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La Cappella del Vasari: gli affreschi dell’artista nella Chiesa di Sant’Anna dei Lombardi a Napoli

LA CHIESA DI MONTEOLIVETO, CONOSCIUTA PIÙ COME SANT’ANNA DEI LOMBARDI, PUÒ ESSERE CONSIDERATA UN EMBLEMA DEL RINASCIMENTO PARTENOPEO: UN LUOGO DOVE PREDOMINA LA SCULTURA CINQUECENTESCA NAPOLETANA E TOSCANA. ALL’INTERNO È CUSTODITA LA CAPPELLA DEL VASARI, CAPOLAVORO ESTASIANTE, REALIZZATA DAL CELEBRE ARTISTA, E L’IPOGEO, NOTO COME CRIPTA DEGLI ABATI.

Napoli, Italia.
La chiesa di Monteoliveto, più conosciuta come Sant’Anna dei Lombardi, può essere considerata un emblema del Rinascimento partenopeo: un vero e proprio tempio della scultura cinquecentesca napoletana e toscana. Del complesso originario sono ancora visibili i muri perimetrali della chiesa gotica, in cui si aprono le finestre a sesto acuto, incorniciate in tufo giallo. La chiesa ha poi subito numerose modifiche, di cui le due più significative risalgono una alla metà del ‘600, al tempo dell’abate Chiocca, ad opera dell’architetto Gennaro Sacco; e l’altra in seguito ai bombardamenti dell’ultima guerra. 

Nel corso del ‘500, la chiesa si arricchì di numerose opere di scultura, altari e sepolcri, tant’è che essa rappresenta uno dei luoghi privilegiati per la conoscenza della scultura napoletana di quel secolo; così come di primaria importanza sono le opere pittoriche che Monteoliveto conserva, testimonianza dei fertili rapporti tra i “forestieri” e la pittura napoletana della metà del ‘500: il toscano Giorgio Vasari e lo spagnolo Pedro Rubiales. 

Gli affreschi di Giorgio Vasari

Giorgio Vasari fu scrittore, architetto e pittore tra i più importanti del Rinascimento. Artista ufficiale di Cosimo I, ha ideato tra l’altro la sistemazione degli Uffizi e la ristrutturazione e decorazione di Palazzo Vecchio. 

Ha vissuto e lavorato soprattutto a Firenze e Roma, ma anche in altre città italiane, tra cui Napoli: l’artista, infatti, giunse nella città partenopea nell’autunno del 1544, invitato dall’ordine degli Olivetani e fu subito condotto da Gianmatteo d’Aversa, generale dell’ordine, con lo scopo di affrescare il refettorio del convento di Santa Maria di Monteoliveto. Inizialmente, non era sicuro di accettare ma fu Miniato Pitti, suo estimatore e protettore, ad intervenire nella questione, pressandolo a portare a termine il compito. 

Così l’artista descrive il suo lavoro: «Vi feci sei tavole ad olio, alte sette braccia, cioè tre per testata. In tre, che sono sopra l’entrata del refettorio, è il piovere della manna al popolo ebreo, presenti Mosè ed Aron, che la ricogliono, nel che mi sforzai di mostrare nelle donne, negli omini e nei putti, diversità d’attitudini e vestiti e l’affetto con che ricogliono e ripongono la manna, ringraziandone Dio, nella testata che è a sommo è Cristo, che desina a casa di Simone».

La Cappella Vasari

Mentre è documentato che, per la decorazione della volta, Vasari si avvalse di collaboratori, Raffaellino del Colle e Stefano Veltroni, per le opere pittoriche delle testate minori del refettorio realizzò da solo le sei tavole dipinte unite a formare due grandi lunettoni.

Oggi le grandi tavole, parti superstiti dei due trittici che impreziosivano le pareti corte del refettorio di Monteoliveto con personaggi e scene bibliche, si trovano esposte due al Museo di Capodimonte e due alla Galleria Regionale di Palazzo Abatellis. I quadroni centrali sono andati dispersi ed i soggetti sono noti soltanto per i disegni preparatori realizzati dallo stesso Vasari. 

