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Il viaggio audace di Lait A.Mare: dove la tradizione di mare diventa design e avanguardia

Il ristorante Lait A.Mare, incastonato in una splendida villa d’epoca a Lesmo, dove la gastronomia diventa un autentico viaggio sensoriale e di lifestyle. Guidato dallo Chef Patron Alessandro Perego, da Federica Sala e dall’Executive Chef Emilio Solano, l’alta cucina mediterranea incontra il design d’autore in un’atmosfera di “lusso leggero”. Qui l’emozione supera la tavola, rendendo la location una meta che vale il viaggio.

Lesmo (MB), Italia.

A Lesmo, nel cuore palpitante della Brianza più riservata, sorge una splendida villa d’epoca del Novecento che non custodisce solo storia, ma un segreto fatto di luce e sapori: Lait A.Mare. Non si tratta di una semplice deviazione, ma di una destinazione che merita un viaggio intenzionale. Varcare la soglia di questa dimora storica significa, infatti, lasciarsi alle spalle la provincia per trovarsi improvvisamente in un “altrove” di lusso, tra marmi sfarzosi e una suggestiva sala vetrata in stile provenzale.

Aperto da poco più di un anno e già assurto a punto di riferimento di grande classe, Lait A.Mare illumina la zona con una proposta di alta cucina mediterranea. Qui la freschezza delle materie prime e la cura nella preparazione sono un mantra assoluto: i piatti di pesce, ricercati ed eleganti, uniscono la tradizione a un tocco contemporaneo, regalando un’esperienza autentica e intensamente evocativa.

L’estetica del “Lait”: design e filosofia della leggerezza

Il nome stesso, un gioco di parole tra il dialetto e l’inglese “light”, svela subito la filosofia del luogo: la leggerezza. Non superficialità, ma quella capacità calviniana di planare sulle cose dall’alto. L’atmosfera è rilassata, un vero approccio food & lifestyle curato da chi il bello lo mastica da sempre e ha voluto creare un contenitore dove l’estetica è sostanza.

I colori salvia e arancio scaldano l’ambiente, creando un contrasto cromatico che avvolge l’ospite, mentre l’occhio attento noterà dettagli che fanno la differenza tra un ristorante arredato e uno realmente “pensato”. Lo spazio è punteggiato da icone senza tempo: la geometria perfetta della lampada Atollo di Vico Magistretti dialoga con le trasparenze d’autore dei vasi Venini, mentre la tavola si anima con l’inconfondibile tratto dei piatti Fornasetti. La ricerca della bellezza si estende anche alla funzionalità: persino le posate sono un omaggio alla storia del design, con le linee essenziali firmate da Gio Ponti che trasformano ogni gesto in eleganza.

Alessandro Perego e Federica Sala

Due anime in cucina: tradizione e audacia

Ma un ristorante, per quanto bello, deve soprattutto parlare al palato. E qui la conversazione si fa interessante grazie a un dualismo affascinante. A guidare la nave c’è la famiglia Perego: Alessandro Perego, Chef Patron, affiancato dalla moglie Federica Sala. Alessandro rappresenta la solidità, la rassicurazione e la tradizione amata dal pubblico brianzolo.

Per evitare però di sedersi sugli allori, la famiglia ha compiuto una mossa lungimirante: ha coinvolto l’Executive Chef Emilio Solano. È lui l’elemento di rottura, la scintilla creativa che prende la materia prima (eccellente) e la porta verso lidi più audaci.

Lo chef Emilio Solano

L’itinerario culinario: dal miglio zero all’Antartide

Accomodarsi qui non è un semplice atto del mangiare, ma l’inizio di un vero e proprio viaggio sensoriale. Si percepisce fin dal primo tocco l’attenzione maniacale al dettaglio: ogni elemento, dal pane croccante ai grissini fragranti, cracker e sfogliati nasce e cresce internamente, nel cuore pulsante delle cucine. Ma è con il Menu creato dallo Chef che l’esperienza si trasforma in un itinerario completo, un dialogo costante tra l’identità più profonda del territorio e l’audacia di terre lontane.

La partenza: il manifesto dell’antipasto

Il percorso si apre con un’entrata finger food di livello superiore, preludio di una filosofia audace. L’antipasto è un manifesto di fusion territoriale: I Mondeghili Vanno al Mare. La classica polpetta milanese si spoglia della sua veste tradizionale per abbracciare l’ittico, servita con Maio allo zafferano e Gremolada che accende il palato. Un ponte tra la storia meneghina e l’orizzonte marino.

Un’altra tappa luminosa è il Polpo di Fulmine: polpo scottato con maestria, accompagnato da chorizo, capperi, datterino confit e una maionese al plancton che conferisce una salinità quasi eterea. Non perdetevi il raviolo di Calamaro alla Dalì è un’opera nel piatto. Un calamaro reso trasparente (come un velo) accoglie il caprino di Montevecchia (omaggio al genius loci), datterini al forno e una cremosa emulsione di alici del Cantabrico. Stick al nero disegnano geometrie essenziali, donando tridimensionalità.

La traiettoria: primi piatti tra arte e contrasti

Lasciata la terraferma, il viaggio entra nel vivo con i primi, dove l’arte culinaria si fa surrealismo.

