Dal 25 giugno al 13 ottobre, per la rassegna B@D, Brugherio Arte Diffusa, il gruppo Koinè torna a esporre al Parco Increa dopo trent’anni e sceglie come tema: “andare alla deriva”, metafora del viaggio fisico di tanti migranti in mare ma anche del viaggio interiore di qualsiasi persona si trovi ad un certo punto della propria esistenza a chiedersi dove stia andando la sua vita.
Brugherio (MB), Italia.
“Mi sento alla deriva”, “Il mondo sta andando alla deriva”: chi almeno una volta non ha usato queste espressioni?
Il gruppo Koinè, a trent’anni anni esatti dalla sua prima collettiva, torna sul “luogo del delitto”, il Parco Increa di Brugherio, e si interroga su questo tema.
Lo fa come solo gli artisti sanno fare, con libertà di associazioni semantiche, con sensibilità personale, con l’ausilio di materiali molto vari, mantenendo il focus sul tema ma declinandolo secondo la propria personalità.

Gruppo Koinè
E di personalità il gruppo Koinè ne ha da vendere. Insieme da trent’anni, gli artisti tutti brianzoli del gruppo costituiscono un unicum sulla scena dell’arte contemporanea e con rigore svizzero continuano a incontrarsi ogni settimana. “Se dovessi dire una qualità molto speciale che distingue il gruppo è la tenacia, ogni mercoledì sera da trent’anni ci incontriamo, cascasse il mondo – ha raccontato all’inaugurazione l’artista Enzo Biffi, presente fin dal giorno zero – Nel corso del tempo il gruppo è cambiato, gli sono artisti che sono rimasti alcuni anni e poi se ne sono andati, altri che sono andati via e poi sono tornati, circa dieci persone ci sono sempre state, talvolta anche venti. Ogni incontro è un confronto vero, di gruppo, non di facciata, il “modo” del gruppo è il gruppo stesso, è il nostro Vangelo, è sempre stata la chiave di lettura”.
Una dialettica vivace
E aggiunge: “Il concetto di questa mostra è stato sviscerato, non senza una dialettica vivace, con risultati diversi: io personalmente non ero d’accordo col realizzare questa esposizione perché significava tornare in uno stesso luogo mentre un’altra cifra tipica di Koinè è non rifare mai la stessa cosa, né esporre negli stessi luoghi, poi ci ha sedotto l’entusiasmo di Daniela, della Leo Galleries e ci siamo fatti convincere”.
La scelta del Parco Increa, così come di molti altri spazi aperti, naturali, in cui Koinè ha realizzato le sue installazioni è stata particolarmente felice per l’interazione tra lago e opere.

Inciampare nell’arte
“Questa mostra, per la terza edizione della rassegna B@D, Brugherio Arte Diffusa, è stata pensata e allestita qui per offre ai cittadini la possibilità, nella quotidianità, di inciampiare nell’arte – ha spiegato Mariele Benzi, vicesindaco di Brugherio – Non sempre “la deriva” è un concetto negativo. Andare alla deriva è permettersi di essere sempre quello che si è, ogni momento diversi, come queste opere, diverse per luce, vento, colori ogni cinque secondi”.
Porsi domande, non trovare risposte
Le opere di Enzo Biffi, Mariangelo Cazzaniga, Chiara Colombo, Michele Salmi, Marco Gaviraghi Calloni, Beppe Carrino e Tommaso Melideo sono inserite nell’ambiente naturale come parte del tutto, non come elementi estranei e giustapposti. Nascono e vengono istallate appositamente per il Parco Increa, vicino o addirittura dentro al lago. “Opere consonanti, che suonano e risuonano all’unisono”, come le ha definite il curatore Matteo Galbiati: “L’orizzonte è largo, le opere diventano piccole… Dobbiamo “utilizzare” le opere non già per trovare le risposte ma per porsi le domande”.

Lavori, non opere
“Siamo artigiani oltre che artisti – continua Enzo Biffi – Momenti salienti per noi sono i sopralluoghi, dove nascono idee, sfide, e le installazioni, un momento del lavoro vero, fisico, faticoso, a volte complicato per dare forma reale ma anche stabile e resistente ai nostri progetti. Tanto che non le chiamiamo opere, li chiamiamo lavori. Tanti artisti hanno fatto parte di Koinè, tra tutti vorrei citare in particolare: Beppe Carrino, Mariangelo Cazzaniga, Marco Gaviragi Calloni, Chiara Colombo, Tommaso Melideo, il più giovane arrivato, Michele Salmi, Piero Macchini, Valeria Codara”.
Michele Salmi
Il percorso proposto in sede di inaugurazione, arricchito dall’esibizione della Scuola di Musica Luigi Piseri, è cominciato con l’installazione O_S 40 di Michele Salmi, composta di specchi collocati di fronte al lago. Estremamente suggestiva.
“Se ti guardi non guardi il lago e viceversa, è un gioco di rimandi. Non si vede nello specchio se vedi oltre, metti fuori fuoco lo specchio e non vedi più te stesso. È un invito a non essere centripeti, non a rinunciare a essere sé stessi ma a contestualizzarsi nel mondo”.
L’artista stava ancora spiegando la sua opera, opera d’arte egli stesso, vestito di nero dalle linee minimal e rigorose, in contrasto con la natura morbida e rigogliosa tutta intorno, che già qualcuno si scattava un selfie approfittando di uno dei suoi specchi. Segno evidentissimo della necessità della sua riflessione.