Come egli stesso dice “le volte furono compartite in tre parti: in una si tratta della Fede, nella seconda della Religione e nella terza dell’Eternità; ciascuna delle quali, perché erano in mezzo, ha otto virtù intorno, dimostranti ai monaci che in quel refettorio mangiano, quello che alla loro vita e perfezione è richiesto; e in sei facce per lo lungo di quel refettorio sotto le finestre, fatte maggiori e con ricco ornamento, dipinsi sei delle parabole di Gesù Cristo, le quali fanno a proposito di quel luogo”.

Vasari in persona descrive sommariamente il programma del ciclo pittorico nel quale, ancora oggi, diverse allegorie restano oscure; ciò che emerge fortemente è l’intento etico-didattico svolto dai tre settori. Le tre campate sembrano rispondere ognuna ad un programma iconografico e didascalico. 

Le tre campate

La prima campata, all’ingresso, ospita il tema della Religione, nel senso di “propria delle virtù legate alla vita religiosa dell’ordine”. Spiccano in questa volta, intorno alla religione “con fasci di palme, 4 libri, lo spirito santo, le chiavi, ecc.”, un’immagine del Silenzio, una Sapienza/Perfezione, una Concordia, una Carità e una Bontà/Mitezza. 

Nella campata mediana, attorno all’ottagono che raffigura l’Eternità, si dispiegano virtù sostanzialmente legate alla condizione esistenziale e umana dei monaci: la Fortezza, la Speranza, la Giustizia, la Prosperità, la Prodigalità, lo Studio e una Sapienza nei panni di Minerva. 

Nell’ultima campata, si possono individuare una Preghiera-Penitenza, una Speranza in Dio, una Pudicizia, una Prudenza, una Castità, un’Abbondanza e una Pazienza, cioè tutti soggetti legati al tema centrale della Fede e del rapporto con la divinità. 

L’antico refettorio

L’antico refettorio olivetano conserva, inoltre, alcuni dipinti e sculture degni di menzione: sulla parete d’accesso, una Adorazione dei Pastori, già considerata opera di stretto ambito vasariano, è stata recentemente attribuita alla bottega di Alessandro Allori; incorniciano l’ingresso, due edicole marmoree con angeli adoranti, probabilmente provenienti dal presbiterio, e rispettivi lavabi, parte dell’arredo dell’ex sagrestia. Alla parete di fondo, la tela raffigurante San Carlo Borromeo eseguita dal pittore Gerolamo De Arena tra il 1620 e il 1634, proviene dall’antica chiesa di Sant’Anna dei Lombardi (intitolata al Santo), accanto alla quale sono collocati l’Angelo e la Vergine annunciata dipinti, con buona probabilità, da Giovan Battista Cavagna, attivo per la chiesa di Monteoliveto, anche in qualità di architetto, nell’ultimo decennio del Cinquecento. Queste furono probabilmente realizzate per la zona presbiteriale, collocandosi ai lati della tela posta sull’altare maggiore.

L’ipogeo

L’ipogeo è noto come Cripta Degli Abati per la precedente funzione di monastero olivetano attribuita all’edificio. Gli abati, figure più eminenti dell’ordine, utilizzarono lo spazio sito sotto l’altare maggiore per accogliere i loro resti mortali.

La Cripta Degli Abati è un ambiente ellittico, reso elegante dalla presenza di una scala a doppia rampa, decorato da affreschi ben conservati che raffigurano gli alberi di una foresta sacra, tra i quali spicca al centro la scena del Calvario a memento imperituro della Passione di Cristo. All’interno del vano, la presenza di una serie di scolatoi, ne chiarisce un’altra centrale destinazione: quella di luogo di espiazione e sepoltura dei defunti attraverso la pratica della scolatura.

INFO

Per tutte le informazioni necessarie e visitare questo bellissimo complesso, arricchito dai prestigiosi affreschi del Vasari, consultare www.santannadeilombardi.com/it/

Alessandra Chianese

Alessandra Chianese

Nata e vissuta in provincia di Napoli, è da sempre appassionata di arte, di cultura, di moda e del buon cibo italiano. Giornalista, fin da piccola mostra un costante interesse per l’attualità e la politica, determinanti nella sua scelta di vita professionale. Amante delle lingue, adora viaggiare, scoprire nuovi posti e allargare i propri orizzonti. La frase che più la rispecchia è un passo scritto dal grande poeta Dante: “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”.

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