Roma, tra itinerari classici e piccoli tesori nascosti - prima parte

Roma, tra luoghi di interesse classici, luoghi della memoria e piccoli tesori nascosti – prima parte

Scritto da Giulia Cordasco on . Postato in Coppia, Itinerari, Single, Weekend

Foto sopra, presa dal sito internet www.eventiculturalimagazine.com
Foto piccola in alto, arcobaleno all’Altare della Patria
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Chiudete gli occhi per un attimo: qual è il primo viaggio che farete appena l’emergenza Covid-19 sarà passata? Io non ho alcun dubbio: Roma. Una città millenaria, “un grande museo, un salotto da attraversare in punta di piedi” come la definiva Alberto Sordi.

Fontana dei Libri di Pietro Lombardi.

Roma, Italia

Il city tour che vi propongo è suddiviso in quattro appuntamenti che usciranno nei prossimi sabati, ed è consigliato a chi, come me, è amante di storia, cultura, arte e, ultima ma fondamentale (leggendo capirete perché), della camminata.
Siete pronti? Cominciamo!

Primo giorno

Dal Vaticano a via della Conciliazione

Il nostro tour inizia all’interno della stazione di Roma San Pietro, raggiungibile in una ventina di minuti dalla stazione Termini. Costeggiate il binario 1, girate a destra e vi ritroverete sull’ex secondo binario della Ferrovia Vaticana; questa tratta è diventata una passeggiata, la Passeggiata del Gelsomino, da cui è possibile ammirare la Cupola della Basilica di San Pietro in tutta la sua grandezza. Essa è estesa fino alle mura Vaticane, e deve il suo nome ai magnifici fiori bianchi profumati che la caratterizzano, i gelsomini appunto. L’aspetto incantevole che donano al luogo lo rendono perfetto per scattare qualche foto ricordo super romantica!

Percorretela tutta, oltrepassate la Porta del Perugino e proseguite costeggiando l’immenso colonnato del Bernini fino a raggiungere il varco per entrare nella Città del Vaticano e quindi in piazza di San Pietro. Se oltre a godervi la vista esterna avete piacere anche a vedere l’interno della Basilica (minimo un’ora di visita), salire sulla Cupola (un’ora e mezza) o visitare i Musei (circa tre ore), vi consiglio di acquistare in anticipo il vostro biglietto.

Dedicatevi tutto il tempo che desiderate, osservate ogni suo particolare, e, quando avrete deciso che è tempo di andare, lasciatevi alle spalle la Basilica e incamminatevi verso la maestosa strada che vedete davanti a voi: via della Conciliazione, una delle opere urbanistiche più discusse e criticate del secolo scorso, che sorge sull’antica Spina dei Borghi.

Castel Sant’Angelo.
Da Castel Sant’Angelo al Chiostro del Bramante

Proseguendo fino al lungotevere vi troverete davanti a Castel Sant’Angelo, uno dei monumenti più visitati della città; la sua visita dura circa un paio d’ore  e anche per esso vi consiglio di acquistare in anticipo il biglietto.

A questo punto attraversate il Tevere percorrendo ponte Sant’Angelo, tristemente conosciuto nell’antichità come luogo di esecuzione della pena capitale e di esposizione dei corpi dei condannati a morte; percorrete il lungotevere Tor di Nona fino a piazza di Ponte Umberto I e svoltate a destra; dopo poche centinaia di metri vi troverete immersi in tutto lo splendore di piazza Navona. Ora avete due possibilità: osservare e visitare ogni suo particolare, dalla Fontana dei Quattro Fiumi, la Chiesa di Sant’Agnese in Agone, Palazzo Braschi (che ospita un museo), fino alle bancarelle di souvenir e di opere d’arte che la rendono celebre in tutto il mondo, oppure passeggiare “sotto di essa”.

Si, avete letto bene.

È difficile credere che proprio al di sotto della vivacissima piazza Navona, a circa cinque metri di profondità, ci sia un luogo così antico e ricco di storia come lo Stadio di Domiziano, uno dei monumenti più rappresentativi della Roma imperiale, la sua visita dura circa un’ora e si entra da una delle vie che costeggia la piazza, via di Tor Sanguigna al civico 3.

Una visita al Chiostro del Bramante, sede di mostre temporanee, situato a poche centinaia di metri dall’ingresso dello Stadio di Domiziano in via Arco della Pace 5, è d’obbligo. Questo monumento è opera del Bramante, architetto e pittore italiano, grande rivale di Michelangelo, e in pochi sanno che in città esiste anche un Tempietto del Bramante, all’interno della Real Academia de España, sul Gianicolo, considerato il primo grande monumento del Rinascimento.

Pantheon.
Da Piazza Navona al Pantheon

A questo punto raggiungete via dei Canestrari, svoltate a sinistra in Corso del Rinascimento e subito a destra in via degli Staderari, e fate caso alla particolarissima Fontana dei Libri, che in pochi conoscono, ma dalla storia molto interessante. Realizzata dall’architetto Pietro Lombardi, a cui era stato dato il compito di creare diverse fontane nei rioni della città, ognuna delle quali doveva simboleggiare il luogo in cui sarebbe sorta. Questa è costituita da una nicchia ad arco con al centro la testa di un cervo, simbolo del Rione di Sant’Eustachio, e una serie di libri, che riportano all’antica toponomastica, “via dell’Università”, e al palazzo su cui poggia, l’antica sede universitaria della Sapienza. Per quanto riguarda le altre fontane del Lombardi, divertitevi a cercarle in giro per Roma!

