Il giorno 25 novembre 2025, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, all’Arengario di Monza è comparsa una piccola statua mariana dipinta di rosso. L’installazione, “apparsa” la mattina presto e “scomparsa” a metà pomeriggio, è stata occasione, anche, di un esperimento sociologico.
Monza, Italia.
Impossibile trovarsi nei pressi dell’Arengario di Monza, cuore del centro cittadino, senza notarla. Nella giornata del 25 novembre una piccola statua raffigurante la Madonna è comparsa di primo mattino in piazza Roma, sul lato dell’edificio medievale rivolto verso piazza Duomo. Senza targhette, senza didascalie, senza spiegazioni. Alla mercé dei passanti.

L’indifferenza dei passanti
La maggioranza delle persone che si sono trovate a passare di lì, immerse nel ritmo serrato di una normale giornata lavorativa, non l’ha neanche vista. Parecchi passanti invece l’hanno notata ma hanno continuato a camminare, magari con la testa voltata all’indietro per un tratto di strada. Solo alcuni si sono fermati a guardarla, qualcuno ha scattato una foto, qualcuno l’ha toccata, addirittura qualche persona ha fatto un segno della croce. I bambini delle scolaresche in gita a Monza sono stati i più catturati dall’installazione, ponevano una domanda a voce alta e richiamavano tutto il gruppo a fare capannello.
Cosa ci facesse una statuta della Madonna completamente dipinta di rosso, apparentemente abbandonata, non è dato sapere.

Elend Zyma
Solo i più attenti hanno scorto nel colore della pittura, nel titolo apposto sul piccolo piedistallo: “MaDONNA” e nella scritta “IN” sul cuore della figura, sotto le mani raccolte sul petto il segno distintivo dei lavori contro la violenza sulle donne di Elend Zyma.
L’artista monzese infatti, impegnato nella giornata del 25 novembre a Milano, con l’inaugurazione delle sue DONNE IN ROSSO davanti a Palazzo Pirelli, ha voluto lanciare in forma anonima, nella sua città, un messaggio nuovo, di speranza oltre che di memoria.

Tutte le donne che lottano
“La Madonna era innanzitutto donna, io la voglio immaginare così, madre di tutti – ha spiegato Zyma – Le ho disegnato il simbolo “IN” sul petto, come l’ho dipinto sui manichini rossi, ma in particolare ho posto la “I” sotto le sue mani giunte: il simbolo “IN” infatti, oltre a rappresentare i giorni che passano in carcere, rappresenta le donne vittime di violenza, due non ce l’hanno fatta, una sì. La Madonna protegge la donna che ce l’ha fatta, protegge tutte le donne che lottano contro la violenza“.

Una donna
“Questa statua che mi ha procurato il mio amico don Augusto (Don Augusto Panzeri, responsabile della Caritas di Monza e già cappellano del carcere di Monza, ndr) mi piaceva perché la Madonna è senza Gesù Bambino e ha dei lunghi capelli ondulati sulla schiena, è donna. Aveva dei piccoli difetti, piccole ammaccature, che ho sistemato ma senza ricostruire niente, non volevo intaccare l’opera. Ho conservato anche il foro che aveva sulla nuca, forse era stata appesa, chissà, mi è sembrato molto simbolico“.
Nelle intenzioni dell’artista c’era lasciare quest’opera in uno spazio pubblico, di passaggio, senza formalismi, senza significati imposti, una presenza umile e inosservata come deve essere stata la Madonna in carne e ossa, che l’opera MaDONNA di Elend Zyma rappresenta.

Diverse sensiblità
Chi ha una sensibilità religiosa l’ha interpretata così: “La Madonna rossa come il sangue, rossa come il cuore, prende a cuore il dolore di ciascuno“.
Chi ha trovato l’installazione fuori luogo ha commentato: “Più che un’opera d’arte mi sembra una statua dipinta e scaricata per la strada da un esibizionista“.
Infine c’è stato chi ha voluto leggervi un significato culturale: “Marketing oriented perfetta. La donna tra le donne. Ma capisco che possa turbare la sensibilità; però in fondo, a pensarci bene, non è stata la prima donna a combattere bias culturali sul genere, facendo cose che nessuno voleva che le donne facessero?“.
Un’opera che ha fatto riflettere insomma, ad avere occhi abbastanza attenti per vederla. Lo stesso si può dire, purtroppo, della violenza sulle donne: tante volte basterebbe avere occhi abbastanza attenti per vedere.
Photo Elena Borravicchio




