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Lisbona e le architetture della saudade: racconti di presenze e di storie travagliate


Lisbona è una città unica, con ritmi lenti e tepori diffusi. Non basta viverla una volta sola. Ma se avete poco tempo il modo migliore per conoscere Lisbona è quello di lasciarsi coinvolgere dall’atmosfera della saudade che raccontano le sue architetture.

Lisbona, Portogallo.

La Saudade nelle architetture di Lisbona

La saudade è uno stato dell’essere, stereotipo dell’animo portoghese. Non è malinconia verso il passato, né tristezza solitaria. Riprendendo le parole dello scrittore italiano Antonio Tabucchi, uno dei massimi divulgatori della lingua e della letteratura portoghese: “È una solitudine pluralizzabile e condivisibile (un po’ come lo spinello).”

E’ un sentimento di presenza e non di assenza, un desiderio di ciò che non si possiede ancora, ma che si spera di ottenere, come una bella donna , un lavoro migliore, una casa più grande. E’ uno sguardo verso il futuro. Passeggiando per il Chiado, quartiere hipster di Lisbona, le sue architetture , gli spazi di condivisione, raccontano la saudade.

Largo do carmo e la rivoluzione dei Garofani

Largo del Carmo si apre dopo aver percorso una serie di rua promiscue e più o meno sghembe . Ecco una delle piazze più intime di Lisbona. Ricoperta da calçada portuguesa, pavimentazione a mosaico di ciottoli di pietra bianca e nera, è circondata da jacarande, alberi dalla chioma esuberante che tra maggio e giugno colorano la piazza di fiori lilla. In piazza turisti e locali vivono in una pacifica condivisione dello spazio. Proprio come chi, in questo largo, il 25 aprile del 1974 destituì il dittatore Marcelo Caetano, erede di Antònio de Oliveira Salazar, nascosto all’interno del Convento do Carmo. I militari portoghesi quel giorno si radunarono in piazza e misero dei fiori, i garofani, sulle canne dei loro fucili ed è così che in modo pacifico rimossero la dittatura più antica d’Europa. La chiamarono la gentile Rivoluzione dei Garofani e i loro promotori furono la nuova generazione dei militari, espressione della media-borghesia e delle fasce meno abbienti, i “quasi tutti capitani”.

L’aria di quiete persiste nella piazza. Sedute e tavolini in pietra invitano a restare e a sorseggiare lentamente un caffè del Quiosque do Carmo. Un’ elegante marisqueira, ristorante di pesce, richiama giovani rampolli . Curiosi e nazionalisti aspettano il cambio della guardia nazionale, altri sono in fila per visitare la Igleja del Convento do Carmo.

I resti del Convento do Carmo

Al centro della piazza tra l’ingresso della sede della Guarda National Republicana Museum, museo del Palazzo della Guardia Nazionale che occupa il sedime di quello che un tempo era il Convento Do Carmo si trova il portale d’ingresso al convento. Il Convento do Carmo fu un ex convento dell’ordine carmelitano. Venne costruito nel 1386 su volere Nuno Álvares Pereira, il Conestabile del regno e fedele cavaliere del re D. João I, a fianco del quale lottò nella battaglia di Aljubarrota nel 1385, per il mantenimento della nazione portoghese. Distrutto con il terremoto del 1755 oggi è possibile ammirare solo ciò che resta dei ruderi della Igleja do Carmo, chiesa gotica e barocca.

Il terremoto del 1755 e lo tsunami: lo squarcio tra la città e la sua gente

L’ 1°novembre 1755 la città di Lisbona fu colpita da un devastante terremoto che distrusse la maggior parte delle chiese e dei conventi della città. Il terremoto, con epicentro nell’Oceano Atlantico e magnitudo pari a circa 8.5 . Fu definito come una delle più grandi catastrofi naturali della storia moderna . Il riverbero del terremoto scatenò uno tsunami, che penetrò all’interno della città seguendo dalla foce il corso del fiume Tago e mietendo migliaia di vittime. Gli incendi provocati da candele accese , caminetti e cucine aperte dopo il terremoto, fecero sì che il fuoco si propagasse senza controllo. Per giorni Lisbona fu acqua, fuoco, detriti e morti, un flagelo de Deus.

Gli edifici pombalini della ricostruzione

La piazza eredita la memoria di un doloroso momento storico ma anche di una rapida ricostruzione . Fioriscono intorno a quella dolorosa eredità architetture dell’ottocento in stile pombalino.

Pochi sanno che gli edifici in stile pombalinoche circondano la piazza,oltre ad essere un modello di grazia neoclassica, sono un esempio innovativo di sistema di prefabbricazione e l’embrione di un primo approccio ad una progettazione sismica. Dopo il terremoto, uno dei ministri del Re, Sebastião José de Carvalho marchese di Pombal, da cui il nome del sistema costruttivo, partecipa attivamente al vaglio dei progetti dei nuovi edifici per la ricostruzione della città. Gli edifici vengono realizzati interamente fuori città, trasportati in pezzi e assemblati sul posto. Questo metodo trasforma radicalmente il tessuto urbanistico della città.

Si realizzano così edifici dai colori tenui,caratterizzati da balconi con parapetti in ferro battuto e portali in pietra. Viene limitato l’uso in facciata degli azulejos in contrapposizione con i palazzii del periodo barocco per ricordare l’urgenza della ricostruzione e la scarsità dei fondi.

