Atmosfere autunnali nelle terre dell’antico Po

Vivere (appena possibile) le atmosfere autunnali nelle terre dell’antico Po

Scritto da Stefania Mezzetti on . Postato in Destinazioni, Famiglia, Itinerari

LA PANDEMIA NON FERMA LA SUGGESTIVA NEBBIA CHE IN QUESTA STAGIONE S’INFILTRA FRA I CANNETI SALENDO DALLE IMMOBILI ACQUE, IN UN SILENZIO OVATTATO INTERROTTO DAL GRIDO DELLE GARZETTE E DAL VOLO DEGLI AIRONI, CREA UN’ATMOSFERA FATATA CHE AVVOLGE IL PARCO DEL DELTA DEL PO. PERCORRENDO LE NUMEROSE VIE D’ACQUA CHE S’INTERSECANO FRA LAGUNE E ISOLOTTI, SI PUÒ ASSAPORARE E SCOPRIRE DA DENTRO, UN TERRITORIO CARATTERIZZATO DA AMBIENTI DIVERSI

Rovigo, Italia.
Il Delta del Po è terra del fiume, del mare e del vento. Una grande terra di spazi aperti e liberi creata dalle onde, dalla costante azione erosiva delle acque. E’ una terra antica ma allo stesso tempo sempre nuova senza confini, perché l’acqua crea e ridisegna ogni giorno il suo profilo. E’ un luogo importante per le tradizioni locali, rappresentato nelle opere di artisti e scrittori, il luogo in cui sono accaduti importanti eventi storici: eterno crocevia tra oriente e occidente, delineato da una linea del tempo che scandisce le origini etrusco-umbre, l’antichità romana, l’età bizantina dai ricchi mosaici. Un’antica terra di transizione: da qui partiva la via dell’ambra, una via commerciale che collegava le terre barbare con l’impero romano; da sempre luogo di una variegata etnicità, luogo di contatto per marinai, mercanti, pellegrini e poeti. Il Delta del Po è sempre stato una terra ospitale brulicante di vita, in cui la natura si manifesta con tutto il suo potere rigenerante.

Percorrendo le numerose vie d’acqua che s’intersecano fra lagune e isolotti, si può assaporare e scoprire da dentro un territorio caratterizzato da barene, bonelli e golene, isolotti sabbiosi che emergono dalle lagune, e cavane, quei tipici casotti in legno per il ricovero delle barche. Con le zampe a mollo in cerca di cibo oppure in volo radente a fior d’acqua, sgarze ciuffetto e aironi, martin pescatori e anatre riempiono di vita questo territorio incantato facendone un’oasi naturale di grande valore ecologico.

Il grande fiume muore nell’Adriatico dopo essersi lasciato alle spalle braccia d’acqua, canali, valli dolci o salmastre, gorghi, boschi, chiuse. Dorsali di lingue di terra emersa come schiene di dinosauri fra ciuffi d’erba e canneti, si appostano immobili su specchi d’acqua lacustri e paludosi tra fitte boscaglie. Regno della biodiversità, la penisola di Boscoforte è uno stretto cordone dunoso di epoca etrusca che si protende dall’argine del fiume Reno all’interno delle valli di Comacchio. In questa zona umida dal valore inestimabile come habitat naturale è presente un’avifauna particolarmente ricca di esemplari che vi sostano e nidificano come le volpoche, gli ibis e fenicotteri rosa. Lungo il percorso ad anello che consente di ammirare il panorama vallivo, ci si può imbattere negli stupendi cavalli selvaggi della Camargue che vi vivono in piena libertà. Piccoli branchi bianchi e neri dai placidi occhi grandi e dalle lunghe criniere, pascolano indisturbati in ambiente acquitrinoso, brucando erbe salmastre anche sotto la superficie dell’acqua, completamente a loro agio in un territorio che li vede protagonisti.

