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Sulla via delle Pale di San Martino e del Lagorai i nuovi bivacchi del Cai Fiamme Gialle

E’ giallo, altamente visibile, il nuovo bivacco Aldo Moro del CAI Fiamme Gialle che in questi giorni è stato posizionato sul Coston dei Slavaci, sulla catena del Lagorai a quota 2600 metri sul livello del mare. Progetto dell’architetto trentino
Raffaele Cetto, vincitore del concorso di progettazione per la Ricostruzione dei bivacchi gestiti dal C.A.I. Sezione “Fiamme Gialle”.

Predazzo (TN), Italia.

Non orfano ma ultimo dei tre bivacchi, tutti in sostituzione delle strutture esistenti degli anni ‘70-’80, il bivacco dell’ architetto Raffaele Cetto e del Cai Fiamme Gialle affonda nei principi della micro- architettura, dell’abitare minimo e della responsabilità solidale.

I modelli vetusti da sostituire

Nel 2022 Il C.A.I Sezione Fiamme Gialle di Predazzo (TN) in occasione del 100° anniversario della Scuola Alpina della Guardia di Finanza indice un concorso per rinnovare gli storici bivacchi alpini realizzati negli anni 70-80 : il bivacco“Fiamme Gialle”, posizionato ai piedi del Cimon della Pala, Gruppo Pale di San Martino, Dolomiti; il bivacco “Renato Reali”, posizionato alla Forcella di Marmor, Catena meridionale del Gruppo Pale di San Martino, Dolomiti; il bivacco “Aldo Moro” sul versante nord del Coston dei Slavaci, Gruppo del Lagorai (m 2565), sul tracciato della Translagorai.

La Pale di San Martino di Castrozza, gruppo più esteso delle Dolomiti e il Lagorai, la più vasta catena montuosa del fianco orientale trentino, sono tra i luoghi più suggestivi e selvatici delle Alte Vette. Si arriva tramite percorsi definiti e studiati, si accede se esperti , fisicamente preparati o con l’aiuto di guide alpine.

Il bivacco: struttura essenziale o modello del vivere contemporaneo?

Espressione moderna dell’ Existenzminimum, del vivere essenziale contemporaneo , l’origine del bivacco risale al 1785 sul Monte Rosa, come punto di appoggio per le miniere adiacenti. Solo nel 1900 si ha il primo bivacco fisso come riparo e punto di partenza per le ascensioni degli alpinisti , ma è durante la seconda guerra mondiale che l’ingegnere Giulio Apollonio perfeziona il modello dei fratelli Ravelli (struttura a semibotte, circa 4 metri quadrati di superficie) e realizza un modello tipo che prenderà il suo nome, Apollonio, e sarà il modello più utilizzato su tutto l’arco alpino: 6 metri quadrati di struttura, 9 posti letto, di colore rosso per essere ben visibile.

Su 250 bivacchi di proprietà del CAI (Club Alpino Italiano) 140 sono modelli Apollonio. I bivacchi sostituiti Fiamme Gialle, Renato Reali e Aldo Moro sono invece modello Berti , progettato dall’ ingegnere Giorgio Baroni, derivato dal modello tipo Ravelli e Apollonio

Tutti pazzi per i bivacchi

Tema contemporaneo e ambito questo dei bivacchi sia per il crescente interesse per l’alpinismo,l’alta montagna si sta progressivamente aprendo alla valle, sia perché la semplicità tipologica che lo rappresenta costituisce esercizio di stile e ricerca innovativa per molti architetti progettisti che affrontano il tema.

Landmark o oggetto mimetico non c’è una regola fissa, ma la conoscenza dell’ architettura alpina dell’alta quota, del territorio, la scelta senziente dei materiali è fondamentale per non creare un prodotto solo esibizionista.

Il modello tipo da replicare

Il concorso prevedeva l’ideazione di un progetto unico ,un bivacco tipo, per tutte e tre le collocazioni.

