Radicepura Garden Festival coltiva e condivide il giardino mediterraneo. Elemento identitario millenario dell’area bagnata dal mare nostrum, oggi dibatte con l’arte di sostenibilità, ecologia, cambiamenti climatici e conseguenti scenari biologici.
Milano, Italia.
La Fondazione Radicepura di Giarre (Catania) avvia la quinta edizione della Biennale Radicepura Garden Festival e annuncia la donazione di un giardino al Comune di Milano. Dal 17 maggio al 7 dicembre pendono vita 10 giardini temporanei accanto ai 7 giardini d’autore permanenti nel Parco Botanico Radicepura.
Il Parco Botanico Radicepura, realizzato nel 2021 per la volontà del presidente Venerando Faro, è il polmone verde della famiglia dei noti vivaisti siciliani Faro e della Fondazione Radicepura.
Volano di cultura botanica, ospita ricerche sul campo della comunità scientifica, convegni ed eventi dedicati al paesaggio e alla biodiversità mediterranea. Catalizza presto l’attenzione di studiosi, artisti internazionali e appassionati del paesaggio, diventando il punto di riferimento della divulgazione scientifica del verde in Sicilia.

Il Parco Botanico Radicepura
Il palazzo nobiliare, realizzato sul finire del XIX secolo dall’Ingegnere Mariano Panebianco per la famiglia Pennisi, sorvegliava la produzione vitivinicola nella tenuta di oltre 100 ettari, facilitata dalle prospere influenze dell’Etna.
Acquistata dalla famiglia Faro, la proprietà si arricchisce della grande Serra Subtropicale, scrigno di preziosi esemplari arborei. Il vivaio, che da oltre 50 anni Venerando Faro cura insieme ai figli Mario e Michele, rappresenta un’eccellenza del territorio per dinamismo e innovazione. L’estrema fertilità del terreno lavico ha favorito la proliferazione di oltre 5000 varietà e 3000 specie. Un vero e proprio archivio vegetale e parco divertimenti per il pollice verde.

Scienza, arte e garden design
La comunità scientifica usufruisce di un terreno concreto di studi e ricerche. Infatti, qui vi sono una banca del seme e il punto di raccolta del germoplasma, dove è possibile moltiplicare un’infinita varietà di vegetali.
La scienza si fonde con l’arte e l’arte del garden design: nel parco espositivo a cielo aperto i giardini d’autore di James Basson, Sarah Eberle, Andy Sturgeon convivono con le installazioni di François Abélanet, Giò Forma, e di artisti ospitati in residenza. Il Sogno di Empedocle di Emilio Isgrò accoglie i visitatori all’ingresso della tenuta.
La declinazione del verde in ogni sua sfumatura si articola nel Donna Carmela Resort and Lodges, ne La Cucina di Donna Carmela e nella cantina Pietradolce.
Il Radicepura Garden Festival
La ricerca e il lavoro manuale si intrecciano con cultura, arte e design. La storia millenaria dei giardini mediterranei dialoga con installazioni e opere d’arte contemporanee per indagare il futuro a partire dal passato.
Da questo presupposto sorge l’idea della prima Biennale dedicata al paesaggio del Mediterraneo: il giardino porta i suoi valori in ambito culturale, economico e sociale.
“Sono stati valutati più di mille progetti da 62 paesi, il 70% dei quali proviene dall’estero, per la maggiore Stati Uniti, Spagna, Gran Bretagna, ma anche India, Cina, Australia. 60 giardini sono stati piantumati in cinque edizioni, visitati da oltre 200.000 visitatori e poi donati”

Ogni edizione ospita i lavori di giovani paesaggisti al di sotto dei 36 anni, selezionati tramite un bando e tutorati da importanti professionisti del paesaggismo internazionale.
Vivere con la natura è un argomento sempre più inteso come un bisogno diffuso e centrale nella cultura contemporanea, specialmente metropolitana urbana.
Mario Faro, direttore generale Radicepura Garden Festival, sottolinea: “Spesso dimentichiamo la cura che si impiega per mantenere l’ambiente. Questo è il messaggio culturale che rivolgiamo ai giovani paesaggisti, rendendo così anche il nostro lavoro di vivaisti più vicino e comprensibile per le persone”.

