Una visita al Cimitero delle Fontanelle introduce nel regno delle anime del Purgatorio, dove il silenzio avvolge la memoria e la speranza continua a vivere, sussurrata nella preghiera e affidata all’aldilà. Un luogo suggestivo che torna finalmente a risplendere della luce che merita, raccontato dalle voci dei giovani della Cooperativa La Paranza.
Napoli, Italia.
“I’ nun tengo scheletre ‘int’a ll’armadio. Tengo ‘o cimitero d’’e Funtanelle”. Così canta l’artista napoletano Liberato. Perchè questo luogo non è solo storia, ma cultura, identità, spiritualità. Anni di attesa ben ripagati da uno spettacolo univoco e suggestivo: il Cimitero delle Fontanelle è uno dei luoghi più affascinanti della città partenopea, dove comprenderne la sua vera essenza. Una riapertura che fa rumore e riporta finalmente alla luce, grazie all’impegno congiunto di istituzioni, privato sociale e cittadini, uno scrigno magico dove scoprire il culto delle anime del Purgatorio, un rito che lega Napoli al mondo dei defunti, e comprendere aspetti peculiari della sua storia, fede e umanità.

Il Rione Sanità
Il Cimitero delle Fontanelle diventa una fontana viva per il Rione Sanità: uno spazio in cui la cultura, la bellezza e la partecipazione possano rigenerare legami, restituire dignità e riaccendere speranza. Il Cimitero delle Fontanelle non è un museo del passato, ma un santuario della dignità che non muore. Per troppo tempo questo luogo è rimasto nel silenzio, chiuso dietro cancelli che sembravano dire: Qui la speranza si è fermata. Ma oggi quei cancelli si aprono, e non è solo un atto burocratico. Le fontanelle, mentre parlano ancora di refrigerio per le anime, diventano immagine di un progetto che rinfresca la vita di un quartiere, accompagnando ogni persona a sentirsi parte di una storia che continua, che si rinnova, che si apre alla luce.

Il Cimitero delle Fontanelle
Circondato da una vegetazione rigogliosa, che dà quasi l’idea di essere arrivati in una giungla, seppur in pieno centro storico, il Cimitero delle Fontanelle sembra collocato in un mondo a parte, dove immergersi totalmente e comprendere una sfumatura che ha avuto e continua ad avere fondamenta ben radicate a Napoli.
Da “Donna Concetta” a “Il Capitano”, dalle anime più ricche a quelle più povere; perché come diceva Totó: “‘A morte ‘o ssaje ched”e? È una livella”. Un tuffo nella storia più celata e radicata, in un luogo che ha oltrepassato i secoli, mutando e adattandosi ai tempi, ma che ancora oggi odora di vero, lontano, antico, dalla superficie alle sue profondità.

Tra cultura e devozione
Una visita al Cimitero delle Fontanelle introduce nel regno delle anime del Purgatorio, dove il silenzio avvolge la memoria e la speranza continua a vivere, sussurrata nella preghiera e affidata all’aldilà.
Il sito nacque come cava di tufo, il materiale di origine vulcanica resistente e facilmente lavorabile che caratterizza gli edifici di Napoli e della sua provincia. quando iniziò a mancare lo spazio nelle chiese, numerose cave dismesse furono trasformate in luoghi di “sepoltura”. L’ossario ebbe un ruolo fondamentale nell’epidemia di peste del 1656, perché ospitò una buona parte delle oltre 250mila vittime stimate.
Un altro momento importante nella storia del sito fu l’Editto di Saint-Cloud che, emanato da Napoleone nel 1804, ordinava la collocazione dei cimiteri al di fuori delle mura cittadine e stabiliva che tutte le tombe fossero uguali.
Con l’epidemia di colera del 1836-1837, altre salme furono portate al cimitero delle fontanelle. tra queste, forse, anche quelle del poeta Giacomo Leopardi.
Nel 1872, dopo anni di abbandono, il canonico don gaetano barbati riordinò le ossa, aiutato da un gruppo di donne devote del quartiere. le ossa furono collocate in tre navate simboliche: la navata dei preti, degli appestati e dei pezzentelli. Da questo sentimento di pietà, nacque il culto delle anime pezzentelle, il cui nome deriva dal latino petere, che significa chiedere per ottenere. È proprio questa reciprocità uno dei fulcri intorno a cui ruota la devozione dei napoletani per i resti anonimi.

