Nella parabola esistenziale degli ultimi, si può ritrovare l’intima essenza dell’uomo. Così sarà anche per il Santo Bevitore, in lui purezza e oscurità convivono in un disegno narrativo che ha il sapore di una resa dei conti per l’intera umanità, di fronte ai propri limiti e alle proprie idiosincrasie.
Milano, Italia.
Appuntamento al Teatro Filodrammatici con Il Santo Bevitore. Il capolavoro di Joseph Roth viene trasportato dalla regia di Giuseppe Amato all’interno di un locale notturno a metà degli anni ‘80, in un susseguirsi di eventi straordinari, il cui collante stilistico è la musica. Quattro attori sempre in scena e un musicista si alterneranno nella narrazione degli eventi tra canzoni originali e dialoghi, come una decadente jam session senza fine.
In un night club alla periferia di una grande città, una cantante misteriosa introduce la favola di Andreas come una moderna profetessa di morte, dipanando le scene del racconto assieme a personaggi ambigui e violenti. Questi si riveleranno crudeli espedienti di un disegno più alto, dove il sacrificio di un senzatetto potrà essere sacro rito di salvezza per l’intera umanità.
Il nostro santo bevitore si aggira in un mondo che ancora desidera e ostenta bisogni materiali e plastici, ma che in sé rivela una profonda e intima decadenza, una miseria dell’anima di fronte a chi di questi bisogni non sembra più farsene nulla.
Il testo
La leggenda del Santo Bevitore di Joseph Roth racconta gli ultimi giorni di un uomo qualunque, che vive in un indefinito angolo di una qualsiasi città moderna. Il racconto dischiude allo spettatore temi e significati misteriosi e ancora aperti, seguendo le vicende di un senzatetto di nome Andreas, allontanatosi da ogni bisogno borghese e materiale.
Nei suoi ultimi istanti di vita, però, egli si vestirà a protagonista di una serie di prodigi miracolosi, che ne riveleranno l’essenza e la vera natura. Il nostro Andreas si imbatterà così in una serie di incontri fortuiti che lo spingeranno a rientrare nei ranghi di una società perbene e moralista, che lo vuole ancora consumatore, marito, amante, o uomo di potere.
Di fronte a queste prove del destino, tra un bicchierino e l’altro, Andreas non si rivelerà un emarginato qualunque della società, ma mostrerà una purezza e un incanto d’animo che lo eleveranno a vero e proprio ‘Santo’.
Alter ego dell’autore
Del resto, il protagonista della storia altri non è che l’alter ego dell’autore stesso Joseph Roth, che nei suoi ultimi anni di vita, sebbene universalmente riconosciuto per la sua levatura intellettuale, visse ai margini, scegliendo la miseria e l’isolamento sociale. Nella parabola esistenziale degli ultimi, si può ritrovare l’intima essenza dell’uomo. Così sarà anche per il Santo Bevitore, in lui purezza e oscurità convivono in un disegno narrativo che ha il sapore di una resa dei conti per l’intera umanità, di fronte ai propri limiti e alle proprie idiosincrasie.
La leggenda del Santo Bevitore è uscito postumo nel 1939 e viene considerato il testamento del tormentato scrittore ebreo convertito al cattolicesimo Joseph Roth. Ancora molto attuale è la lotta interiore tra le radici ebraiche dell’autore e la conversione al cattolicesimo, testimoniata dal rapporto a distanza tra Andreas e la statua di Santa Teresa di Lisieux nella chiesa di Santa Maria di Batignolles a Parigi, vicino alla quale il protagonista va a morire cercando di non perdere l’onore pur di saldare un debito contratto enigmaticamente con l’effigie della santa all’inizio della storia.
Giuseppe Amato
Attore e regista siciliano, si forma presso la Scuola Civica di Milano ‘Paolo Grassi’ e la Scuola del Teatro Stabile di Genova, diplomandosi nel 2009. Con quest’ultimo inizia subito a lavorare, e in seguito è attore presso il Teatro Stabile d’Abruzzo, il Teatro Stabile di Bolzano, il Teatro Elfo Puccini di Milano col quale vince il Premio Ubu come miglior attore under Trenta con lo spettacolo The History Boys. Lavora tra gli altri coi registi Marco Sciaccaluga, Sandro Mabellini, Andrea Baracco, Gianfranco De Bosio, Elio De Capitani, Ferdinando Bruni, Riccardo Bellandi, Simone Toni, Carlo Roncaglia. Come regista collabora stabilmente con la compagnia trentina AriaTeatro per la quale firma diversi spettacoli, tra gli ultimi ‘La signorina Julie’ di A. Strindberg, selezionato tra i finalisti del premio per lo spettacolo INBOX 2020.
