Viaggio nel sottosuolo di Napoli: il percorso Avventura ed eventi da non perdere alla Galleria Borbonica

Viaggio nel sottosuolo di Napoli: il percorso Avventura ed eventi da non perdere alla Galleria Borbonica

Scritto da Alessandra Chianese on . Postato in Cultura

IMMERGERSI TOTALMENTE NELLA STORIA DI NAPOLI: QUESTA E’ LA SENSAZIONE CHE SI AVVERTE AVVENTURANDOSI ALL’INTERNO DELLA GALLERIA BORBONICA, UNO SPACCATO DEGLI ULTIMI 500 ANNI DELLA STORIA DELLA CITTA’ PARTENOPEA. TANTI I PERCORSI E LE ESPERIENZE PROPOSTE, DA QUELLO AVVENTURA AL SUGGESTIVO CONCERTO AL BUIO.

Il murales di Atlante nel cuore della Galleria Borbonica

Napoli, Italia.
Napoli presenta luoghi mistici, nascosti, colmi di storia, in cui il passato è più presente che mai, dove si avverte il senso di vissuto, il passaggio di anime umane che nel corso dei secoli hanno attraversato questi ambienti. La Galleria Borbonica e gli ambienti caveali limitrofi rappresentano uno spaccato degli ultimi 500 anni della storia di Napoli, dove l’obiettivo principale resta quello di rendere gloria a chi ha vissuto il sottosuolo, realizzando magnifiche opere, e raccontare i ricordi di chi è tornato. Un posto in cui immergersi e comprendere la vita di chi ha trascorso lì momenti, attimi della propria esistenza, scegliendo anche di partecipare ad emotivamente forti, unici e indimenticabili.

La storia

Il 19 febbraio del 1853, Ferdinando II di Borbone firma un decreto con il quale incarica l’architetto Errico Alvino di progettare un viadotto sotterraneo, che collegasse il Palazzo Reale con piazza Vittoria, prossima al mare e alle caserme. Questa decisione scaturisce dalla necessità di creare un percorso militare rapido, in difesa della Reggia, per le truppe acquartierate nella caserma di via Pace, corrispondente all’attuale via Domenico Morelli, e, al contempo, un sicuro percorso strategico militare per gli stessi monarchi, visti i rischi che avevano corso durante i moti del 1848.

La galleria, diretta a Chiaia, doveva prendere il nome di “Galleria Reale” o “Strada Regia”, mentre la galleria in senso contrario doveva chiamarsi “Strada Regina”. I lavori per l’apertura della traccia vennero avviati nell’Aprile del 1853: partivano due gallerie, una carrabile e l’altra pedonale, che procedevano parallele per 84 metri, per finire all’interno delle Cave Carafa, che erano già state adoperate a partire dal Cinquecento per la costruzione di vari edifici nella zona. Prima di giungere nelle Cave Carafa, durante lo scavo della Galleria Borbonica, viene intercettato un cunicolo ancora attivo, pertinente ai rami seicenteschi dell’acquedotto della Bolla. Per evitare di togliere l’acqua ad alcuni edifici in Via Cappella Vecchia, furono realizzati degli ingegnosi lavori idraulici per consentire il passaggio dell’acqua a quote inferiori rispetto a quella della galleria. Successivamente, si proseguì con il secondo tratto del traforo, il cui scavo presentò numerosi problemi tecnici.

Gli interventi non furono mai completati. Il giorno 25 maggio del 1855, la Galleria Borbonica venne addobbata e illuminata sfarzosamente per la visita di Ferdinando II di Borbone: rimase aperta al transito pubblico per soli tre giorni. Negli anni successivi, il progetto fu sospeso per motivi economici e per il variato assetto politico che portò all’unità d’Italia.  

Durante il periodo bellico, tra il 1939 e il 1945, la galleria e alcune ex cisterne limitrofe furono utilizzate come ricovero dei cittadini: vi si rifugiarono tra i 5mila e i 10mila napoletani, molti dei quali persero le case durante i numerosi bombardamenti subiti dalla città sia da parte prima degli alleati, poi dei tedeschi. Per consentire un accesso sicuro alle persone, vennero realizzate diverse aperture; in particolare, fu fatta una scala a chiocciola, proprio nel punto in cui erano terminati i lavori dell’architetto Alvino, che consentiva l’accesso alla galleria da Piazza Carolina. Dal vicino palazzo della Prefettura fu creato, inoltre, un collegamento orizzontale che si innestava proprio sulla scala a chiocciola per consentire anche ai dipendenti del Palazzo di raggiungere il ricovero.