Gli obiettivi da perseguire erano chiari : la soluzione avrebbe dovuto rappresentare l’istituzione Guardia di Finanza e creare un nuovo bivacco che non stravolgesse le funzioni contenute nella sua definizione, luogo di emergenza, favorendo sistemi di costruzione sostenibili a costi contenuti per la realizzazione e la manutenzione nel tempo. Gli interni dovevano garantire uno spazio sufficiente per un numero di posti letto tra i 9 e i 12 e per l’accoglienza di una barella di emergenza utilizzata per il soccorso alpino. L’arredo integrato nelle strutture portanti.

il progetto prescelto di Raffaele Cetto

La soluzione di Raffaele Cetto, vincitore del concorso, è un volume in assonanza con la sagoma e le dimensioni del bivacco preesistente. I colori grigio e giallo, oltre a segnalare il luogo in emergenza, rievocano la livrea dell’elicottero AW169 della Sezione Aerei Guardia di Finanza.

Resistenza strutturale, leggerezza e sicurezza

La struttura principale è stata pensata in metallo per resistere alle intemperie dell’alta quota e al carico neve, suddiviso in più moduli per rimanere nella portata massima dei carichi durante il trasporto in elicottero. La copertura è rivestita in pannelli in alluminio per alleggerire la struttura ed ospita pannelli fotovoltaici per ricaricare dispositivi elettronici, attivare le luci interne e di emergenza.

Taac!

Gli interni sono in multistrato di betulla dalle caratteristiche di alta resistenza meccanica, gli arredi mobili, apribili e a scomparsa; le sedute ad incastro ed impilabili; presenti scomparti per le attrezzature. Oltre alla porta di ingresso Raffaele Cetto introduce un accesso laterale con scaletta interna ed esterna dal quale accedere nei periodi di intense nevicate e per utilizzare la struttura anche in inverno. Un’apertura dell’architetto vincitore verso un trend, la frequentazione dell’alta montagna non solo per le ascensioni e le discese degli alpinisti, che non può essere fermato ma che deve essere regolamentato.

Unico vezzo la vetrata panoramica anteriore, che esternamente crea uno spazio esterno protetto con seduta in legno, i tre oblò in vetro sul retro e l’introduzione di un ambiente living, al quale si accede da una porta ingresso laterale, per garantire una migliore vivibilità del refettorio.

Conoscere a fondo la montagna per costruire bene in alta quota

Raffaele Cetto parte dall’esigenza personale e culturale di tirare una riga e decide di pensare come una montagna, luogo che conosce bene.

Ritorna al bivacco come luogo di emergenza, destruttura e ripulisce gli azzardi contemporanei, riprende l’origine del termine bivouac, guardia notturna di riserva , e crea uno spazio interno libero e sobrio, minimalista ma ospitale, un linguaggio che si adatta bene all’alta quota.

Decide di non spettacolarizzare ,rinuncia alla mimesi con l’ambiente circostante e ci ricorda che la montagna può essere un luogo pericoloso: un luogo di tutti, ma non per tutti.

Testo Luana Prete

Credit photo dall’alto: Matteo De Bellis. Cai Fiamme Gialle. Matteo De Bellis. Cai Fiamme Gialle (2). Matteo De Bellis (3).

Luana Prete

Luana Prete

Architetto per mestiere e osservatrice per indole. Pugliese di radici e padovana d'adozione porta dentro di sé una geografia interiore fatta di luce, pietra e memoria. Cammina per sentieri e per città con lo stesso passo attento: ama il trekking, il buon vino, il cibo che racconta territori. Ma soprattutto ama guardare le persone, coglierne i silenzi, leggere ciò che non viene detto. Caparbia, solitaria, selettiva. Costruisce spazi di giorno e sogna di raccontare storie di notte. Perché prima ancora di diventare architetto, ha sempre saputo osservare il mondo.

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