COSA VEDERE A LA PAZ? IL MERCATO DELLE STREGHE

Scritto da Simona PK Daviddi on . Postato in Coppia, Cultura, Destinazioni

La Paz, Bolivia.

È la capitale più alta del mondo quella boliviana, La Paz, con i suoi 3.640 metri di altitudine. Vista dall’alto, impressiona per la distesa di case senza fine, adagiate su morbide colline che ritmano sinuosamente il paesaggio, “protetto” dal monte Illimani, innevato per gran parte dell’anno. È una città andina, La Paz, dall’animo brusco e dal cuore misterioso e magico, ancora legato a tradizioni antiche e a usanze ancestrali. Per questo motivo, un giro in città deve assolutamente prevedere una sosta al suggestivo mercato delle streghe – el mercado de las brujas in spagnolo – che si snoda tutti i giorni nei pressi di calle Sagarnaga, alle spalle della bellissima Iglesia de San Francisco, splendido esempio cinquecentesco di commistione stilistica, dove il barocco spagnolo si fonde con elementi mistizi. Passeggiando tra le bancarelle, ci si imbatterà in amuleti, pozioni magiche, talismani, filtri d’amore; ma anche in offerte per la Pachamama – la Madre Terra, che si onora con dolci, foglie di coca e cactus – feticci dall’aspetto decisamente magico, statuette zoomorfe dai diversi poteri e infusi afrodisiaci: basterà consultare una bruja, poi, per farsi preparare “el remedio” su misura per il proprio problema, ma bisognerà essere anche preparati a portarsi a casa, per esempio, un impressionante feto di lama esiccato, tra gli oggetti di culto più richiesti, che la superstizione locale considera potentissimo contro le malattie, a patto che venga bruciato nella casa dell’ammalato. Per rimettere in sesto le finanze, invece, servono gli amuleti fatti con ferri di cavallo e crocifissi, mentre alcune collanine speciali e colorate, se indossate, aiutano a diventare ricchi. Ma non è tutto. C’è anche una zona del mercato dedicata alla magia nera, con pozioni e preparati per lanciare anatemi e maledizioni: per l’amante della propria moglie o del proprio marito, per esempio, pare siano efficacissime le candele nere incastonate in piccole bare intarsiate.

Dopo le streghe, il Museo della Coca
Sono una presenza quotidiana, le foglie di coca, in Bolivia: gli andini – che tendono subito a precisare: la foglia di coca non è droga! – utilizzano abitualmente per combattere il soroche, il mal d’altitudine e che tutti gli stranieri in visita in Bolivia provano almeno una volta – masticandone direttamente le foglie esiccate o bevendone un infuso – rendendosi conto subito di come un paio di foglie riescano ad alleviare la stanchezza, il mal di testa e la nausea causate dall’altitudine. Per apprendere come, da un prodotto naturale si arrivi a una delle droghe più diffuse al mondo, non si può non fare una visita all’interessantissimo Museo della Coca dove si scoprirà non solo la storia che ha portato alla scoperta da parte degli europei delle proprietà della foglia di coca – già utilizzata da secoli dalle civiltà andine – e poi al suo utilizzo per la preparazione di cibi e bevande (forse non tutti sanno che era l’ingrediente segreto della Coca Cola) e infine alla creazione della micidiale cocaina; e poi, ancora, leggende, testimonianze e miti da sfatare.

Simona P.K. Daviddi
simona@agendaviaggi.com

Foto di Simona P.K. Daviddi

 

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Simona PK Daviddi

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Emiliana per tre quarti (l’ultimo quarto è top secret) è convinta di essere la discendente diretta di Matilde di Canossa, perché come lei “chiacchiera” in una manciata di lingue, tra le quali il russo e il giapponese. Nessuno la chiama con il suo primo nome di battesimo – neppure i suoi genitori né il suo editore – ma con le iniziali degli altri due (anche questi top secret), Pikappa. Ha scoperto le tre grandi passioni della sua vita – viaggiare, fotografare e scrivere – quando aveva otto anni e le hanno regalato la prima reflex e la prima moleskine; da allora, appena può, infila “due cose” in valigia e parte, rigorosamente in compagnia della sua Nikon. Il jet lag la rende euforica. Di recente si è innamorata del rugby e della Sicilia: si sospetta che la “colpa” sia di Massimiliano, il suo fidanzato, rugbista trinacrio. Se non facesse la giornalista, farebbe la ballerina di danza del ventre o la bailaora di flamenco.