La cuspide del delta è la parte più settentrionale del Parco; una terra in continua evoluzione che lotta ogni giorno con le correnti marine, una terra difficile da scoprire a fondo ma di intatta bellezza. Un territorio fortemente a rischio ambientale, dove la subsidenza causata dall’estrazione del gas metano lo sottopone a una costante invasione di acque aggravata dal riscaldamento atmosferico dovuto alle emissioni di gas ad effetto serra. Un problema ecologico divenuto oramai insostenibile, di cui se ne continua a discutere nella completa indifferenza dei grandi produttori di smog.  E’ stato stimato che in un prossimo futuro il mare salirà proprio nelle terre de Delta di almeno un metro, causando la totale scomparsa della laguna. Per questo è importante sostenere un tipo di turismo ecologico, slow e naturalistico bandendo i motori inquinanti e riscoprendo il fascino di una natura incontaminata.

Il cicloturismo assume un ruolo determinante per la salvaguardia di un ecosistema così delicato e fortemente a rischio come il Delta del Po, imponendosi come forma più completa di visitazione delle peculiarità naturali, ambientali e paesaggistiche del territorio. Conoscere le aree protette del parco in bicicletta permette di entrare in armonia con l’ambiente, usufruendo di percorsi sicuri, inediti e segnalati che il Parco del Delta del Po mette a disposizione dei turisti. Fra le ciclovie più affascinanti è da considerare l’Anello della Donzella, un circuito di 60 chilometri che segue inizialmente l’argine del Po di Venezia, poi lambisce la Sacca di Scordovari e infine attraversa le distese agrarie dell’isola della Donzella, dove si produce il rinomato Riso del Delta. Percorrendo gli alti argini s’incontrano varie località come Cà Tiepolo, che prende il nome dall’antica famiglia veneziana che si stabilì qui nel settecento.

Tolle è dove il Po di Venezia si diparte in due rami. Antico borgo di pescatori, si sviluppò dopo la bonifica del ’53 dove furono assegnati parecchi poderi ai braccianti locali.  Sulla strada che costeggia la Sacca degli Scardovari, una vasta distesa di acqua salmastra, s’incontrano palafitte di legno dove i pescatori svolgono il loro lavoro basato principalmente sull’allevamento di mitili, prodotto d’eccellenza del Polesine.

Nell’Oasi di Ca’ Mello dove sussistono zone umide con zone asciutte, la vegetazione vanta salici bianchi, giunchi palustri, sambuchi, prugnoli, iris e ranuncoli. La sua bellezza è onirica, assoluta, mitologica: qui ogni leggenda potrebbe prendere forma e divenire realtà. Sulla via del ritorno si attraversa a Santa Giulia il Po di Donzella, grazie ad uno dei caratteristici ponti di barche.

A Ca’ Vendramin un valido esempio di archeologia industriale è rappresentato dal Museo della Bonifica, che ospitò dal 1903 al 1969 il principale complesso idrovoro per la bonifica meccanica dell’isola di Ariano. La caratteristica tecnologica più innovativa era la capacità di azionare le idrovore producendo energia a vapore attraverso grandi caldaie a carbone. Attualmente lo stabile che ha valorizzato e recuperato le pregevoli caratteristiche architettoniche e meccaniche, ospita oltre al museo un centro culturale per gli studi e ricerche nelle discipline tecnico scientifiche relative alla bonifica.
Info: www.parcodeltapo.org

Foto Stefania Mezzetti

Stefania Mezzetti

Stefania Mezzetti

Una vita in viaggio, un destino che mi vede sempre con le valige pronte. Ho vissuto parecchi anni della mia gioventù all’estero, grazie a mio padre che con il suo lavoro mi ha fatto girare il mondo. La mia esperienza di viaggiatrice si è consolidata negli anni con reportage e servizi da tutto il mondo, spesso a bordo di un treno che mi accompagnava alla scoperta di paesaggi e località incredibilmente affascinanti. La mia specializzazione nella stampa turistica è attestata dal GIST (gruppo italiano stampa turistica) e dai tanti articoli che scrivo in collaborazione con testate del settore.