Dopo quattro anni di scavi e restauri, il Parco archeologico del Colosseo restituisce al pubblico gli ambulacri meridionali. Un intervento filologico, firmato da Stefano Boeri Interiors e Mapei, che permette di calpestare nuovamente le quote originali dell’Anfiteatro e scoprire i segreti del suo antico sistema idraulico.
Roma, Italia.
Il Colosseo non smette di stupire e, da oggi, si mostra in una veste più completa e fedele alla sua magnificenza originale. Il Parco archeologico del Colosseo (PArCo) ha inaugurato gli interventi di valorizzazione degli ambulacri meridionali, un’area che per oltre un secolo era rimasta celata da sistemazioni ottocentesche che nascondevano il piano di calpestio antico. Grazie a un complesso lavoro di scavo e restauro, i visitatori possono finalmente percepire l’ingombro reale del monumento anche sul fronte sud, quello storicamente più fragile.

Sopra, Ambulacri meridionali del Colosseo, Crepidine Nord , Simona Murrone, Parco archeologico del Colosseo.
Foto grande in alto, Ambulacri meridionali del Colosseo, Simona Murrone, Parco archeologico del Colosseo
Un recupero tra archeologia e ingegno
Il settore meridionale, costruito su un terreno alluvionale meno stabile rispetto al nord, subì nei secoli crolli e spoliazioni. Tra il 2021 e il 2024, un’indagine scientifica su 3.000 mq ha documentato una stratigrafia millenaria: dai ricoveri per animali del Medioevo fino ai grandi restauri dell’Ottocento. Riportando l’area alla quota originaria di 23 metri sul livello del mare, sono riemersi i blocchi in travertino superstiti, ora protetti e recintati.
“Gli scavi hanno permesso di riportare alla luce un settore dimenticato da quindici secoli, quello da cui l’Imperatore faceva ingresso nell’Anfiteatro”, spiega Alfonsina Russo, Capo Dipartimento per la valorizzazione culturale.

Ambulacri meridionali del Colosseo, area archeologica, Simona Murrone, Parco archeologico del Colosseo
Il design di Stefano Boeri e la rinascita della crepidine
Il progetto architettonico, curato da Stefano Boeri Interiors, ha puntato sulla leggibilità e sull’accessibilità totale grazie a nuove rampe per visitatori con difficoltà motorie. La nuova pavimentazione in travertino, estratto dalle cave di Tivoli, delinea il perimetro perduto e ripristina i gradini della crepidine, il bordo esterno che sopraelevava l’edificio dalla valle tra Celio, Palatino, Velia e Colle Oppio.
Dove un tempo si elevavano i pilastri alti 50 metri, sono stati collocati elementi stilizzati in pietra che rievocano la sequenza degli ambulacri radiali e anulari. Un dettaglio suggestivo? A terra sono stati incisi i numeri dei fornici, gli stessi che guidavano gli antichi spettatori verso i propri settori. L’architetto Stefano Boeri ha sottolineato: “La riforma del piazzale sud ha finalmente restituito la percezione della dimensione originale del monumento”.

Ambulacri meridionali del Colosseo, Simona Murrone, Parco archeologico del Colosseo
Tecnologia e sostenibilità: il restauro delle superfici
Il restauro delle superfici, sovrinteso da Angelica Pujia, ha interessato 1.300 mq e una varietà incredibile di materiali: dalle malte di allettamento ai plinti, fino a reperti mobili di pregio come un busto di Giove Egioco in marmo pentelico, monete e monili.
Un ruolo cruciale è stato giocato dalla sponsorizzazione tecnica di Mapei, con materiali a base calce privi di cemento, e dalla sperimentazione del NanolaQ. Questo prodotto innovativo, frutto della collaborazione con l’Università dell’Aquila, utilizza nanoparticelle di calce in acqua per consolidare le malte antiche in modo sostenibile. Marco Squinzi, CEO di Mapei, ha dichiarato: “Mettiamo a disposizione della cultura le nostre competenze, unendo innovazione e tradizione”.

Ambulacri meridionali del Colosseo, Simona Murrone, Parco archeologico del Colosseo
Nuove scoperte: l’idraulica di Vespasiano
Lo scavo ha permesso di comprendere appieno l’impianto idraulico dell’Anfiteatro. Tra i fornici LXIV e LXXI, l’area archeologica è stata lasciata a vista per mostrare le fondazioni e i canali fognari; proprio qui, i bolli laterizi hanno confermato definitivamente la datazione all’età di Vespasiano.
Come ricordato da Simone Quilici, Direttore del PArCo: “Da oggi visitatori e romani avranno una nuova visione del Colosseo, uno spazio che si riappropria della sua essenza attraverso la sapiente riproposizione dei suoi elementi fondamentali”. I lavori, conclusi nel febbraio 2026 sotto la direzione tecnica di Federica Rinaldi e Barbara Nazzaro, aprono finalmente un nuovo capitolo per il monumento più famoso al mondo.
Photo courtesy of Elettra Ufficio Stampa