La gaiola pombalina

Caratteristica dell’architettura pombalina è la struttura lignea interna, la gaiola pombalina, costituita da una serie di montanti e traversi che formano una maglia, una specie di croce di sant’Andrea, riempita con muratura in pietrame, alvenaria in portoghese, in grado di resistere alle sollecitazioni di trazione e compressione.

La Igleja do Carmo, l’idea romantica di memoria

La linearità prospettica degli edifici pombalini viene interrotta dalla sagoma frastagliata di un’architettura della memoria: la Igleja do Carmo, prima del terremoto la più grande chiesa gotica presente a Lisbona.

Si entra all’interno della chiesa dal centro del lato lungo della piazza e attraverso il portale principale. L’ingresso mantiene ancora intatte le caratteristiche simboliche di un varco in perfetto stile gotico, immagine di accoglienza e protezione. Ma è quando si entra all’interno o all’esterno della Igreja Do Carmo, che la chiesa manifesta tutta la sua imponenza. Architettura con pianta a croce latina, composta da tre navate sfalsate, con quattro campate definite da pilastri a grappolo, il cielo come tetto.

La chiesa senza tetto. La memoria romantica

Con il terremoto del 1755 il tetto crollò completamente. La chiesa dopo alcuni tentativi di rimaneggiamento del XIX secolo rimase allo stato di rudere per mancanza di fondi. I tentativi di restauro effettuati nei secoli XIX e XX , XVIII e XIX diedero un risultato più di falso gotico che di neogotico con evidenza di note stonate e ricostruzioni sproporzionate. Il tetto non venne mai ricostruito e presto si sposò pienamente il concetto romantico di memoria e restauro dei monumenti di John Ruskin e la chiesa rimase allo stato attuale.

La chiesa è simbolo di resilienza e di forza e ancora una volta di sguardo verso il futuro. Lo stato della saudade persiste e ne è evidenza il rosone centrale dell’abside, oculo precario che fora la volta celeste in tutti i suoi stati. La chiesa è in movimento con il cielo: se azzurro la luce che colpisce le pietre estende lo spazio rendendolo infinito, se plumbeo restituisce alla chiesa la luce diretta dello stile gotico.

Oggi il presbiterio della chiesa ospita il MAC il Museo Archeologico do Carmo con collezioni importanti di terrecotte dell’età del bronzo, bassorilievi in marmo, azulejos ispano-moreschi e tombe romaniche e gotiche.

Lisbona conviviale

Il centro di Lisbona può essere comodamente visitato a piedi. Il Chiado è un quartiere alternativo e non convenzionale, ricco di librerie e caffetterie. Dopo aver lasciato Largo do Carmo dirigetevi verso il quartiere di Alfama e se volete provare la cucina tradizionale portoghese cercate le tascas , taverne a conduzione familiare. A Lisbona si cena generalmente tardi , tra le 20 e le 22 . Scegliete posti dove i camerieri non vi invitano ad entrare, locali con insegne in lingua portoghese e non grandi marchi internazionali.

Ricordate che in alcune tascas le mezze porzioni sono per una persona , mentre le porzioni intere sono per due. Abbandonatevi ai petiscos, tapas portoghesi, che vi serviranno a tavola con educazione. Se non le volete potete rifiutarle , ma con la stessa educazione, altrimenti pagatele con consapevolezza. Solo i folli pensano ancora che salada de polvo, pasteis de bacalhau, olive e taglieri di buon formaggio debbano essere gratis. Fatevi incuriosire dal piatto del giorno. I dolci nelle tascas sono per lo più al cucchiaio o fette di torta.

A colazione e a merenda provate sia i Pasteis de Nata sia i Pastéis de Belém. Hanno la stessa forma, ma sono differenti. Entrambi fragranti all’esterno, ma i Pastéis de Belém hanno il ripieno in crema più morbido e meno compatto. La loro ricetta è unica e segreta e si possono acquistare solo in Rua de Belem nei pressi del Monastero dos Jerónimos. I Pasteis de Nata sono, invece, serviti in tutte le pasticcerie di Lisbona. Se li volete mangiare caldi aspettate il suono della campana su Rua do Loreto nei pressi di Praca Luís de Camões . E’ il segnale che sono stati appena sfornati. Il nome della pasticceria è Manteigaria, Fàbrica de Pasteis de Nata.

La saudade di chi lascia Lisbona

Non bastano tre o quattro giorni per Lisbona, neanche dieci. E’ una di quelle poche città in cui mi trasferirei senza rimpianti . E’ con una dolce amarezza e con un sapore di aglio persistente in bocca che si lascia Lisbona e lo sguardo verso il futuro è un biglietto aereo per la primavera: stessa destinazione.

Testo e foto a cura di Luana Prete

Luana Prete

Luana Prete

Architetto per mestiere e osservatrice per indole. Pugliese di radici e padovana d'adozione porta dentro di sé una geografia interiore fatta di luce, pietra e memoria. Cammina per sentieri e per città con lo stesso passo attento: ama il trekking, il buon vino, il cibo che racconta territori. Ma soprattutto ama guardare le persone, coglierne i silenzi, leggere ciò che non viene detto. Caparbia, solitaria, selettiva. Costruisce spazi di giorno e sogna di raccontare storie di notte. Perché prima ancora di diventare architetto, ha sempre saputo osservare il mondo.

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