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“Donne del cielo: da muse a scienziate”: il ruolo delle donne nella ricerca astronomica, dal Rinascimento al Novecento

Una “costellazione” di donne: l’esposizione è ideata dal Museo Galileo e organizzata congiuntamente alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, dove saranno esposte, in Sala Dante dall’8 marzo all’8 giugno (ingresso gratuito), le opere scientifiche e letterarie con le immagini femminili che ricorrono nelle rappresentazioni del cosmo, oltre alle creazioni artistiche di Ilaria Margutti, ispirate al lavoro dell’astronoma Henrietta Leavitt

Firenze, Italia.

La mostra è ideata dal Museo Galileo

La mostra “Donne del cielo: da muse a scienziate”, che propone per la prima volta in Italia un percorso incentrato sul ruolo delle donne nella ricerca astronomica e sulle immagini femminili che ricorrono con maggior frequenza nelle rappresentazioni del cosmo dal Rinascimento al primo Novecento, sarà visitabile nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (Sala Dante) dall’8 marzo all’8 giugno. La mostra è ideata dal Museo Galileo e organizzata congiuntamente alla Biblioteca Nazionale Centrale con la curatela di Natacha Fabbri, Caterina Guiducci e Simona Mammana. L’esposizione si avvale del patrocinio del Comune di Firenze e del sostegno di Regione Toscana, GiovaniSì, InContemporanea e Caserma Archeologica, e del contributo di Calliope Arts.

Attingendo al ricco patrimonio della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, l’esposizione presenterà opere scientifiche, letterarie e cartografiche che rivelano la presenza di interlocutrici e/o di autrici femminili in testi caratterizzati dall’associazione tra donne e sfere celesti.

Un coinvolgente e inedito dialogo

La mostra sarà allestita nella Sala Dante della Biblioteca Nazionale, ove i testi selezionati (sul piano filosofico, letterario e scientifico) creeranno un dialogo inedito con strumenti scientifici, alcuni dei quali molto rari – provenienti dal Museo Galileo e da collezioni private – e creazioni artistiche. La mostra si articola in sette sezioni: “Donne di stelle. Costellazioni e divinità planetarie”; “Recondite armonie. Muse, sirene e macchine del mondo; “Dignità e pregiudizio. L’astronomia per tutti”; “Nuovi sguardi su nuovi mondi. Telescopi, satelliti ed echi galileiani”; “Viaggiatrici del cosmo. Tra sogno e scienza”; “Donne di scienza. Dall’astronomia per signore alle signore dell’astronomia”; “Quando il corpo è celeste. Immagini astrali sul femminile”. Al piano terreno un focus su “Canzoni stralunate”. Parte integrante dell’esposizione sono le sette grandi tele dell’artista Ilaria Margutti dal titolo “Le variabili del Cigno. Sette tele per il cielo di Henrietta Leavitt”, che prendono spunto dagli studi condotti dall’astronoma statunitense, nota anche per i suoi importanti lavori sul periodo e la luminosità delle stelle Cefeidi. Margutti ha interpretato i complessi calcoli matematici di Leavitt mediante l’antica tecnica del ricamo, riportando su tele di grande formato (70 x 280 cm) le coordinate delle 1777 variabili delle Nubi di Magellano registrate da Henrietta Swan Leavitt tra il 1904 e il 1908.

Una  rara opportunità di ammirare tre preziosissimi globi celesti e terrestri in miniatura

Una parte della mostra sarà dedicata ai temi astronomici presenti nella cosiddetta “querelle des femmes”, ossia in opere che argomentano l’eguaglianza intellettuale e sociale tra uomini e donne, esaltando la dignità delle donne e rivendicando il loro diritto ad accedere anche agli studi scientifici.

L’esposizione offre una rara opportunità di ammirare tre preziosissimi globi celesti e terrestri in miniatura, risalenti alla fine del Settecento e l’inizio Ottocento, oltre a strumenti astronomici di fattura italiana, inglese e francese.

Saranno esposti anche due manoscritti del fondo galileiano che testimoniano l’uso del telescopio da parte della regina di Francia Maria de’ Medici e di Margherita Sarrocchi, che difese pubblicamente la veridicità delle novità celesti rivelate da Galileo.

Otto video, fruibili tramite QR code, illustrano i temi principali della mostra, offrendo inoltre la possibilità di ascoltare le musiche di alcune compositrici, tematicamente e/o cronologicamente affini agli argomenti trattati.

