Agenda Viaggi intervista Riccardo Condorelli, ideatore del brand Porticcioli, che da San Felice del Benaco approda a Milano con un bistrot dal concept originale: cucina di pesce, atmosfera intima e un sorprendente pairing con gin d’autore. Un progetto che unisce visione imprenditoriale, sperimentazione e passione per il gusto.
Milano, Italia.
Un bistrot elegante, pochi coperti, atmosfera raccolta. Nel cuore residenziale di Milano nasce Porticcioli Milano, l’ultima sfida imprenditoriale di Riccardo Condorelli, che porta in città l’anima mediterranea del suo primo progetto nato a San Felice del Benaco. Ma con una firma inconfondibile: il gin pairing, come nuovo filo conduttore di un viaggio tra sapori di mare, contaminazioni gourmet e sperimentazione. In questa intervista esclusiva, Condorelli racconta filosofia, visione e futuro di un progetto che vuole riscrivere le regole dell’abbinamento a tavola.

Riccardo Condorelli
Come è nato il progetto Porticcioli Milano?
Il progetto Porticcioli Milano nasce come spin-off di una prima, fortunata esperienza avviata tre anni fa sulle rive del Lago di Garda. A San Felice del Benaco, nel golfo che guarda Salò, prende vita Porticcioli Garda: un ristorante sull’acqua con una proposta di pesce di mare in un contesto lacustre. Un’idea che si rivela vincente fin da subito, tanto da trasformare il locale in un punto di riferimento per la cucina di pesce della zona, attirando una clientela sempre più numerosa e affezionata.
Ma la forte stagionalità del Garda, intenso lavoro da maggio a settembre, quasi nulla nei mesi invernali, ha spinto i fondatori a riflettere su come dare continuità al progetto. Nasce così l’intuizione di creare un vero e proprio brand, “Porticcioli”, con l’obiettivo di sviluppare nuove aperture capaci di garantire fatturato costante e riconoscibilità.
Il primo passo di questo percorso è Porticcioli Milano, aperto a fine gennaio in un elegante quartiere residenziale della città. Uno spazio raccolto, pochi coperti, atmosfera intima da bistrot, pensato per diventare un ristorante di quartiere. Non una semplice copia del concept lacustre, ma un laboratorio identitario: qui prende forma il carattere distintivo del brand, che si fonda su un abbinamento insolito quanto affascinante – quello tra cucina di pesce e gin.
Con oltre 120 etichette selezionate, e una carta che ruota tra le 60 e le 70 referenze, Porticcioli propone un’esperienza di pairing inedita: menù degustazione abbinati a gin tonic, in cui le botaniche e le spezie utilizzate nei cocktail si ritrovano anche nei piatti. Un filo conduttore aromatico che definisce un’identità forte, capace di distinguersi in un contesto competitivo come quello milanese.
“All’inizio non è stato facile abituare il pubblico a pasteggiare con il gin al posto del classico calice di vino, raccontano i fondatori, ma oggi, con un lavoro di educazione e fidelizzazione, i risultati sono entusiasmanti.” Il format, ora, viene portato anche sul Lago di Garda, dove la clientela vacanziera si mostra ancora più ricettiva.
E le novità non finiscono qui: entro fine luglio sarà lanciato il primo gin firmato Porticcioli, con un evento speciale sulle rive del lago, e contemporaneamente verranno annunciate due nuove aperture, a Brescia centro e a Bergamo Alta. Un progetto in continua evoluzione, che unisce cucina di qualità, passione per il gin e una visione imprenditoriale precisa e contemporanea.

Quali sono le caratteristiche che distinguono porticcioli milano nella scena gastronomica meneghina?
Obiettivo è quello di far mangiare dell’ottimo pesce, di qualità con una attenzione agli accoppiamenti e ricerca di pering che faccia esaltare dei sapori, che solitamente e soprattutto nei crudi, si perdono.
Milano è una citta’ molto competitiva sul fronte della ristorazine. Quale e’ stata la vostra sfida piu’ grande nell’aprire qui?
Milano è un investimento, nell’ottica di brand e di nuove aperture oltre a quella del lago di Garda, che è il nostro cuore pulsante. Milano è per noi il laboratorio dove nascono le idee, dove si sviluppano. Milano è fondamentale per la comunicazione, il marketing. Era necessario, prima di uno sviluppo di brand, essere su Milano. Milano ha 40 coperti mentre al lago di Garda 200. Bergamo e Brescia avranno 150 coperti. Milano è il posto dove anche noi soci ci incontriamo, proviamo i Gin, incontriamo i fornitori. Con lo chef facciamo le prove per gli altri ristoranti, è un po’ il laboratorio piccolino dove possiamo giocare. Milano è piccolo e e veloce, possiamo modificare. Da quando abbiamo aperto siamo al III menù perché ci siamo evoluti, nel tipo di cucina. Milano è il traino per tendenza ma per noi poi il business è fuori Milano.
Avete una clientela ideale a cui vi rivolgete o porticcioli milano è pensato per tutti?
E’ pensato per tutti, è trasversale ma nel nostro cuore vogliamo una clientela di zona, un ristorante solido dove la clientela sta bene, ci viene da solo, con la famiglia, con un amico. La nostra semplice ma strutturata idea è quella di essere un po’ come a casa tua.

C’è un ingrediente o un concetto che per voi rappresenta il “filo rosso” del progetto?
Il pesce crudo in tutte le sue declinazioni.
Come avete scelto lo chef Ciro Tecchio?
Arriva in corsa, il precedente chef per motivi personali non se la sentiva di seguire il progetto e con il passaparola abbiamo fatto qualche colloquio e abbiamo scelto Ciro Tecchio, che arriva da una realtà stellata Milanese. Lui è basato a Milano, è qui che studia i menù e poi si fa la formazione del personale dei vari ristoranti.
Il menù sembra un viaggio tra mare e terra. C’è un piatto che racconta meglio la vostra filosofia?
No … oggi il menù ad esclusione di un piatto territoriale, che a Milano è la cotoletta alla milanese e al lago di Garda è un fusillone al Lavarello che è un omaggio alla città che ci ospita, credo che sia identificativo di chi siamo, quello per il quale vogliamo che i clienti ci riconoscano. Se devo menzionare due piatti sono Il Velo battuta di gambero di Mazara del Vallo accompagnato da guacamole, salsa agli agrumi, burrata e corstini di paprica. Semplice ma ha un equilibrio eccezionale. E poi La Linguina al ragù di scorfano con pomodorino datterino rosso e giallo. Oggi è uno dei piatti migliori che abbiamo mai fatto nei nostri ristoranti. Entrambi i piatti sono molto rappresentativi del lavoro che stiamo facendo.

Il gin come nuovo compagno di viaggio a tavola: una scommessa?
No una certezza. Non ho ancora trovato nessuno che ho convinto a pasteggiare con il Gin e che l’indomani mi avesse detto mai più, anzi. Quello che spesso mi capita è di offrire il primo e poi continuano a pasteggiar con il Gin. Ogni piatto ha il suo Gin in abbinamento.
Uno sguardo al futuro: cosa immaginate per Porticcioli Milano?
Un laboratorio di ricerca e sperimentazione. Miano è una città difficile ma sfidante. Quando vedi persone che passano per 20 giorni e poi entrano, quella è la sfida che hai vinto. Milano serve anche per capire le mode.
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