Chiara Benedetti
Attrice, regista e drammaturga. Nel 2008 fonda, insieme ad alcuni compagni di viaggio, il gruppo artistico AriaTeatro (Teatro Comunale di Pergine V, TN) dopo essersi diplomata in recitazione sotto la direzione di R. Bellandi (Scuola di Teatro Avogaria di Venezia) ed essersi perfezionata sulla drammaturgia e scrittura di scena con, tra gli altri, Fausto Paravidino, Giuliana Musso e Carlo Orlando. Si occupa stabilmente di scrittura drammaturgica per la compagnia AriaTeatro (‘Il Maestro e Margherita’ da Bulgakov, ‘Tempo Orfano’ e ‘Nel paese dei Ciechi’ da H.G. Wells) e di regia (‘Bye Bye Blackbird’ da M. Puig, ‘My Romantic History’ di D.C. Jackson). Ha lavorato anche come attrice in ‘Dopo la Pioggia’ di e con Aida Talliente, ‘Tre Zovini’ di Massimo Somaglino, ‘Siums’ di Gigi Dall’Aglio. Dal 2019 dirige il Festival Bellandi, il cui obiettivo è lo scambio di esperienze umane e creative e culturali tra pubblico e artisti.

Stefano Detassis
Nasce il 30 gennaio del 1981 a Trento. Si laurea in scienze dello spettacolo a Bologna. Attivo in teatro e cinema, lavora come attore in molte compagnie e con registi del territorio trentino e nazionale. L’ambito è quello del teatro di ricerca a cui affianca un percorso più tradizionale. Ha lavorato per lo stabile di Bolzano, con Roberto Latini, nella compagnia Macelleria Ettore, per AriaTeatro. Viene chiamato come esperto esterno all’Accademia teatrale veneta nel 2017. Nel cast del Santo Bevitore di Giuseppe Amato nel 2024, fonda la compagnia Pequod con Maura Pettorruso in cui coniuga immaginifico e temi ecologici nella ricerca teatrale.
Christian Renzicchi
Si diploma alla Scuola triennale Giovanni Polidel Teatro a l’Avogaria di Venezia. Studia e lavora inoltre con attori e registi di teatro qualiGiuseppe Emiliani, Riccardo Bellandi, Marcello Bartoli, Mario Valgoi, Mario Bardella, Stefano Pagin, Paolo Bertinato, laudio Morganti, Bruce Myers, Maurizio Lupinelli, Simone Toni. È stato attore per il Teatro Stabile del Veneto e voce per Peter Greenaway in una delle video-installazioni dedicate dal regista gallese ai capolavori della storia dell’arte. Al cinema è impegnato in produzioni italiane e internazionali. È uno degli interpreti dello spettacolo bilingue ‘Arlecchino torn in three’, presente a Edinburgh Festival Fringe 2019. Da diversi anni collabora in qualità d’attore con la compagnia AriaTeatro.
Candirù
Candirù è Iacopo Candela. Suona da tanto, ovunque, e sembra non essere ancora stufo. Qualcuno pensa sia meritevole di palchi importanti e premi prestigiosi. Scrive canzoni, anche a comando, disegna le luci per il teatro, compone jingle e sigle per la tv, saltuariamente immagina e illustra. Si annoia troppo velocemente. Di notte lavora e venera la pizza, di giorno guarda documentari e si stupisce adappassionarsi di faccende trascurabili.
IL SANTO BEVITORE
da Joseph Roth
regia Giuseppe Amato
da Joseph Roth
regia Giuseppe Amato
drammaturgia Chiara Benedetti, Giuseppe Amato
con Giuseppe Amato, Chiara Benedetti, Stefano Detassis,
Christian Renzicchi e Candirù
scenografie Andrea Coppi
costumi Valentina Basiliana
organizzazione Cristina Pagliaro
produzione Ariateatro
INFO
Per informazioni e dettagli, consultare www.teatrofilodrammatici.eu
Photo Elisa Corti. Courtesy of Ufficio Stampa Teatro Filodrammatici




