Stretto di Messina, la forma di una falce

24 ORE A MESSINA: TRA IONIO E TIRRENO, TRA MITO E LEGGENDA

Scritto da Redazione on . Postato in Weekend

Un weekend a Messina, 24 ore nella città dello stretto, in cui Ionio e Tirreno s’incontrano. Tra gorghi e miraggi, miti e leggende, spiagge e buon cibo, antiche tradizioni e una cultura millenaria.

Messina Chiesa S. Eustochia

Messina, Italia.
Terra, mare, e ancora terra. Due sponde che si guardano, si avvicinano, si sfiorano, ma non si toccano. L’attimo che separa un bacio, l’incompiutezza e l’infinito in quell’attimo blu che divide il continente dal sogno siciliano. È lo stretto di Messina, una striscia di mare e corrente tra Sicilia e Calabria. Si narra che Omero ivi abbia ambientato il mito delle Sirene, e questo proprio perché nello Stretto si verifica qualcosa di unico al mondo. Le correnti del Mar Ionio e del Tirreno si scontrano in quella fascia dando vita a diversi gorghi, dei veri e propri vortici, spesso anche vicino alla costa.

Per terra succede qualcosa di analogo, le coste si incontrano in una spiaggia, la spiaggia di Torre Faro, dove ai bagnanti viene regalato un privilegio esclusivo: la possibilità di parcheggiare la macchina e scegliere il mare in cui tuffarsi. Troppo vento sullo Ionio, cento metri e sei sul Tirreno, più calmo, e viceversa. Torre Faro è un villaggio di pescatori, case basse e arredate in modo scarno, le barchette adagiate sulla spiaggia, e un orologio che funziona a rallentatore.

È sempre così, o meglio quasi sempre. I battiti infatti vanno a mille e l’adrenalina sale alle stelle quando si va a caccia del pesce spada, simbolo dello stretto e piatto tipico messinese. Nella pesca del pesce spada viene attuata una lotta leggendaria e alla pari tra l’uomo e il pesce, nel rispetto per quest’ultimo e verso la tradizione. Si parte presto la mattina, armati di fiocina, e spinti dal vento. Il pesce spada viene puntato e inseguito, non ci sono trucchi, ci si avvicina sempre di più, lo si accosta, finché la fiocina viene scagliata all’altezza delle branchie del pesce che, agonizzante, è costretto ad arrendersi. E’ un’esperienza unica e indescrivibile che è possibile vivere rivolgendosi ad alcune agenzie turistiche.

Il mare, il pesce e i pescatori. Pescatori come Colapesce, altro simbolo e mito della città. La leggenda narra di questo ragazzo, provetto nuotatore, che, sfidato da alcuni cittadini a scendere sempre di più verso il fondale, avrebbe trovato due colonne malmesse e pericolanti sulle quali poggiava la città, se non l’intera Sicilia. Il coraggioso Colapesce, così si sarebbe lanciato ancora più a fondo andando a reggere le colonne, e salvando la città. Ne parla Calvino nelle sue Fiabe.

Dopo questa digressione eroica e fiabesca torniamo proprio al pesce, in città si mangia bene ovunque, ma in zona segnaliamo il Ristorante Anselmo e la Trattoria Tamburino.

Messina però non è solo pesce Spada, così attraversiamo il villaggio di Torre Faro per giungere ai laghetti di Ganzirri, due lacrime d’ acqua a due passi dal mare, circondate dal verde, da eleganti villette e strutture recettive. Tra la brezza marina e il sole che filtrato dagli alberi si specchia nell’acqua del lago si può godere della freschezza delle cozze, che qui vengono coltivate, per gustarle in uno dei ristorantini del lungo lago.

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Si torna in macchina, sullo scooter o in autobus: Messina è uno dei comuni italiani con più chilometri di costa, quindi basterà proseguire verso il centro della città, o in direzione Palermo, per godere della freschezza del mare. Lo Ionio è più limpido e freddo, ma vi è il rischio di essere colpiti dai tentacoli di qualche medusa, specie zona Pace o Contemplazione; il Tirreno, a volte mosso, è caldo e con una spiaggia fine e dorata, nella frazione di Mortelle.