Beppe Carrino
“Le tartarughe hanno abusato della mia installazione, è sparita una scarpa per esempio – ha introdotto così il suo Naufragio, nel mezzo del lago, Beppe Carrino – La mia opera rappresenta il naufragio non nell’atto del naufragio ma in quel che resta. La mia generazione era ottimista, poi i sogni si sono infranti. C’è un carrello della spesa, immagine del consumismo, il giocattolo di un bambino, pezzi di plastica, delle camicie con una struttura quasi a croce: rappresenta l’umanità messa in croce? Non lo so. Ognuno ci vede quello che ha bisogno di vedere”.
Enzo Biffi
Le bandiere di Centoventicinque di Enzo Biffi sono tante quante i paesi del mondo e sono trasparenti: “La bandiera è appartenenza e insieme separazione – spiega l’artista – Renderla trasparente significa sospendere tutto questo. Ogni bandiera occupa il proprio spazio, ma diviene una superficie permeabile, che lascia passare lo sguardo e, metaforicamente, l’altro. In questo gesto si compie un atto filosofico: sottrarre il simbolo per restituire la presenza. La bandiera trasparente non contrappone un “noi” a un “loro”, ma modifica e amplia il concetto di nazione invitando a immaginare una comunità che non si definisca per esclusione ma per reciproco riconoscimento”.
Marco Gaviraghi Calloni
Emozionante l’installazione Presenze Perdute di Marco Gaviraghi Calloni, anelli di boe, depositate sull’acqua come corone di fiori in mare, in ricordo delle vittime dei naufragi e tra le boe cartigli con i nomi scritti in rosso dei bambini uccisi in guerra: “L’acqua del lago ha il compito di lavare, di rimettere in circolo, portando alla terra nuova linfa, innescando un processo di germinazione che non ha vincoli o confini”.
Tommaso Melideo
L’isola che non c’è di Tommaso Melideo sembrano scogli metallici, pietre lunari che emergono dall’acqua e se si osserva da vicino si coglierà la piccola presenza della figura di un bambino. “L’Utopia è la proiezione di una società ideale in cui piaghe umane come la guerra e l’ipocrisia sono finalmente superate. Ma è anche la tensione verso l’ideale come motore del cambiamento. Il valore non sta nel traguardo, ma nel cammino; è anche rifugio della mente, spazio vitale in cui proteggere la propria interiorità quando tutto diventa troppo gravoso”.
Chiara Colombo
Essere un fiore di Chiara Colombo (che ha da poco esposto presso la galleria Villa Contemporanea di Monza, con la mostra leggeri come le rondini), collocata in riva al lago, raffigura fiori giganti, omaggio allo sguardo magico dell’infanzia, fiori fragili, esposti al movimento dell’aria. ”Essere un fiore è una profonda / responsabilità” scrive Emily Dickinson nell’immaginare la lotta quotidiana di un fiore per sbocciare“.

Mariangelo Cazzaniga
I cavalli di Frisia, installazione potente di Mariangelo Cazzaniga, si inserisce nel contesto di Parco Increa con la forza dei volumi, trentatré elementi che Alice Cazzaniga, nel suo testo critico, definisce “echi formali dell’ostacolo difensivo da cui l’opera prende il nome, in una azione simbolica che cattura la deviazione verso il caos del presente. Un cortocircuito senza sbocchi, amaro, spigoloso, prepotente che non lascia spazio al dubbio, che l’artista porta in scena con la semplicità del gesto compositivo”.

INFO
La mostra si concluderà il 13 ottobre.
Presentazione Catalogo
Giovedì 24 settembre 2026, ore 20.30, Sala Consiliare, piazza Battisti 1, Brugherio
Visite guidate
Sabato 26 settembre 2026, ore 15.30 e 16.30. Prenotazioni su www.villeaperte.info
Informazioni
www.comune.brugherio.mb.it – cultura@comune.brugherio.mb.it
Photo dall’alto: Elena Borravicchio (4). Courtesy of Leo Galleries (2). Elena Borravicchio