Il tema della V edizione: Chaos and Order
Il cambiamento climatico impone alla progettazione del paesaggio nuove prospettive contemporanee per rendere un luogo giardino. Il cambiamento stilistico va al passo con la maggiore consapevolezza del rispetto per l’ambiente e dei tempi lenti naturali. Il senso di appartenenza fa riconoscere il paesaggio come bene comune: è la wilderness culture.
“Il giardino in questo momento storico è a cavallo tra il naturale e l’artificiale e i progetti che saranno realizzati danno spazio ai tempi lenti propri della natura, rivelando la possibilità di creare stupore e meraviglia, assecondando lo sviluppo senza rigidi canoni di progettazione, un modo per rispettare l’ambiente e gli ecosistemi sottesi che in questo modo riescono a coabitare” commenta Antonio Perazzi, direttore artistico del Festival.
I progetti vincitori della V edizione
Dieci giardini, di cui otto in concorso e due nella categoria Off Gardens, sono stati selezionati dalla giuria composta da Daniela Bruno, Michele De Lucchi, Sarah Eberle, Antonio Perazzi, Silvia Arnaud Ricci, Antonio Sellerio, Mario Testino, Massimo Valsecchi. Ospite speciale è la pluripremiata paesaggista Sarah Eberle che ha progettato A Postcard from Sicily, un’ode alla ricchezza della terra siciliana dagli occhi di un’inglese.
“Il linguaggio degli alberi è universale, così come le lingue dei porti mediterranei che univano le persone con la comunicazione. Le piante giravano e si scambiavano, come le persone. Quest’anno abbiamo due giardini indiani, segno che il mondo prende a modello il giardino mediterraneo” Mario Faro

Echoes di Claudio Bussei crea relazioni e armonie del rapporto tra caos e ordine, Patio dei fratelli Marta e Fernando Gamarro è un giardino mediterraneo ispirato ai cortili andalusi con elementi riutilizzabili come vasi di terracotta, griglie, vegetazione e terra.
The Rambunctious Garden di Parita Jani e Urvish Bhatt, è una pittura astratta con piante che si evolvono spontaneamente nel corso della crescita, della fioritura e della decadenza.
Il Giardino della Palma Mazari di Nicholas Roth cattura l’interazione tra alcuni dei paesaggi selvaggi dell’Afghanistan e il regno coltivato dei suoi campi e frutteti.
Il miracolo di Quasimodo di Carlo Federico e Franco Enrico Serra si ispira alla poesia Specchio, in cui il poeta descrive la rinascita della vita dai resti di ciò che sembrava morto.
Giardino di Terra di Vincent Dumay e Baptiste Wullschleger celebra la riscoperta dei materiali naturali.
Mira di Monica Torrisi e Giada Straci è un giardino selvatico della macchia mediterranea dotato di una parete bianca traforata che focalizza i dettagli delle piante e delle loro interazioni.
Intricate Dance of Armonic Contrast di Koni Chan e Rose Tan sfida una comprensione convenzionale del rapporto ordine – caos.
I due giardini fuori concorso sono Ignivomus Hortus di Guđmundur Björnsson, una satira dell’era moderna, e Living Fence di Asmita Raghuvanshy, Parth Patankar e Amol Nimkar. Questo è una recinzione vivente secondo la tecnica di piantagione Miyawaki, che prevede una densa piantumazione di specie autoctone dalla crescita molto rapida.

Il Giardino delle Piante
Il volume Il Giardino delle Piante, scritto da Manlio Speciale, botanico e direttore dell’orto Botanico di Palermo, approfondisce il concetto di giardino come luogo di resistenza dall’estetica ecologica e sociale. Una bella enciclopedia dei progetti della IV edizione del Festival e di consigli utili alla cura delle famiglie arboree, disponibile nel bookshop di Radicepura.
“Il luogo della famiglia Faro respira le piante, connette le persone con il senso di appartenenza all’ambiente naturale. Il rapporto ancestrale per eccellenza è quello tra uomo e albero, privo del conflitto che tratteggia quello tra uomo e animale. La Biofilia, empatia profonda tra due esseri viventi, è una necessità, da far riaffiorare dall’angolo della psiche in cui si rannicchia” spiega Manlio Speciale, botanico e curatore dell’Orto Botanico di Palermo.
Le città senza giardini non sono reali: dobbiamo averci a che fare con le piante, sporcarci le mani nella terra, frequentarle come degli amici per conoscerle. Questo fa Radicepura.
Info: www.radicepurafestival.com
Credit photo Alfio Garozzo. Courtesy of Ufficio Stampa Stilema