Proseguendo sul litorale ed entrando in città s’incontra il Museo Regionale, dove godere della vista di opere di grande valore, tra cui anche di artisti come Antonello e Caravaggio. L’esposizione si trova proprio di fronte al capolinea del tram: basterà saltarci su per giungere al centro. Da non perdere il Duomo a mezzogiorno, quando il gallo canta e il leone ruggisce. È l’ orologio che si attiva. Un meccanismo complesso e affascinante che, partendo dal basso, ripercorre le tappe della vita umana e della città, con i suoi miti e i suoi eroi. Dina e Clarenza, la Madonna della Lettera, protettrice della città, l’erezione della chiesa di Montalto, che si trova proprio lì vicino, anch’essa tappa obbligata. Alla fine di tutto la delicatezza dei violini, con il duomo che si trasforma in teatro e il campanile che suona delicatamente le note de l’Ave Maria di Schuberth.

Cinque minuti di grande spettacolo. Poi è il momento di proseguire. Da non perdere sono l’interno della Chiesa e il suo Museo dei tesori del Duomo. Poi è il momento di cercare un luogo dove apprezzare il panorama mozzafiato dello stretto. Il consiglio è di salire alla chiesa di Montalto. Un po’ di strada ripida ma, arrivati in cima, ne sarà valsa la pena: un angolo inaspettato di pace e una piccola chiesetta con veranda sul mare ad accogliere il viandante senza chiedere nulla in cambio e restituendo pace, silenzio e una vista meravigliosa. Dello stretto, certo. Ma anche della Zancle, l’antico nome di Messina, che significa falce, nome dovuto alla forma del porto naturale della città.

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Finita la visita non resta che andare a mangiare, magari in una classica rosticceria siciliana, per cibo tradizionale, economico e delizioso. Dai classici arancini, i pidoni, le mozzarelle in carrozza o i San Daniele. E poi i dolci: la cassata, la setteveli o i cannoli. Mentre chi vuole andare per negozi può divertirsi passeggiando tra viale san Martino e Via dei Mille.

Ma il tempo è tiranno e lo splendido mare messinese merita altre attenzioni. Chi ama vento e cavalloni può andare sul wind surf proseguendo verso sud, sulla costa ionica. E, mentre la giornata volge al termine, non c’è cosa migliore che godersi un tramonto distesi in riva al mare, sorseggiando un mojito o bevendo un caffè. Ed è qui che lo Stretto diventa magia, grazie allo scontro delle correnti e a quello delle temperature. Stiamo parlando della Fata Morgana, un effetto ottico che può modificare, alla vista, la dimensione e la collocazione di alcuni oggetti. Leggenda racconta che un conquistatore nordico, giunto in Calabria, mentre si accingeva a partire per la Sicilia, avrebbe visto la costa messinese così vicina da indurlo a buttarsi a mare per raggiungerla. Fata Morgana l’aveva beffato: il conquistatore fu inghiottito, inerme, dalla corrente.

L’incantesimo può impadronirsi di chiunque. Lo Stretto chiama, affascina, seduce. I suoi profumi, la varietà della vegetazione, le bellezze della costa, il verde delle colline. C’è una Sicilia da scoprire, da assaggiare e da amare. Perché lo Stretto è questo: l’incompiuto, l’inafferrabile, la poesia di un amore impossibile.

 

TACCUINO DI AGENDA VIAGGI

Come arrivare
Messina non ha un suo aeroporto. Vicinissimi però ci sono l’Aeroporto dello stretto di Reggio Calabria e il Bellini, ex Fontanarossa di Catania. Da entrambi gli aeroporti partono diversi pullman che vi consentiranno di arrivare in città.

Dove dormire
Sulla zona del litorale segnaliamo l’Hotel Capo Peloro Resort, mentre in centro vi consigliamo il Messenion

Dove mangiare
Per mangiare pesce vi consigliamo Ristorante Anselmo, in via Lago Grande, Ganzirri, 29.
Per pasti più veloci ed economici ci sono le gastronomie e le rosticcerie del centro, tra cui La buona forchetta.

 
Antonino De Domenico

 

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