“Aspettando l’arrivo della prima donna sulla Luna, che avverrà nell’ambito della missione Artemis della Nasa – si legge nel testo di presentazione – la mostra presenta una ‘costellazione’ di donne, ci parla dei loro successi ma anche degli ostacoli e delle sfide che hanno dovuto superare per passare dal ruolo di muse a quello di assistenti prima e colleghe poi degli scienziati uomini: astronome, filosofe, scrittrici, mecenati e artiste che hanno offerto contributi importanti alla ricerca astronomica e difeso il valore della parità di genere anche in ambito scientifico”.

Il percorso espositivo

Le sezioni in cui si articola l’esposizione seguono sia un ordine cronologico che uno sviluppo tematico. “Urania”, la musa dell’astronomia che troneggia nei trattati astronomici del Sei e Settecento, si sposta progressivamente sullo sfondo della scena per lasciare spazio a un numero crescente di figure femminili che hanno contribuito a rivelare una nuova immagine dell’universo. Si passa dai cori di muse che impartiscono ai pianeti un moto armonico ai dialoghi tra donne o con donne che discutono di astronomia, astrologia, maree e meteorologia.

Toccano questi temi le pubblicazioni che hanno dedicato alla dignità delle donne Moderata Fonte (1555-1592), Lucrezia Marinella (1571-1653), Margherita Sarrocchi (1560-1617), Alessandro Piccolomini (1508-1578), Cristoforo Bronzini (1580 c.-1640), tra gli altri. Vi sono matematiche e filosofe che hanno tradotto e commentato importanti trattati, come Émilie du Châtelet (1706-1749) con i Principia di Newton, fornendo un contributo cruciale per l’affermazione del modello di una “scienza per tutti”.

Altre che sono state trasportate nel cosmo infinito dalla lettura di testi filosofici e astronomici. Vi sono poi astronome che hanno contribuito a rivelare il nuovo volto dell’universo: Maria Clara Eimmart (1676-1707), a cui dobbiamo alcune delle più affascinanti raffigurazioni della luna e di altri corpi celesti; Maddalena (1673-1744) e Teresa Manfredi (1679-1767), autrici anonime di uno dei più importi volumi sulle effemeridi del Settecento; Mary Somerville (1780-1872), autrice di The Mechanism of the Heavens (1831), un’opera ispirata al fisico e astronomo Pierre-Simon Laplace.

La presenza delle donne sulla Luna, meta di viaggi immaginari e onirici…

Da non dimenticare gli studi e i calcoli meticolosi delle cosiddette “donne computer” che, invisibili alla comunità scientifica, hanno fornito un contributo inestimabile alla comprensione dell’universo. È a una di loro, Henrietta Leavitt (1868-1921), che dobbiamo, nel 1908, la scoperta della proporzionalità tra il periodo e la luminosità delle stelle variabili Cefeidi.

Un ruolo importante in questo percorso spetta alla Luna, da sempre associata al mondo femminile. Ancora nel Settecento e Ottocento la presenza delle donne sulla Luna, meta di viaggi immaginari e onirici e di scoperte astronomiche, è stata spesso accompagnata da toni derisori e letture misogine. Sarà con l’astronomo Ernesto Capocci che avremo la prima descrizione di una spedizione scientifica sulla Luna declinata al femminile, con la Relazione del primo viaggio di una donna alla Luna nell’anno 2057 (1857), a cui seguiranno nel Novecento varie opere cinematografiche, a partire da Una donna nella Luna (1929) di Fritz Lang, trasposizione del romanzo della moglie Thea von Harbou.

La mostra è completata da un ricco programma di eventi collaterali (visite guidate, conferenze, concerti) e da una biblioteca digitale tematica (https://bibdigtematiche.museogalileo.it/donne_del_cielo/) che comprende una selezione di edizioni, non necessariamente corrispondenti agli esemplari esposti, e si presenta come un ambiente di ricerca aperto a un costante e progressivo aggiornamento.

INFO
Sede
Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Sala Dante
Ingresso da via Magliabechi n. 2

Orario

lunedì-venerdì ore 10:00-17:00 (ultimo ingresso 16:30)
sabato 10:00-13:00 (ultimo ingresso ore 12:30)
domenica e festivi chiuso
Ingresso gratuito
Telefono e email per informazioni
055 2491997, bnc-fi.manifestazioniculturali@cultura.gov.it

Photo courtesy of Museo Galileo

Redazione

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