La galleria e gli ambienti limitrofi furono dotati di impianto elettrico e di servizi igienici dai tecnici dell’UNPA (Unione Nazionale Protezione Antiaerea), utilizzando risorse economiche del ministero dell’Interno e del Comune di Napoli; al contempo, su gran parte delle pareti e delle volte degli ambienti, fu stesa della calce bianca con il duplice intento di evitare la disgregazione del tufo e di migliorare la luminosità degli spazi.

Dopo la guerra e fino al 1970, la Galleria Borbonica fu utilizzata come deposito giudiziario comunale, dove veniva immagazzinato tutto ciò che era stato estratto dalle macerie causate dai duecento bombardamenti subiti da Napoli; qui si ammassò anche tutto ciò che fino agli Anni ’70 veniva recuperato da crolli, sfratti e sequestri.

Oltre ai numerosi autoveicoli e motoveicoli, al di sotto di cumuli di detriti alti otto metri, sono state rinvenute diverse statue di epoche diverse.

Il percorso Avventura

La galleria borbonica è una location che si presta non solo a un’interessante visita nella storia della città partenopea ma dove è possibile prendere parte a particolari eventi o a esperienze memorabili e ricercate. Oltre al percorso standard, che offre una visione generale ed esaustiva del luogo, è possibile intraprendere il percorso definito come Avventura, accessibile da via Morelli 61. Un modo diverso per addentrarsi ancora più approfonditamente nel sottosuolo napoletano: indossando un elmetto arancione ed avendo tra le mani una torcia, ci si avventura all’interno di una cisterna realizzata alla fine del 1400, raggiungibile attraverso un breve cunicolo, nella quale sono visibili lavorazioni idrauliche di eccezionale fattura e croci incise nella malta idraulica, legate al duro lavoro del “pozzaro”; successivamente, si percorre una parte lunga 20 metri del cunicolo detto di “Pizzofalcone” per rientrare nella Galleria Borbonica, nella “sala delle auto”.

Si cammina sino alla seconda grande cisterna intercettata dallo scavo della Galleria per scendere sul fondo della stessa dove affiora la falda acquifera; dopo aver ammirato dei meravigliosi archi settecenteschi, si entra all’interno della galleria pilota della ex LTR che conduce all’imbarco della zattera. Dopo aver navigato avanti e indietro, si risale nella Galleria Borbonica arrivando fino al termine dello scavo ottocentesco dove, sulle pareti, sono incisi nomi e pensieri dei napoletani che scendevano nel ricovero da Piazza Carolina durante la seconda guerra mondiale.

Alberto Angela in visita alla Galleria Borbonica in foto con Marco Minin
Gli eventi: il Concerto al Buio

Il concerto al buio è un’esperienza sensoriale ed emotiva unica al mondo, da poter vivere alla Galleria Borbonica: la luce accoglie il pubblico fin quando le luci calano e si raggiunge il buio più totale. La capacità comunicativa della musica, unita al viaggio sensoriale nel buio assoluto, fanno di questo concerto un evento unico, magico, in cui immergersi totalmente: ascoltare in questo modo la musica porta a stravolgere l’uso comune dei sensi, pertanto la perdita dei nostri abituali punti di riferimento consente di scoprire altre sensazioni e sperimentare nuove condizioni di ascolto.
Quando si spengono le luci, i musicisti spariscono, e non solo perché non li si vede più: il musicista non ha più senso ed esiste solo la musica e tutto il pubblico si ritrova in quella musica. Una percezione che solo la totale assenza di fonti luminose e la presenza del buio possono infondere nelle anime degli spettatori.

Lo shop

All’interno della Galleria Borbonica, è presente uno shop di roba antica e vintage, creato attraverso il sito www.salviamoilpassato.it attraverso il quale vengono recuperati oggetti da svariate parti dell’Italia, che turisti in qualche caso donano anche al titolare Marco Minin.

INFO

Per tutte le informazioni, prenotare una visita o un’esperienza unica presso la Galleria Borbonica, consultare il sito www.galleriaborbonica.com o www.grandenapoli.it

Alessandra Chianese

Nata e vissuta in provincia di Napoli, è da sempre appassionata di arte, di cultura, di moda e del buon cibo italiano. Giornalista, fin da piccola mostra un costante interesse per l’attualità e la politica, determinanti nella sua scelta di vita professionale. Amante delle lingue, adora viaggiare, scoprire nuovi posti e allargare i propri orizzonti. La frase che più la rispecchia è un passo scritto dal grande poeta Dante: “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”.