Si prosegue nel contrasto con il Bottone di mare, una sinfonia delicata e raffinata: ripieno di pesci di scoglio, ristretto di caciucco. Gambero rosso di Mazara, una liasion di sapori che è puro equilibrio.

L’approdo iconico: Glassier 51, l’eccellenza dai confini del mondo

Dopo aver attraversato mari noti e sperimentali, si giunge all’approdo, al piatto che rappresenta la vetta di questo itinerario: il Secondo Iconico.

Preparatevi al Glassier 51. Il nome evoca il ghiacciaio Fiftyone in Antartide e il mistero dei suoi abissi. Il pesce, pescato nelle gelide acque sub-antartiche, è un prodotto di una qualità inconfondibile. La sua carne è di un bianco immacolato, la pelle squamosa racconta il gelo dei suoi mari. Il sapore, franco e indimenticabile, è l’espressione massima di un’eccellenza che sfida i confini del mondo conosciuto. È il culmine di un’esperienza che va oltre la semplice degustazione, per una scoperta che va provata quanto prima.

Nel calice e oltre

A sostenere questi sapori intensi ci pensa Riccardo Ratti, il sommelier. La carta dei vini è onesta e curiosa: non solo le grandi etichette “da villa”, ma anche una selezione di piccoli produttori che raccontano storie di vigna e natura. Casella si muove con agilità tra i tavoli, proponendo abbinamenti che dialogano, e talvolta discutono amabilmente, con i piatti di Solano.

Si chiude in dolcezza, con uno show cooking speciale. Protagonista Andrea, vero anfitrione, prepara davanti agli ospiti Il gelato raffreddato ad azoto liquido con fresca polpa di frutta al naturale. La trasformazione in texture vellutata è un momento spettacolare che coinvolge vista e palato.

Spazi esclusivi e versatili

La struttura dispone di spazi versatili progettati per rispondere a ogni esigenza organizzativa. Al piano superiore, un’area riservata con un unico tavolo per trenta persone permette la gestione di eventi privati completi di staff e menu dedicati.

Per il dopocena e i momenti di pausa, la location offre diverse soluzioni orientate al comfort: è possibile usufruire di una Cigar Room dal fascino classico oppure accomodarsi nella zona relax, attrezzata con camino, divani in pelle. A completare l’offerta, la conservatory affacciata sul giardino rappresenta l’ambiente ideale per intrattenersi in totale tranquillità. Dagli spazi della sala principale alle aree più esclusive, ogni fase dell’evento trova qui la sua collocazione ottimale.

Un approdo sicuro

Anche al momento dei saluti, la “fabbrica delle idee” di Lait A.Mare dimostra di non fermarsi mai: l’ultima tentazione è il loro panettone artigianale, impreziosito dalle albicocche del Vesuvio e dalle mandorle di Noto. L’ultima tentazione del pastry chef Alessandro Lanzafame.

Come insegnano le più autorevoli guide gastronomiche, esistono ristoranti che valgono una breve sosta e altri che, da soli, meritano il viaggio. Lait A.Mare appartiene decisamente a questa seconda categoria. È un rifugio dove la tecnica complessa rimane celata dietro le quinte, lasciando spazio solo al risultato finale. È qui che emerge la mano dello Chef Solano: per lui la cucina è un atto di dedizione totale, fatta di “ore di passione e impegno” per trasformare la materia prima in emozione, togliendo il superfluo per esaltare l’essenza del gusto.

All’ospite viene risparmiata la fatica della ricerca, lasciandogli solo la parte migliore: un’esperienza che va oltre il piatto e regala la rara leggerezza di sentirsi, finalmente, a casa. Un’atmosfera che potrai completare con le note dello scenografico pianoforte che ti aspetta al centro della sala.

Per info: Lait A.Mare

Credit photo dall’alto: 32Consulting Ufficio Stampa (6). Carlo Ingegno. 32Consulting Ufficio Stampa (3). Carlo Ingegno.

Carlo Ingegno

Carlo Ingegno

Editore-Direttore Agenda Viaggi. Il primo grande viaggio? Quasi 15 ore di aereo per attraversare il mondo, ed arrivare in fondo al Sud America, tappa la bella Buenos Aires, dove ci rimane per ben dodici anni. Qui la prima esperienza lavorativa, nell'editoriale Rizzoli, che aveva acquistato nella città tanto amata da Jorge Luis Borges una nota casa editrice. Negli anni ‘80 torna in Italia, a Milano, questa volta per lavoro in Rcs, dove si occupa di costume, immagine e grafica. Inoltre viaggia, fotografa e scrive storie dal mondo con approccio esplorativo sempre attento ai dettagli. Oggi dirige Agenda Viaggi con un gruppo di persone molto speciali. Vive a Monza ma spesso si sposta a Verzimo, un paesino del XI sec. in provincia di Vercelli, in una casa piccola, soleggiata, per metà ristrutturata, un giardino incolto e mobili tutti diversi per epoche e stili, come la vecchia tavola da surf testimone di lunghe cavalcate sulle onde in California o come l'eccentrico menù del caffè Granola a Copenaghen, la foto scattata alla cisterna di vetro colorata da Dumbo, Brooklyn, dell'artista Tom Fruin, e le belle stampe che immortalano la piacevole solitudine sulla spiaggia di Margate nella contea del Kent in Inghilterra.

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