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“Tiziano e il paesaggio” celebra il grande maestro del Cinquecento

Quest’estate un’interessante esposizione celebrativa di Tiziano accoglierà i visitatori a Pieve di Cadore per mostrare come le invenzioni del pittore cadorino abbiano viaggiato e influenzato l’arte europea dei secoli successivi, addirittura contribuendo alla nascita della pittura paesaggistica

Pieve di Cadore (BL), Italia. 

Sopra, Tiziano, Battesimo di Cristo, 1511-12, Musei Capitolini, Roma © Musei Capitolini.
Photo grande in alto, Palazzo storico, Magnifica Comunità di Cadore, Pieve di Cadore ˆ Magnifica Comunità di Cadore
.

Il Cadore celebra il suo figlio più illustre: in occasione dei 450 anni dalla morte del grande pittore Tiziano Vecellio (1488-1576), una mostra nella sua città natale Pieve di Cadore celebra il suo genio. Dal 18 luglio al 18 ottobre 2026, il Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore ospiterà opere di Tiziano e di diversi altri artisti che lo ispirarono e che da lui furono ispirati, tra cui Albrecht Dürer e Lucas Cranach il vecchio, Domenico Campagnola e Rembrandt. È una mostra a cavallo tra la “mostra-dossier”, che presenta un focus molto ristretto, e la grande mostra monografica. Grazie alle 33 opere esposte, il visitatore avrà l’occasione di ammirare capolavori di pittura autografi di Tiziano e lavori grafici di seguaci e contemporanei. Si tratta di un’occasione unica per ammirare e comprendere l’arte del maestro cadorino, ma soprattutto di approfondire la conoscenza delle innovazioni che introdusse. 

Eppure, “il tema non esiste”, dice Bernard Aikema, ideatore della mostra, riferendosi al titolo: Tiziano, infatti, era un pittore figurista, non un paesaggista. A ben vedere, la pittura di paesaggio non esisteva come genere autonomo nel Cinquecento: Tiziano dipingeva figure, scene religiose o mitologiche, inserite però in un paesaggio molto ricco, dettagliato e simbolico. Questa scelta aveva primariamente lo scopo di attrarre l’osservatore e distinguere il suo lavoro dagli altri, rendendolo particolare e riconoscibile nella feroce concorrenza del Cinquecento. La mostra sceglie di porre l’accento su questi paesaggi, che passano da sfondo a protagonista dell’osservazione. L’idea nasce dalla riflessione sull’importanza del paesaggio nell’economia delle opere di Tiziano, che si può riassumere in alcune domande, ovvero quale fu l’influenza del paesaggio sull’interpretazione delle sue opere nel corso della sua carriera, quale il reale contributo alla futura nascita della pittura paesaggistica, quale invece l’eredità del suo lavoro nell’arte dei secoli successivi.

Albrecht Durer, Sant’Eustachio, 1501, MBA Musei Biblioteca Archivio, Bassano del Grappa © MBA

La mostra

L’esposizione è divisa in tre sezioni, che tentano di rispondere ai tre interrogativi appena menzionati. 

La prima parte introduce due esempi molto significativi del ruolo del paesaggio nei quadri di Tiziano. Grazie a due prestiti molto importanti dai Musei Capitolini (Battesimo di Cristo, 1511-12) e dalla Accademia Carrara di Bergamo (Orfeo ed Euridice, 1510), il visitatore potrà immergersi nei paesaggi usati dal grande maestro e scoprirne i simboli. Nella prima opera, un borgo con una torre cilindrica e un paesaggio vagamente dolomitico arricchiscono la scena principale. Nella seconda, il paesaggio pare sdoppiarsi: rassicurante e placido da un lato, tetro e intimidatorio dall’altro. Le ispirazioni derivanti dalla pittura nordica sono messe in evidenza grazie all’accostamento con opere grafiche di Cranach (in prestito dagli Uffizi) e Dürer (dagli Uffizi e dai Musei Civici di Bassano del Grappa).

La seconda è un’indagine sul lavoro sul paesaggio fatto dall’entourage di Tiziano, in particolare Giulio e il figlio Domenico Campagnola. Il riferimento tizianesco è la monumentale tela di San Giovanni Battista (1540-1542) in prestito dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia. Il paesaggio passa da elemento di mero sfondo a componente significativa della composizione, in cui ogni elemento naturale sembra influire in modo imprescindibile sulla percezione che lo spettatore ha dell’opera. Nelle opere del giovane Carmagnola l’elemento naturale appare quasi protagonista, con fantasiose reinterpretazioni di note iconografie tizianesche.

La terza, un po’ più grande, ospita acqueforti, disegni, incisioni e stampe ispirate a Tiziano e al suo stile. Nel Seicento, infatti, l’eco dei paesaggi tizianeschi si fa sentire in tutta Europa, come dimostrano le incisioni in mostra, tra cui un Rembrandt in prestito dagli Uffizi e un Cornelis Cort da Ca’ Rezzonico. In questo secolo il paesaggio acquista un ruolo sempre più prominente nella pittura, fino a diventare un genere autonomo, la pittura paesaggistica. Questa mostra intende stimolare la riflessione sul ruolo di Tiziano quale spunto e stimolo per questa evoluzione artistica.

Un’ulteriore chicca per i visitatori di Pieve di Cadore è l’affascinante mostra Paesaggi cadorini negli acquerelli di Josiah Gilbert, allestita presso la Casa natale di Tiziano. L’edificio è stato appena restaurato per diventare accessibile anche ai visitatori con difficoltà motorie, intervento non scontato in un edificio vecchio di sei secoli. Josiah Gilbert (1814-1892) è stato un pittore britannico specializzato in acquerelli; nel 1869, compì un viaggio sui territori di Tiziano in Cadore, una sorta di “Petit Tour” lungo itinerari meno battuti ma altamente suggestivi. Da questa esperienza tra le Dolomiti prese ispirazione per realizzare una serie di opere con le montagne cadorine come protagoniste assolute.

Tiziano, San Giovanni Battista, 1540-42, Gallerie dell’Accademia, Venezia © Gallerie dell’Accademia

INFO

Tiziano e il paesaggio

Da un’idea di Bernard Aikema, a cura di Thomas Dalla Costa

Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore, Piazza Tiziano 2, Pieve di Cadore (BL)

Dal 18 luglio al 18 ottobre 2026

Mostra aperta tutti i giorni, 10-13 e 15:30-19

Biglietto intero: € 12,50; previste riduzioni 

info@museicadoredolomiti.it

Photo courtesy of Ufficio Stampa Villaggio Globale International Antonella Lacchin

Marta Covre

Marta Covre

Trevigiana doc dal 1990, laureata in turismo, ora lavora a Venezia. Affascinata dalle lingue e culture del mondo, si cimenta da autodidatta negli idiomi che la attraggono – gaelico di Scozia in testa – mentre raccoglie il coraggio per affrontare il sanscrito. Da sempre appassionata di Storia, all’università ha iniziato ad approfondire la Grande Guerra partecipando a un progetto di ricerca, per poi entrare nel mondo del lavoro facendo diverse esperienze in ambito culturale. Sognatrice accanita, lettrice onnivora, ascoltatrice compulsiva di musica, è alla perenne ricerca di stimoli, nonché del suo personale Santo Graal. La sua giornata ideale comprende la ricerca di informazioni sulla prossima meta, la costruzione di itinerari, lo studio, magari pratico, della cucina locale, e infine il sogno a occhi aperti del momento di partire.

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