La compagnia Umberto Orsini a Milano con il prezzo di Arthur Miller, nella traduzione di Masolino D’Amico. Al Piccolo dal 2 al 14 febbraio.
Milano, Italia
Teatro pieno ed emozione stasera al Piccolo di Milano per la prima de Il Prezzo (The Price) di Arthur Miller. Scritta nel 1968, è tra le opere meno conosciute di Arthur Miller, con Tennesse Williams, uno degli autori più significativi del teatro americano della seconda metà del Novecento. A cent’anni dalla nascita e dieci dalla scomparsa dell’autore, Il Prezzo viene riscoperto e riproposto dalla Compagnia Umberto Orsini nella traduzione di Masolino D’Amico edita da Einaudi.
Magistralmente interpretata da Umberto Orsini, Massimo Popolizio, sua anche la regia, Alvia Reale e Elia Schilton, la pièce ci porta negli anni successivi al crollo di Wall Street del 1929. Drammaticamente attuale, il testo di Arthur Miller fotografa con spietata lucidità e amara compassione le conseguenze della devastante crisi economica degli Stati Uniti. La stessa crisi che colpì la sua famiglia e in cui suo padre, esempio di self-made man, perse tutto.
A New York, due fratelli che non si parlano da più di dieci anni si ritrovano per vendere tutto il mobilio della casa paterna. Arredi e ricordi congelati nell’antica dimora da sedici anni, da quando il padre è morto. Un padre che ha subito la crisi. Un padre ricchissimo che con quella crisi ha perso tutto. Due fratelli che hanno preso strade diverse. Victor (Massimo Popolizio) è rimasto accanto al padre, ha rinunciato agli studi ed è entrato in polizia per poterlo mantenere. Una moglie, Esther (Alvia Reale), con problemi di depressione e alcool. Walter (Elia Schilton) ha seguito la sua strada, prendendo le distanze dalle conseguenze della crisi. La laurea, un percorso di successo che lo ha portato a essere un grande chirurgo con una nuova ricchezza. Ma la casa deve essere abbattuta e l’appartamento sgomberato. Ed ecco il quarto personaggio, Gregory Solomon (Umberto Orsini), un mercante di mobili usati che deve stabilirne il prezzo.
Il prezzo dei mobili si trasforma nel prezzo dei ricordi e dei sentimenti, mentre riaffiorano le antiche dinamiche familiari. Emergono tutte le incomprensioni e le menzogne che la paura della perdita improvvisa del benessere può esercitare su chi si dibatte nella crisi. In un dialogo divertente, caustico e amaro, un ritmato faccia a faccia, un confronto in cui i due fratelli si ritrovano costretti ciascuno a fare i conti con il proprio passato e a chiedersi se la scelta di vita sia stata quella giusta. L’autogratificazione di Walter comporta ora, forse, dei rimorsi. Il sacrificio di Victor, invece, il sospetto che sia stato inutile. Le cause passate determinano il presente, ma nell’analisi del passato le basi di quelle scelte fatte credendoci, non sembrano più avere la stessa importanza. E nell’impermanenza delle cose, nella fluidità dello scorrere della vita, ci si ritrova trasognati tra bene e male, tra torto e ragione.
Miller non dà risposte, ammesso che un bene e un male, un torto e una ragione esistano. Ci consegna però con Il Prezzo un messaggio importante, che proviene dall’unico personaggio esterno alle dinamiche di famiglia. Il mercante venuto per stimare il mobilio. Un vecchissimo ebreo che ha attraversato mille peripezie, che è caduto e si è rialzato mille volte nella sua lunga esistenza, e che adesso guarda le schermaglie e i rancori dei due fratelli dall’alto dell’antica saggezza di chi ha accettato da subito e per sempre che nella vita, in fondo, conta una cosa sola, non arrendersi mai.
Miller tratta il tema con la consueta maestria, facendoci scoprire un capolavoro che, pur venendo da lontano, ci porta ai nostri giorni così pieni di incertezze.
Quando debuttò in prima mondiale, al Morosco Theatre di Brodway, il 7 febbraio 1968, Penelope Gilliat scrisse per The Observer: nessuno può scrivere meglio di Arthur Miller sulla morsa dell’uomo avvitato al suo destino. È un’opera moderna e intelligente. È un’opera che rimarrà. È come un testamento.
Le parole della Gilliat 48 anni dopo restano ancora attuali.
Dove: Piccolo Teatro Strehler – Largo Greppi, 1 Milano
Quando: dal 2 al 14 febbraio 2016.
Orari: martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16.
Durata: un’ora e 45 minuti senza intervallo.
Biglietti: a partire da € 26. Nelle serate di spettacolo la prevendita dei biglietti è sospesa a partire da un’ora prima della rappresentazione.
Informazioni e prenotazioni: info@piccoloteatro.org www.piccoloteatro.org
Tel. 848.800.304 e, dall’estero, +39 02.42.41.18.89.
Francesca M. Ferrari
francesca@agendaviaggi.com






