Dal 30 ottobre al 1° novembre 2026 la sesta edizione del Ferrara Food Festival mette al centro il cappellaccio di zucca, simbolo della tradizione estense, affiancato da chef, premi, rievocazioni storiche e iniziative dedicate all’inclusione. Tre giorni in cui Ferrara si racconta attraverso la tavola, tra memoria, persone e comunità.
Ferrara, Italia.
Ferrara, dove la cultura passa anche dalla tavola
Ci sono città che si raccontano attraverso i loro monumenti e altre che sanno svelare la propria identità anche attraverso i sapori. Ferrara appartiene a entrambe le categorie: città d’arte dalla forte impronta rinascimentale, custodisce nelle proprie tradizioni gastronomiche una parte essenziale della sua storia. È da questo incontro tra patrimonio culturale e cucina che prende forma la sesta edizione del Ferrara Food Festival, in programma da venerdì 30 ottobre a domenica 1° novembre 2026.
Per tre giorni le vie e le piazze del centro storico si trasformeranno in un percorso dedicato alle eccellenze enogastronomiche ferraresi, emiliane e italiane. Degustazioni, show cooking, incontri, masterclass, disfide gastronomiche, premiazioni e spettacoli accompagneranno il pubblico alla scoperta di prodotti e saperi che attraversano le generazioni, in dialogo aperto con la contemporaneità. Il racconto seguirà un solo filo, quello del cibo come identità, declinato in tre modi: la memoria, con il cappellaccio e la storia estense; le persone, con chef e premiati; la comunità, con inclusione e filiere locali.

Il cappellaccio, scrigno di memoria e identità
La memoria ha un nome preciso: il cappellaccio ferrarese di zucca, protagonista dell’edizione e uno dei simboli più riconoscibili della cucina estense. Zucca, noce moscata, Parmigiano Reggiano e pasta all’uovo: pochi elementi per un piatto che racchiude una storia di manualità, materie prime e ricette tramandate nelle famiglie. La denominazione Cappellacci di zucca ferraresi IGP ha ottenuto il riconoscimento europeo dieci anni fa, consolidando il legame tra la specialità e il suo territorio d’origine.
Il festival lo celebrerà mettendone in luce origini, tecniche e interpretazioni contemporanee. Sabato 31 ottobre, nel centro storico, le zucche ferraresi comporranno la scritta CAPLA’Z, richiamando il nome dialettale della specialità e trasformando un prodotto agricolo in un segno riconoscibile della festa. Nella stessa giornata le mani esperte dell’Accademia della Sfoglia, guidate dalla sua «capitana» Rina Poletti, daranno vita a un cappellaccio di zucca gigante, che resterà esposto come una scultura fino alla conclusione della manifestazione: la tradizione esce dalla cucina e diventa un elemento scenografico da incontrare passeggiando per la città.
Alla manualità sarà dedicata anche la sfida per il tortello di zucca perfetto: sabato alle ore 14, in Piazza Municipio, al PalaSimaBio, sfogline provenienti da diverse province emiliane si confronteranno davanti a una giuria, mettendo a paragone tecnica, esperienza e interpretazioni di una grande famiglia della pasta ripiena. Domenica 1° novembre il cappellaccio finirà invece, simbolicamente, sotto processo: il centro storico diventerà un’aula di tribunale, con un pubblico ministero a caccia di prove contro il caplàz, un avvocato difensore pronto a sostenerne l’innocenza e un giudice con la giuria a pronunciare il verdetto. Un appuntamento ironico che trasforma la cultura gastronomica in uno spettacolo partecipato.