Poco distante, sulla sinistra, troverete la Basilica di Sant’Eustachio, sorta sopra le antiche rovine delle Terme di Nerone, cui marmi furono riutilizzati per l’edificazione di palazzi nobiliari e chiese, compresa la Basilica di San Pietro. Al giorno d’oggi sono ancora visibili alcuni suoi resti, come le vicine fontana di piazza Sant’Eustachio e le due Colonne delle Terme Alessandrine. Ma aspettate un attimo: adesso che siete davanti al suo portone, alzate lo sguardo! Sulla sommità noterete un busto di cervo scolpito: i romani, superstiziosi fin dall’antichità, pensano che sposarsi all’interno di una chiesa recante un cervo sopra la facciata sia di cattivo presagio per i novelli sposi, quindi sconsigliano di sposarsi qui. Voi cosa ne pensate? Siete superstiziosi come gli abitanti della capitale?

Adesso è arrivato il momento di un’altra tappa obbligatoria per chi visita Roma per la prima volta: il Pantheon, descritto dallo scrittore francese Stendhal come “il più bel resto dell’antichità romana, un tempio che ha così poco sofferto che ci appare come dovettero vederlo alla loro epoca i Romani”. Famoso sia perché è la cupola più grande al mondo, sia per le sue illustri sepolture: all’interno trovate le tombe di Vittorio Emanuele II, suo figlio Umberto I e la sua consorte regina Margherita, il pittore Raffaello Sanzio e molti altri. Osservate con cura le edicole e gli altari e scopritele tutte! Si può fare anche una visita guidata, anche privata, dalla durata di circa un’ora.

Pensate che, ogni anno, subito dopo la messa della Pentecoste, viene fatta cadere una “cascata” di petali di rosa dall’Oculus centrale.

Chiesa di Sant’Agnese in Agone.
Dal Pantheon a Largo di Torre Argentina

Se le forze ve lo consentono vi consiglio ancora due tappe prima di tornare in hotel: piazza della Minerva e Largo di Torre Angentina. La prima si trova svoltando a destra appena usciti dal Pantheon e prende il nome dall’antico tempio ubicato dove oggi sorge la chiesa di Santa Marta al Collegio Romano, oggi sconsacrata e trasformata in un laboratorio di restauro aperto al pubblico. La chiesa che domina la piazza è intitolata a Santa Maria sopra Minerva, uno dei pochi esempi di architettura gotica a Roma; al suo interno sono conservate le spoglie di diversi personaggi storici come Santa Caterina da Siena, Papa Leone X e l’umanista Pietro Bembo. Il convento adiacente fu invece il luogo in cui Galileo Galilei, sospettato di eresia, abiurò le sue tesi scientifiche.

Al centro della piazza potete ammirare il piccolo Obelisco della Minerva, rappresentante uno dei frammenti d’Egitto a Roma (che ricordiamo è la città con più obelischi al mondo!); l’elefantino che sorregge l’obelisco fu disegnato dal Bernini ed eseguito da uno dei suoi allievi, e mi raccomando, fate caso alla buffa posizione dell’animale…

Infine, a cinque minuti di distanza troverete Largo di Torre Argentina; questa piazza custodisce i resti di quattro templi romani di età repubblicana; sotto l’attuale Teatro Argentina sorgeva l’aula conosciuta come la Curia di Pompeo, luogo in cui, secondo la tradizione, Giulio Cesare esclamò: “Tu quoque brute fili mi!” (“Anche tu, Bruto, figlio mio!”) prima di essere ucciso.

Questa piazza è famosa anche per un altro motivo; è la “casa” di una delle colonie feline più famose d’Italia, tanto da avere un sito internet dedicato. Tra le “gattare” più famose non posso non citare la splendida Anna Magnani, che abitava nelle vicinanze, ed impegni lavorativi permettendo portava lei stessa il cibo ai gatti della colonia.

Vi state per caso chiedendo quanto tempo impiegate per i tour che vi propongo? Non vi posso rispondere con precisione, perché dipende da molti fattori:

– la velocità della vostra camminata: ognuno ha il suo passo, e ricordatevi che siete in vacanza, non è una gara di atletica…!;

– quanto amate la fotografia: se siete come me, che fotografate tutto quello che vi trovate davanti, ci metterete un bel po’!;

– le visite guidate: come immaginate non si può vedere tutto, quindi dovrete fare delle scelte. Se preferite scoprire più angoli possibili della città, riducete al minimo i musei, mentre se volete fare più visite vi consiglio di ottimizzare il tempo usando i mezzi pubblici o noleggiando una macchina.
Foto Giulia Cordasco

Continua…

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Giulia Cordasco

Giulia Cordasco

Classe 1988, curiosa dalla nascita e consulente di professione, ama la natura, i libri e il buon vino. Nata ad Acqui Terme, ha vissuto a Genova, a Valladolid, a Milano, a Roma, nel Salento ed adesso è tornata ad Acqui, dove sta preparando la sua prossima avventura. Una laurea in Lingue e letterature straniere per il Turismo culturale e una in Progettazione e gestione delle imprese turistiche che le hanno permesso di arricchire il suo bagaglio culturale e il lavoro, in questi dieci anni, è stato un intreccio perenne di storia, cultura, turismo ed enogastronomia. La sua passione per la cucina le ha permesso di lavorare anche per il programma televisivo "Ricette all'Italiana" in onda ogni mattina su Rete 4. Una frase che la rispecchia? "L'idea che sia troppo tardi per fare qualcosa è comica. Siamo così giovani, non dobbiamo perdere questo senso di possibilità perché alla fine di tutto, è tutto quello che abbiamo" di Marina Keegan. Nel 2015 ha pubblicato una ricerca storica e nel 2018 un libro di racconti. E nel 2021...? Stay tuned!