VISITARE PIACENZA CON UN’APP

Scritto da Simona PK Daviddi on . Postato in Destinazioni, Weekend

Non si tratta della solita applicazione descrittiva: la città è stata mappata con un’app basata sulle tecnologie beacon e Gps, per raccontarsi in maniera coinvolgente. All’aperto e al chiuso.

Piacenza ha il fascino sottile delle città di provincia, che mantengono immutato il fascino del tempo e i ritmi slow di una vita scandita dalle cose semplici e genuine, come un giro in bicicletta in centro, un caffè nel salotto buono della città, un pranzo dai sapori gustosi che il generoso territorio regala.

Oggi, per visitare la città c’è un app assolutamente nuova – un unicum in Italia – e decisamente dinamica e interattiva, Piacenza App, che consente non solo di studiare itinerari ad hoc seguendo i propri interessi (la guida attraverso le vie cittadine è allietata da interessanti contenuti multimediali) ma anche di scoprire ogni monumento e luogo di interesse nel minimo dettaglio, di indagarne la storia e le leggende e di condividerlo con estrema facilità sui social network. E se il Gps ci abbandona? Nessun problema: in circa trecento punti tra indoor e outdoor sono stati installati minuscoli beacon, trasmettitori bluetooth in grado di emettere segnali radio per un raggio che arriva a quaranta metri di distanza.
Infine, un ricco calendario con gli eventi in programma, notizie, curiosità, schede tematiche e informazioni pratiche completano l’offerta dalla app, scaricabile gratuitamente per iPhone e Android.

 Uno scrigno, mille tesori
La visita di Piacenza non può non iniziare dall’elegante Piazza Cavalli, dominata dalle due statue equestri seicentesche che le danno il nome e che “proteggono” il singolare Palazzo Gotico, risalente al 1281 e caratterizzato dal loggiato in marmo rosa sul quale si adagia il piano superiore in cotto rosso. Piacenza App ci conduce poi lungo l’elegante via XX settembre, con le sue case color pastello, per arrivare al Duomo, splendido esempio di romanico emiliano, dalla facciata in marmo e arenaria decorata da scene bibliche e animali simbolici. All’interno, è ancora Piacenza App a condurci nella visita, segnalandoci i punti di interesse con approfondimenti e immagini dei dettagli e, con un “souvenir” per quando saremo tornati a casa: la possibilità di visitare la cattedrale in un tour in 3D anche offline!  Ancora una passeggiata e arriviamo e all’imponente e austero Palazzo Farnese, sede di un ricchissimo museo civico che, grazie all’applicazione che  ci accompagna, non ha più segreti: i ritratti,  le sculture, i bassorilievi medievali, la collezione di armi appaiono sullo schermo del nostro smartphone con descrizioni chiare e interessanti, con curiosità sfiziose e fotografie nitide.

E le sorprese si susseguono, dalla Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi, la cui collezione pittorica – prevalentemente di opere italiane databili tra il 1830 e il 1930 –farebbe invidia a molti musei, alla Galleria Alberoni che custodisce un vero tesoro, l’Ecco Homo di Antonello da Messina, un dipinto di una bellezza sconvolgente. E ancora, le viette strette, dalle quali occhieggiano inaspettati chiese e palazzi nobiliari, i ristorantini e le botteghe gastronomiche: il fascino sottile di Piacenza ha assi vincenti da calare sul tavolo del bien vivre.

Simona P.K. Daviddi

 

Simona PK Daviddi

Simona PK Daviddi

Emiliana per tre quarti (l’ultimo quarto è top secret) è convinta di essere la discendente diretta di Matilde di Canossa, perché come lei “chiacchiera” in una manciata di lingue, tra le quali il russo e il giapponese. Nessuno la chiama con il suo primo nome di battesimo – neppure i suoi genitori né il suo editore – ma con le iniziali degli altri due (anche questi top secret), Pikappa. Ha scoperto le tre grandi passioni della sua vita – viaggiare, fotografare e scrivere – quando aveva otto anni e le hanno regalato la prima reflex e la prima moleskine; da allora, appena può, infila “due cose” in valigia e parte, rigorosamente in compagnia della sua Nikon. Il jet lag la rende euforica. Di recente si è innamorata del rugby e della Sicilia: si sospetta che la “colpa” sia di Massimiliano, il suo fidanzato, rugbista trinacrio. Se non facesse la giornalista, farebbe la ballerina di danza del ventre o la bailaora di flamenco.