Dalla corte degli Estensi alla festa di piazza
Se il cappellaccio custodisce la memoria delle famiglie, la storia pubblica di Ferrara ha il volto della corte estense, e il festival le darà spazio con rievocazioni e spettacoli itineranti. Sabato 31 ottobre, dalle ore 16.30, il corteo storico dedicato alle nozze di Lucrezia Borgia e Alfonso d’Este attraverserà le strade del centro, con sbandieratori, tamburi, dame, cavalieri, arcieri e giullari, tra costumi, musica e danze. A rendere possibile la componente storica sarà la collaborazione con la Fondazione Palio Città di Ferrara, rappresentata dal vicepresidente Matteo Cristofori, con sbandieratori nelle piazze e il coinvolgimento anche di ragazzi e giovani.
Alla rievocazione seguirà la White Parade, spettacolo itinerante con trampolieri vestiti da «angeli senza ali», in frac bianco e accompagnati dalle loro dame e da una macchina scenica musicale; intorno alle ore 19, al termine della sfilata, è previsto il lancio di palloni bianchi.
Accanto alla storia, la piazza diventa luogo di gioco e di convivialità. Dalle ore 10 di sabato, in Piazza Castello, il Tiro al salame inviterà grandi e piccoli a mettere alla prova la mira lanciando anelli verso le basi di forme cilindriche di salame, con un premio gastronomico per chi centra l’obiettivo; nella stessa piazza saranno allestite postazioni di giochi antichi e tradizionali, realizzati a mano da artigiani con materiali di riciclo e pensati per tutte le età. Domenica alle ore 16 i Frustatori di Cassani porteranno il ritmo dello schiocco delle fruste, espressione della cultura popolare romagnola, mentre le strade saranno animate dalla street band La Bandessa, con musicisti vestiti da chef e un repertorio che spazia dalla disco music alle vecchie sigle televisive, dallo swing alle canzoni degli anni Sessanta.

Le voci del gusto: chef, maestri e volti noti
Dopo la memoria, le persone: Ferrara racconta la propria identità gastronomica anche accogliendo alcune delle voci più riconoscibili della cucina emiliana e nazionale, in linea con l’ambizione degli organizzatori di posizionarla come capitale della Food Valley emiliana. Il programma riunisce chef stellati, maestri della pasticceria, divulgatori e volti televisivi, chiamati a condividere esperienze, tecniche e storie professionali.
Sabato 31 ottobre, alle ore 16, al PalaSimaBio, sarà protagonista Giuseppe Alessio, «The King of Mortadella», ambasciatore di uno dei prodotti più rappresentativi della tradizione emiliana: l’incontro sarà dedicato alla storia della mortadella e alla cultura artigianale che ne accompagna la produzione. Alle ore 18, sempre al PalaSimaBio, toccherà a Fabrizio Nonis, «El Beker», volto noto della televisione e divulgatore della cultura della carne, che parlerà di sapori, tecniche di lavorazione e tradizioni gastronomiche con il linguaggio diretto che lo contraddistingue.
Domenica 1° novembre sarà Edoardo Raspelli, giornalista, critico gastronomico, scrittore e volto televisivo, a condurre due incontri. Alle ore 12, al PalaSimaBio, presenterà Valentino Marcattilii, storico chef del ristorante San Domenico di Imola e figura di riferimento della cucina imolese, il cui patrimonio gastronomico è oggi portato avanti dal nipote Massimiliano Mascia. Alle ore 16, in Piazza Municipio, introdurrà Romano e Francesco Tamani, chef e patron del ristorante Ambasciata di Quistello, nel Mantovano, che nella sua storia ha conquistato due stelle Michelin.

I riconoscimenti: talento, territorio e inclusione
Se gli incontri raccontano i mestieri, i premi dicono quali valori il festival vuole mettere in luce. Sono cinque, e compongono un percorso che attraversa mondi diversi, dalla solidarietà alla comunicazione, dalla gastronomia tradizionale alla cucina d’autore e alla pasticceria.
Si comincia sabato 31 ottobre, alle ore 10, al PalaSimaBio, con il Premio Bontà 2026 a La Frolleria di Anffas Cento a.p.s. «Coccinella Gialla» ETS: un progetto di produzione artigianale in cui la qualità dei prodotti si accompagna alla promozione delle capacità delle persone con disabilità, sostenendone autonomia, percorsi di crescita e partecipazione alla vita della comunità. Nel pomeriggio, durante il suo incontro, Giuseppe Alessio riceverà uno speciale riconoscimento per l’impegno nella valorizzazione e nella divulgazione della mortadella. Il Premio Diamante Estense andrà invece a Federica Lodi, giornalista e volto televisivo legato a Ferrara, per un percorso nell’informazione e nella comunicazione e per la capacità di rappresentare, anche a livello nazionale, il legame con la città estense.
Domenica 1° novembre, alle ore 15, il Premio FerraraMonAmour 2026 sarà consegnato allo chef Pierluigi Di Diego, protagonista della cucina ferrarese, che con il lavoro svolto anche attraverso Manifattura Alimentare interpreta la tradizione locale con sguardo contemporaneo, senza perdere di vista prodotti, radici e cultura culinaria del territorio. Alle ore 17 la pasticceria avrà il suo momento, con il Premio Ambasciatore del Gusto 2026 a Tommaso Foglia, pastry chef e volto televisivo, premiato per la capacità di valorizzare la pasticceria italiana attraverso tecnica, creatività e attenzione alle materie prime, contribuendo a diffonderne una visione contemporanea e riconoscibile. Il filo comune è il valore delle persone che custodiscono, reinterpretano e trasmettono un patrimonio condiviso.

