La Fondazione Paolo e Carolina Zani di Cellatica racconta la Venezia del XVIII secolo attraverso un dialogo inedito tra pittura, moda, costume e cinema.
Cellatica (BS), Italia.
Dal 12 settembre al 6 dicembre 2026, la mostra Magnifica Eleganza. Tiepolo, Longhi e Guardi tra arte e moda, ideata e coordinata da Massimiliano Capella, riunisce 45 opere, abiti originali del Settecento e i celebri costumi realizzati da Danilo Donati per Il Casanova di Federico Fellini, messi in dialogo con le fotografie di Mustafa Sabbagh. Un percorso che trasforma la storia dell’eleganza veneziana in un racconto visivo ancora sorprendentemente contemporaneo.

Venezia, capitale dell’eleganza
Mentre la Serenissima attraversava il lento declino del proprio potere politico, Venezia conquistava l’Europa attraverso un’altra forma di supremazia: quella dell’eleganza. È proprio questa dimensione della società veneziana settecentesca il cuore della mostra ospitata nella nuova Sala Esposizioni della Casa Museo della Fondazione Paolo e Carolina Zani.
Il progetto propone una lettura della pittura veneziana del XVIII secolo attraverso il rapporto tra arte e moda, mostrando come gli artisti non fossero soltanto cronisti della vita quotidiana, ma anche attentissimi osservatori dei comportamenti, dei gusti e dei codici sociali.

La moda dipinta da Longhi, Tiepolo e Guardi
Le 45 opere in mostra comprendono dipinti e disegni di Pietro Longhi, Giambattista Tiepolo, Francesco Guardi e Pietro Antonio Rotari. Accanto alle opere d’arte, vengono presentati per la prima volta al pubblico anche abiti originali del Settecento.
Il risultato è un confronto diretto fra ciò che gli artisti vedevano e rappresentavano e la concretezza degli abiti dell’epoca: panier, damaschi, velluti, sete, ricami e sofisticati tagli sartoriali permettono di leggere la pittura anche come una preziosa testimonianza della storia della moda.
I dipinti diventano così vere e proprie mappe del gusto. Ogni dettaglio – dalla silhouette agli accessori, dalla stoffa alla postura – racconta un mondo in cui vestirsi significava dichiarare il proprio ruolo sociale.

Il Ridotto, teatro della mondanità
Tra i protagonisti della mostra spicca Il Ridotto in Venezia di Pietro Longhi, una delle immagini più celebri della società veneziana del Settecento.
La scena si trasforma in un autentico catalogo dell’eleganza della Serenissima: dame in andrienne sostenute dai panier, gentiluomini con velade e tricorni, maschere, sete e broccati animano l’atmosfera dei Ridotti.
Qui il gioco, il Carnevale e la rappresentazione di sé non sono semplici divertimenti, ma diventano parte integrante della vita sociale. L’abito contribuisce a costruire il personaggio, mentre la maschera aggiunge un ulteriore livello di teatralità a una società fondata sull’apparire.

Quando il quadro incontra l’abito
Uno degli aspetti più interessanti dell’esposizione è la possibilità di verificare dal vivo gli elementi che compaiono nelle tele.
L’andrienne raffigurata nei disegni di Longhi trova corrispondenza negli abiti storici esposti. La robe à la polonaise emerge invece nelle figure della Veduta di Villa Loredan a Paese di Francesco Guardi, mentre le raffinate robe à la française, con i caratteristici plis Watteau, e gli habit à la française compaiono nei fogli di Guardi e Tiepolo.
Il percorso racconta così anche la forte influenza della moda francese sulla Venezia settecentesca.

Maschere e identità
Anche gli accessori diventano strumenti per comprendere la cultura dell’epoca. L’inedita Dama con moretta di Pietro Antonio Rotari restituisce il fascino misterioso della maschera femminile più iconica della Serenissima.
Bautta e larva, ricorrenti nelle scene di Longhi, riportano invece alla dimensione teatrale del Carnevale veneziano: un universo fatto di ambiguità, gioco e trasformazione che contribuì a costruire il mito europeo di Venezia.

I disegni come “figurini” del Settecento
Particolarmente significativo è il nucleo di disegni provenienti dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, Gabinetto Stampe e Disegni, Ca’ Rezzonico.
Questi fogli, osserva il progetto espositivo, possono essere letti come autentici “figurini” ante litteram. Longhi, Tiepolo e Guardi studiano con attenzione quasi sartoriale abiti, panneggi, accessori e atteggiamenti.
La loro importanza va quindi oltre il semplice valore preparatorio: sono documenti capaci di restituire una testimonianza preziosa della cultura vestimentaria del Settecento.

Dal Settecento a Fellini: il costume diventa cinema
Il percorso compie poi un salto temporale e approda al Novecento con i costumi creati da Danilo Donati per Il Casanova di Federico Fellini, film del 1976.
Marsine in velluto rosso, grandi panier, sete cangianti e silhouette esasperate raccontano una Venezia che non vuole essere semplicemente ricostruita, ma reinventata attraverso l’immaginazione.
I costumi di Donati, premiati con l’Oscar nel 1977, non sono infatti una ricostruzione filologica del Settecento: sono una libera interpretazione poetica del suo immaginario. Proprio per questo il loro dialogo con Longhi, Guardi e Tiepolo dimostra quanto il mito della Venezia settecentesca continui a influenzare cinema, moda e cultura visiva contemporanea.

La fotografia di Mustafa Sabbagh
A completare questo ponte fra epoche sono gli scatti di Mustafa Sabbagh, dedicati ai costumi di Il Casanova e parte del ciclo Trame di Cinema del 2014.
Gli abiti, sottratti alla condizione di semplici reperti museali, vengono indossati da figure reali e trasformati in presenze archetipiche. La fotografia conferisce così ai costumi una dimensione sospesa, quasi sacrale.
Nella Black Room allestita all’interno della Casa Museo, il dialogo fra abiti e fotografie diventa ancora più intenso. Il nero, elemento distintivo della ricerca di Sabbagh e colore centrale nelle scelte cromatiche del Casanova, diventa il filo conduttore di un incontro fra arte, moda e cinema.

Arte, bellezza e socialità
La mostra non si esaurisce nelle sale espositive. Il programma collaterale amplia il racconto attraverso laboratori creativi, approfondimenti sui rituali di bellezza del Settecento, workshop dedicati a fragranze e cosmesi e appuntamenti conviviali di Arte & Cicchetti.
Alla musica sono affidati inoltre quattro concerti delle Settimane Barocche di Brescia, dedicati alla Venezia del Settecento e ospitati nell’Auditorium della Fondazione.
Ne emerge il ritratto di un’epoca nella quale arte, moda, bellezza, musica, socialità e rappresentazione di sé erano profondamente intrecciate.
Photo a cura di Stefania Mezzetti




