ducato e visitabile in determinate giornate di apertura o ammirabile dai sentieri circostanti). Arroccata in posizione strategica su una parete a calanco che domina la valle fino alla Pianura Padana, la rocca vanta ben sei cinte murarie e un’architettura leggendaria, capace nel 1500 di resistere a oltre mille colpi di cannone durante un lungo assedio. La si raggiunge percorrendo il Sentiero CAI 209, un tracciato che svela boschi di castagni e querce, inattesi fichi d’India nani, cavità naturali nate prima della storia e il fascino arcano della Grotta delle Sante Liberata e Faustina.

Poco distante, la forza dell’ingegneria e la bellezza della natura dialogano lungo la diga del Molato, imponente sbarramento idraulico realizzato negli anni ’20 che ha dato origine al Lago di Trebecco. Con la sua facciata scandita da archi sovrapposti e i simboli d’epoca ancora visibili lungo il camminamento, la diga è oggi uno snodo privilegiato per gli appassionati di outdoor, punto d’incrocio tra il Sentiero del Tidone — 69 chilometri immersi nella vegetazione e fruibili a piedi, in mountain bike o a cavallo — e la Via degli Abati. Per chi ama la botanica, a quasi mille metri d’altitudine sullo spartiacque della valle risalta anche il Giardino Alpino di Pietra Corva, oasi naturalistica che custodisce oltre 1.200 specie di piante d’alta quota e la rara Meleagride minore.

Tra cantine, salumi storici, dogane d’epoca e tappe del gusto
Raggiungendo Nibbiano, l’antica Curte Neblani, si passeggia tra vicoli ordinati e case in sassi di torrente che mantengono l’assetto del nucleo fortificato originario. Qui meritano una sosta la Chiesa di San Pietro e il castello medievale, oggi dimora privata visibile esternamente. A Strà di Nibbiano, la fermata d’obbligo è al Salumificio Grossetti: la tradizione di famiglia risale al 1875 e oggi, tra le mani di Antonio Grossetti — alla guida del Consorzio Salumi Piacentini —, prende forma la tutela di un patrimonio unico al mondo che riunisce ben tre DOP (coppa, salame e pancetta), affiancate da chicche tradizionali come mariola, goletta e cotechino. Sempre a Strà sorge il toccante Santuario della Beata Vergine Madre delle Genti, eretto nel 1958 a perenne memoria dell’eccidio nazifascista del 1944.

Ognuno dei centri e dei borghi circostanti conserva un legame autentico con la terra. A Trevozzo la passione vitivinicola parla il linguaggio della Cantina Vitali (Tenuta Vitali), nota per la valorizzazione dei vitigni tradizionali dei Colli Piacentini come il Gutturnio, la Malvasia e l’Ortrugo. Proseguendo verso la frazione panoramica di Genepreto, si incontra il Podere Gaiaschi, storicaazienda agricola a conduzione familiare che da cinque generazioni produce vinificazioni naturali di grande carattere, tra cui Barbera e Bonarda frizzante. A Marzonago, invece, tra i silenzi delle colline, l’Azienda Agricola Palagea incarna il volto più genuino della vita rurale dell’alta valle.
A Caminata, antico avamposto che fu posto di dogana tra lo Stato Sabaudo e il Ducato di Parma e Piacenza, l’atmosfera d’altri tempi rivive tra le botteghe medievali, le torri e la Chiesa dei Santi Sinforiano e Timoteo. Il borgo conserva la memoria di misteriosi camminamenti segreti sotterranei — oggi murati —, dai quali deriva probabilmente il nome stesso del paese.

A Sala Mandelli si incontrano il castello, la trecentesca chiesa di Sant’Andrea e il profumo del batarö, il fragrante pane tradizionale a base di farina di frumento e mais farcito ancora caldo con formaggi e salumi piacentini. Infine, per chi desidera estendere il viaggio nell’enogastronomia piacentina verso la pianura o verso la capitale del territorio, due indirizzi cult completano l’esperienza: la Taverna Rabarbaro a Piacenza, celebre per la sua cucina contemporanea “gagliarda” servita negli ambienti di un’ex lavanderia storica, e il Ristorante Cattivelli a Monticelli d’Ongina, un’istituzione situata sull’Isola Serafini lungo il Po, rinomata per i piatti di pesce d’acqua dolce e la cucina fluviale.