Una tavola aperta a tutti
Il premio a La Frolleria apre il tema dell’inclusione, che il festival porta anche nel menu. Luca Cimarelli, presidente di Ferrara Tua, ha annunciato un contest con tre laboratori dedicati al cappellaccio senza glutine, pensato per chi ha la celiachia o segue regimi alimentari particolari, mentre l’ultima giornata sarà dedicata al mangiare sano e alle buone abitudini alimentari. La Cooperativa Giulio Bellini, che vanta ottant’anni di storia nel territorio ferrarese, sosterrà l’iniziativa con farine biologiche, sia con glutine sia senza, e il presidente Giuseppe Ciani ha annunciato il coinvolgimento della scuola alberghiera nella preparazione di alcuni piatti durante la manifestazione.

Un territorio che fa sistema
Dietro la festa c’è un territorio che fa squadra, come hanno spiegato istituzioni e operatori alla presentazione del 20 ottobre nella Sala dell’Arengo. Per l’assessore del Comune di Ferrara Matteo Fornasini, con deleghe tra le altre a turismo, promozione del territorio e agricoltura, il festival è uno strumento per raccontare la città attraverso le sue eccellenze: il cappellaccio rappresenta la storia delle famiglie, la qualità delle materie prime e una tradizione capace di dialogare con la cucina contemporanea, cultura, bellezza e convivialità insieme.
Paolo Govoni, vicepresidente della Camera di Commercio di Ferrara e Ravenna, ha ricordato i numerosi prodotti certificati presenti in provincia e il ruolo delle imprese nel creare opportunità per i giovani, definendo il festival una vetrina per tradizione, innovazione e qualità. Massimiliano Urbinati, presidente della Strada dei Vini e dei Sapori della Provincia di Ferrara e dirigente scolastico dell’Istituto Vergani Navarra, lo considera l’occasione per riaffermare una cultura gastronomica legata allo stile di vita locale, da promuovere anche all’estero: domenica sono attesi osservatori da altri Paesi, interessati a conoscere il modello della manifestazione. La direttrice della Strada, Silvia Bozzato, ha insistito sul valore di produttori, tradizioni e filiere locali, che comprendono anche il vino e i prodotti del territorio, per offrire esperienze autentiche, rafforzare l’identità ferrarese e generare opportunità economiche e occupazionali.

Ferrara, un viaggio tra gusto e tradizione
Il Ferrara Food Festival è organizzato da SGP Grandi Eventi insieme alla Strada dei Vini e dei Sapori della Provincia di Ferrara, con il patrocinio del Comune di Ferrara e della Camera di Commercio di Ferrara. Stefano Pelliciardi, titolare di SGP Grandi Eventi, ha ricordato i numeri dell’edizione precedente, 80 mila visitatori in tre giorni e 70 espositori, e indicato gli obiettivi per il 2026: rafforzare la promozione del territorio, dare visibilità alle eccellenze gastronomiche ferraresi, posizionare Ferrara come capitale della Food Valley emiliana e consolidare la riconoscibilità dell’evento.
L’intento è superare la dimensione della semplice vetrina commerciale, costruendo un appuntamento culturale capace di attrarre turisti e visitatori attraverso i prodotti e i luoghi in cui nascono. Il cappellaccio ne è l’emblema: una specialità che parla di agricoltura, artigianato, memoria familiare e capacità di innovare senza perdere il legame con le origini.
Dal 30 ottobre al 1° novembre, Ferrara invita dunque a scoprire la propria identità attraverso un’esperienza che unisce cucina, storia, spettacolo e relazioni. Perché, in una città che ha fatto della cultura una parte fondamentale del proprio fascino, anche un piatto di pasta ripiena può diventare una chiave per leggere il territorio e comprenderne l’anima.
INFO
Il programma completo, gli ospiti e tutte le iniziative sono consultabili su www.ferrarafoodfestival.it e sulle pagine social @ferrarafoodfestival.
Photo courtesy of Testori Comunicazioni




