Un’esplosione di creatività attraversa la Scuola di Moda IED Milano con Unfold, la mostra che svela 55 collezioni di fine corso come tappe di un racconto corale e visionario. Tra moda, memoria e metamorfosi, i designer emergenti danno vita a un atlante sensoriale in cinque sezioni, dove l’abito si fa linguaggio, rito e resistenza. Un’esperienza immersiva che ridefinisce l’estetica come gesto collettivo e urgente.
Milano, Italia.
IED Milano apre le porte alla creatività con “Unfold”
Un invito a riflettere sul pensiero che si fa forma attraverso l’abito: è il cuore di Unfold, la mostra con cui IED Milano trasforma la sua Scuola di Moda in uno spazio espositivo.
Protagonisti, i 55 progetti di tesi selezionati tra quelli presentati spontaneamente dagli studenti e studentesse di Fashion Design, al termine del loro percorso. Un racconto corale fatto di memoria, immaginazione e ricerca, espresso attraverso abiti, oggetti e installazioni.
A completare l’allestimento, una sezione speciale nello Spazio Teatro della sede di via Pompeo Leoni 3, dove trovano spazio ulteriori creazioni di diplomandi, valorizzate dalla collaborazione con Hans Boodt Mannequins, leader mondiale nella produzione di manichini.
Articolata in cinque sezioni tematiche che seguono coordinate di spazio e di tempo – Astratto, Echo, Synthesis, Organico, Onirico – Unfoldsi configura come una topografia di sguardi, in cui ogni opera è un passaggio, ogni segno una domanda. Nelle sale allestite, il pubblico incontra anche due progetti editoriali didattici, paralleli alla mostra – i magazine Unbound e Unqualified: raccolgono tracce, narrazioni e intonazioni del presente, espandendo il tempo e lo spazio della mostra. “Più che un fine, l’abito diventa un dispositivo di pensiero: l’abito è forma che resiste, che mette in relazione, che interpreta – commenta Umberto Sannino, Head of Fashion School IED Milano –. Unfold è un gesto collettivo che si apre, si trasforma e invita a leggere l’estetica come spazio vivo di riflessione e urgenza”.
A sottolineare l’approccio e lo sguardo corale di Unfold è un grande arazzo, che il visitatore può ammirare sulla facciata della sede della Scuola: è frutto di un lavoro collettivo tra designer e visitatori nel corso della mostra Tools, tenutasi all’ADI Design Museum lo scorso maggio. Un manifesto tessile che racchiude il passaggio di idee, mani e visioni.

I Designer e le sezioni di Unfold
Astratto
La soglia tra mondo e visione del mondo. Un luogo in cui l’invisibile prende forma attraverso corpi, volumi ed archetipi. La sezione – con le opere di Eleonora Bigolin, Li Chien, Alan D’Isola, Brie Orlando, Andrea Putzu con Rosamaria Simonetti, Linda Ricci, Aurora Perinelli – raccoglie visioni che nascono da luoghi invisibili, emotivi, interiori. I designer qui si muovono lungo un confine sottile tra memoria e invenzione, tra realtà e allucinazione. Le loro collezioni sono narrazioni astratte, simboliche, talvolta surreali. Ogni progetto prende forma da una spinta personale e profonda: una perdita, una fuga, una memoria familiare, un sentimento taciuto. Da questi vissuti nascono figure effimere,chimere, corpi in trasformazione, simboli di fragilità, resistenza o trascendenza. In questo “altrove”, i materiali sono vivi, ruvidi. Si strappano, si ossidano e si compongono di elementi trovati, riciclati, vissuti. I tessuti si fanno imperfetti, carichi di senso. Sono pelle, memoria, urlo, immaginazione.
Echo
Tra ricordo e realtà.In questa sezione – con i progetti di Alessandro Ancona, Yuval Azulay, Beatrice Frighetto, Simone Griffa, Andrea La Grotteria, Gaia Lerose, Riva Karin Migita Ficici, Luca Procopio, Hasiao-Han Su, Kalikivayi Ramana, Aditee Shah, Sara Unali, Serina Wu, Martina Zaramella – riecheggiano riferimenti oggettivi ecorrispondenze personali: memorie collettive, paesaggi, momenti fantastici e sogni di liberazione si trasformano in moda. I progetti esplorano il potere evocativo dell’abito come specchio dell’identità, veicolo entusiasta e spazio ironico in cui ritrovarsi. Ogni collezione è un manifesto visivo su ciò che esiste e ciò che ritorna — un’eco emotiva, uno spazio liminale da cui ripartire.
Synthesis
Nuovi alfabeti visivi per ultra-corpi. La sezione – con i progetti di Skyler Bertone, Ji Hoon Choi, Giorgia Costa, Luca Di Gioia, Florian Hirschy, Ludovica Franchi, Mattia Lazzerini, Elisa Mojoli, Simone Penta, Eleonora Rossi, Ines Reis Santos, Valentina Rovere, Haiqi Zhou, Olivia Zanfagna – esplora l’identità contemporanea come territorio fluido in trasformazione. La materia diventa metafora: tra materiali sperimentali, denim, pellami, riferimenti workwear o gorpcore, queste narrazioni vestimentali compongono soluzioni aperte, non definitive. Il corpo è luogo di realtà, protezione o esposizione.
Organico
Materia viva, corpi in divenire. Una sezione in cui il corpo si intreccia con la materia, si disgrega e si ricompone. Le collezioni di Yasmin Ausmann, Gaia Carlomagno, Chiara Cavalieri, Vito Di Marzio, Camilla Dossi, Rebecca Fagherazzi, Carlotta Gadda, Daniela Garcìa Salas, Teresa Giannattasio, Giulia Mignogna, Filippo Sansalone, Giacomo Sica, Luca Togni sono agglomerati sensibili, architetture flessibili di identità, superfici instabili che reagiscono al contatto, al gesto, al suono. L’abito è organismo espanso, iperstrutturato, stratificato tra emozione e costruzione, tra artificio e verità. Le texture diventano ipersensibili, cariche di tracce, tensioni, dissonanze. In questo ecosistema visivo e tattile, ogni progetto esprime una necessità tramite lo studio di silhouette e manipolazioni tessili.
Onirico
Il luogo dove la realtà si sfalda in sogno e il sogno si fa gesto. In questa sezione – che ospita le collezioni di Sara Briganti, Laura Calabrò, Ilaria Fachin, Margherita Felisi, Giacomo Galluccio, Giovanni Piccirilli, Ana Stoleru – la moda diventa memoria cucita, metamorfosi poetica; una cometa, un rifugio ed una rinascita. I designer esplorano spazi interiori, riti personali, sinfonie. Le loro collezioni sono alchimie emotive: trasformano l’abitudine in rito, la fragilità in forza, l’infanzia in linguaggio, la natura in energia creativa. Sono narrazioni delicate, naturali e potenti, capaci di restituire bellezza al dettaglio imperfetto, di evocare una sinfonia di memorie tattili e visive e di offrire una visione radicalmente ottimista: quella che si riconosce nel gioco, nella cura come strumento per trasformare il presente.
Photo courtesy of Studio Maddalena Torricelli