Il privilegio della lentezza a due passi da casa
Esplorare l’Alta Val Tidone in autunno significa, in definitiva, riappropriarsi di un tempo lento e autentico. Tra le nebbie sottili del mattino che svelano le colline e i profumi avvolgenti del bosco, questo territorio non si limita a mostrare le sue bellezze, ma invita il viaggiatore a sentire la terra, a confondersi tra la sua gente durante le feste di paese e a contemplare la tavolozza dei suoi paesaggi con lo sguardo incantato di un pittore. È la scoperta di una provincia operosa e accogliente che ha saputo custodire la propria anima senza cedere alle frenesie moderne. Un’esperienza di pura riconnessione, a due passi da casa, che rimane nel cuore ben oltre il ritorno.

Cinque buoni motivi per un weekend autunnale in Alta Val Tidone
- 1. L’oro nero dell’Appennino: Assaggiare il Nero di Pecorara De.Co., il pregiato tartufo nero protagonista di una storica rassegna autunnale e servito fresco nei ristoranti della valle.
- 2. Il foliage lungo il Sentiero del Tidone: Percorrere a piedi o in MTB i 69 km lungo il torrente tra i colori dei boschi, fino al grande sbarramento della Diga del Molato e al Lago di Trebecco.
- 3. Il viaggio nel tempo tra borghi e castelli: Perdersi tra i vicoli medievali di Caminata, il centro fortificato di Nibbiano e la scenografica Rocca d’Olgisio arroccata sui calanchi.
- 4. Il primato delle tre DOP Piacentine: Gustare l’unica combinazione europea di ben tre salumi DOP (Coppa, Salame e Pancetta) insieme ai piatti tradizionali come batarö e burtleina.
- 5. La magia dei mulini storici: Vivere un’esperienza di accoglienza d’altri tempi a Borgo Lentino, dormendo dove il ritmo della vita è ancora scandito dal lavoro delle antiche macine ad acqua.

IL TACCUINO DI AGENDA VIAGGI
Cosa Vedere
- I Borghi Storici: Caminata (ex avamposto doganale con cunicoli segreti), Nibbiano (borgo fortificato e castello) e Pecorara (Chiesa barocca di San Giorgio).
- Diga del Molato e Lago di Trebecco: Snodo panoramico per escursioni a piedi e MTB lungo il Sentiero del Tidone e la Via degli Abati.
- Borgo Lentino: Frazione medievale con il Museo della Civiltà Molitoria e la storico mulino ad acqua.
- Natura e Castelli: Sentieri CAI verso la Rocca d’Olgisio e il Giardino Alpino di Pietra Corva (950 m s.l.m.).

Dove Gustare e Comprare
- I Salumi Piacentini DOP e le Botteghe Storiche: Il Piacentino è l’unica provincia d’Europa a vantare ben tre DOP nella salumeria (Coppa, Salame e Pancetta). Una tradizione custodita al Salumificio Grossetti a Strà di Nibbiano (attivo dal 1875), dove le stagionature beneficiano del microclima dell’Alta Val Tidone. Da provare anche le chicche tradizionali come la mariola e la goletta.
- Il Tartufo “Nero di Pecorara” De.Co.: Un’eccellenza tutelata dal marchio De.Co., il cui aroma nasce dai terreni dell’alta valle. Si gusta fresco nei ristoranti della zona o sotto forma di carpacci, oli aromatizzati e salse artigianali nelle botteghe tipiche del territorio.
- I Vini dei Colli Piacentini: Una viticoltura con radici antiche. Tra i riferimenti della valle spiccano la Tenuta Vitali a Trevozzo — celebre per i classici DOC come il Gutturnio (blend di Barbera e Croatina), l’Ortrugo e la Malvasia di Candia Aromatica — e le colline di Genepreto e Marzonago, rinomate per i vini naturali e i rifermentati tradizionali.
- I Formaggi e il Batarö: A Pecorara e nei pascoli d’Appennino si producono eccellenti formaggi caprini a latte crudo. A Sala Mandelli e nei borghi della valle è d’obbligo assaggiare il batarö, fragrante panetto tradizionale a base di farina di frumento e mais, cotto ad alta temperatura affinché si gonfi, farcito caldissimo con salumi piacentini e caciotta.
- Tappe d’Autore nei Dintorni (Sulla via del rientro): Per estendere l’esperienza verso la pianura e il Po, spiccano la Taverna Rabarbaro a Piacenza (cucina di terra contemporanea) e il Ristorante Cattivelli a Monticelli d’Ongina sull’Isola Serafini (storico tempio della cucina fluviale e di pesce d’acqua dolce).
Photo Carlo Ingegno



