Le Amazzoni di Emanuela Piemonte: uno dei romanzi finalisti della 54° edizione del Premio Acqui Storia

Le Amazzoni di Emanuela Piemonte: uno dei romanzi finalisti della 54° edizione del Premio Acqui Storia

Scritto da Chiara Fogliati on . Postato in Cultura

In occasione della 54° cerimonia del “Premio Acqui Storia” che si terrà sabato 16 ottobre 2021 al Teatro Ariston di Acqui Terme, ho avuto la fortuna di venire a conoscenza di questo romanzo e della dura pagina di storia raccontata all’interno dei capitoli, in cui i sentimenti sono i veri protagonisti”.


Acqui Terme (AL), Italia.
Si tratta del romanzo di esordio di Manuela Piemonte, edito da Rizzoli (2021) le cui protagoniste sono Sara, Margherita e Angela: tre bambine nate in Libia quando quest’ultima era già una colonia italiana.
L’autrice, conosciuta anche come insegnante, sceneggiatrice e redattrice nonché traduttrice di narrativa, ha dato voce alle tre piccole eroine (nel vero senso della parola) per rendere note alcune pagine di storia che ancora non avevano ricevuto ampio spazio.

La trama: la partenza delle protagoniste per la colonia estiva in Italia e lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale


La narrazione ha inizio in Libia nel 1940 per svilupparsi lungo gli anni della Seconda Guerra Mondiale in Italia fino ad arrivare al 1947, anno in cui si fa solo un riferimento più breve rispetto ai precedenti.
La trama è perfettamente scandita dagli episodi storici più rilevanti, riportati con cura anche grazie ad alcuni stralci di articoli di giornale di alcune testate giornalistiche quali: il “Corriere di Roma”, il “Giornale del Mattino” e principalmente “La Stampa”, ma anche comunicati ufficiali come quello delle dimissioni di Mussolini nel luglio del 1943.
Il fulcro del racconto è la vita che queste bambine sono costrette a subire ogni giorno, fin dalla loro partenza per quello che crederanno un viaggio di tre mesi in Italia, pensando di prender parte ad una normalissima colonia estiva, ma che ben presto scopriranno essere un inferno interminabile dal quale compresero di non poter “scappare” così velocemente.

Le principali caratteristiche narrative e linguistiche


Un punto di forza è legato al fatto che ogni singola attività svolta da tutte le bambine citate, (rigorosamente suddivise per età in manipoli all’interno di una Torre che veniva utilizzata come base per la colonia), è descritto con una cura tale da permettere al lettore di immedesimarsi in loro senza fatica.
Nonostante il tema trattato sia particolarmente duro, le parole usate dall’autrice risultano efficaci nella resa delle immagini e mai crude; un ulteriore valore è dato proprio dal linguaggio utilizzato: semplice e diretto, facilmente comprensibile anche da chi ha poca dimestichezza con il momento storico esaminato.
Dal punto di vista della struttura, le sequenze sono perlopiù narrative e descrittive, ma lungo il corso della storia compaiono anche dialoghi e sequenze riflessive in cui viene effettuata un’introspezione delle protagoniste tramite i loro pensieri e le loro paure.

Il clima e le emozioni mi hanno traportata…


Le descrizioni sono il punto che merita maggiore attenzione: esse sono incredibilmente dettagliate ma mai eccessive; riguardano gli ambienti, i mezzi di trasporto, gli abiti di poco valore delle bambine, il clima e le emozioni e proprio grazie a queste ultime mi sono sentita trasportata all’interno della storia.
Ho apprezzato la scelta del narratore esterno, il quale sembra conoscere perfettamente gli ambienti in cui si svolge la trama, le vicende personali, i sentimenti e soprattutto le reazioni delle protagoniste, come ad anticiparle.
Per quanto riguarda i personaggi, l’aspetto fisico è presentato finemente e senza eccedere: scelta che si è rivelata perfetta per lasciare il giusto spazio che l’immaginazione richiede durante la lettura di un romanzo e per spostare l’attenzione verso i sentimenti delle protagoniste, evidenziandone l’evoluzione.

Una veloce analisi dei personaggi e della loro evoluzione interiore: il vero “centro” della narrazione


Il personaggio che mi ha più colpita è la madre delle eroine. Presente soprattutto nei primi capitoli, si trasforma in maniera considerabile lungo il corso degli eventi: inizialmente viene descritta come una donna severa, fredda e dedita al lavoro, che “costringe” le bambine a rinunciare alla scuola per aiutare lei e il padre ad occuparsi delle faccende di casa, impartendo punizioni in caso di mancato rispetto degli ordini; ma a partire dal momento in cui scopre che le figlie avrebbero dovuto intraprendere un lungo viaggio, sembra sciogliersi per mostrare affetto e premurosità.
Impossibile evitare di dedicare un paio di righe alla scelta del titolo: l’amazzone è la figura che le bambine riescono a scorgere in lontananza una notte prima della partenza. Anch’essa descritta nei minimi dettagli (la figura, i movimenti, gli abiti, la luce che sembrava emanare, …), è l’immagine che colpì così profondamente le protagoniste da non lasciarle mai, tanto da regalare loro la giusta forza per resistere e “combattere” ogni giorno contro la severità, la freddezza e la nostalgia indotte dalla colonia ed amplificate dallo scoppio della guerra.


Conclusioni: le ultime opinioni personali

Sono felice di aver avuto l’occasione di scoprire di questo romanzo. Sono stata positivamente colpita dallo studio delle parole utilizzate e dalla trama a tratti commuovente, che rimane ben impressa e lascia, insieme ad un velo di amarezza per il triste momento storico, una consapevolezza in più sul fatto che tutto ciò che sembra appartenere alla normalità non debba mai essere dato per scontato: lezione ancora più importante per il periodo storico che stiamo vivendo.

Chiara Fogliati

Piemontese, nata ad Acqui Terme (provincia di Alessandria) nel 1997 e laureanda in Lingue e Culture Moderne all'Università degli Studi di Genova, (dove studia inglese, francese e spagnolo), e' sempre stata appassionata di viaggi, musica, moda e soprattutto di turismo, che ha studiato a partire dal primo anno delle superiori in cui si è diplomata come perito tecnico turistico. Questo diploma le ha permesso poi di continuare gli studi, iniziando anche a lavorare a stretto contatto con il pubblico come guida turistica nella sua città natale. La sua passione e' aumentata quando ha iniziato a scrivere i primi articoli di viaggio, collaborando con la rivista "Agenda Viaggi" a partire dal periodo della quarantena legata al Coronavirus