Il culto delle anime pezzentelle
Secondo la tradizione, i fedeli napoletani che visitavano il Cimitero delle Fontanelle, soprattutto le donne, adottavano un teschio che veniva lucidato, “rinfrescato” con preghiere e collocato all’interno di teche di legno o di marmo, in cambio di grazie.
A Napoli, il culto delle anime del Purgatorio affonda le sue radici in tempi antichissimi. L’usanza di seppellire i defunti nelle Terre Sante favoriva infatti un contatto continuo con i corpi, rendendo la morte una presenza tangibile nella vita quotidiana. Questo legame diretto rappresentava anche un modo per esorcizzare la morte stessa, da sempre profondamente intrecciata alla storia della città.
Il Cimitero delle Fontanelle rappresenta quindi il grande sacrario, tra gli innumerevoli luoghi dedicati al culto delle anime del purgatorio presenti in città.
Tuttavia, nel 1969 il cardinale Corrado Ursi fece chiudere l’ossario con un decreto del Tribunale Ecclesiastico, preoccupato per i segnali di feticismo legati al culto delle anime, ritenuto una superstizione contraria alla dottrina cattolica del Concilio Vaticano II.

Concetta: protettrice della fertilità
Tra le anime pezzentelle, ne figurano alcune che hanno raggiunto una vera e propria “notorietà” per alcune loro peculiarità. Concetta viene chiamata anche ‘a capa che suda, per via del suo cranio sempre lucido.
Secondo la tradizione, si strofina la capuzzella per chiedere la grazia: se la mano si inumidisce, la richiesta è accolta, altrimenti significa che l’anima non può accontentare la richiesta.
Concetta è divenuta nel tempo la confidente di molte donne che le affidano speranze e preghiere legate alla maternità.

Il Capitano
Il suo teschio si distingue per l’occhio nero: tra le leggende legate al Capitano, c’è quella tramandata dal regista teatrale Roberto De Simone, che racconta di un camorrista donnaiolo e blasfemo che fece l’amore con una donna nel Cimitero. Nel silenzio, si udì la voce del Capitano rimproverare il giovane per il suo gesto, ma questi lo sbeffeggiò, invitandolo al suo matrimonio convinto che quel giorno non sarebbe mai arrivato.
Dopo qualche tempo, invece, il giovane convolò a nozze. Tra gli invitati c’era un uomo misterioso vestito di nero. Quando gli chiesero chi fosse, rispose che aveva un regalo per gli sposi. I due lo condussero nella loro stanza e l’ospite si rivelò: era il Capitano, che li incenerì con una stretta di mano.
La Contessa
Tra le migliaia di ossa messe in ordine da don Barbati, gli unici due scheletri non anonimi rinvenuti furono quelli di Filippo Carafa conte di Cerreto e di sua moglie Donna Margherita Petrucci, in bare coperte da vetri. Il corpo di Donna Margherita è mummificato e ha la bocca spalancata, per questo si dice che sia morta soffocata da uno gnocco

Cooperativa La Paranza
Il racconto di queste storie millenarie, suggestive e affascinanti viene affidato alle voci della Cooperativa La Paranza, nata nel 2006 nel cuore del Rione Sanità. Un gruppo di giovani nati e cresciuti proprio in questo quartiere, un luogo dove la l’essenza di Napoli assume le sue forme più autentiche ma che per anni è stato conosciuto solo per altre sfaccettature.
Dal 2009, è stata ridata dignità a beni culturali unici, come le Catacombe di San Gennaro e San Gaudioso, creando senso di appartenenza nella comunità per il patrimonio locale e trasformando l’area in una destinazione attraente per i turisti. Questi ragazzi hanno scelto di restare e di prendersi cura della propria storia.
Con il progetto di valorizzazione del Cimitero delle Fontanelle si intende consolidare il processo – già avviato da anni – di valorizzazione del patrimonio culturale “dal basso” che trova pieno riconoscimento nel concetto di “comunità di patrimonio”definito dalla Convenzione di Faro.
INFO
Per tutti i dettagli sul posto più suggestivo di Napoli, www.cimiterodellefontanelle.it
Credit photo Alessandra Chianese




