Il fascino suggestivo delle grandi dimore della Sanremo della Belle Époque

Il fascino suggestivo delle grandi dimore nella Sanremo della Belle Époque

Scritto da Elena Borravicchio on . Postato in Alberghi e Spa, Cultura, Spazi & Natura, Weekend

Non solo Festival di Sanremo, fiori e Casinò, la nota città della Riviera di Ponente conserva le tracce dell’elegante turismo internazionale che la popolava a cavallo tra XIX e XX secolo

Sanremo (Imperia). Italia.
Sanremo, nota ai più per il suo celebre Festival della canzone italiana, il Premio Luigi Tenco, la ricca floricoltura e il Casinò, conserva le tracce di un passato glorioso e ricco di fascino.

Passeggiando per le strade prospicenti la via Aurelia o lungo l’armonico corso Imperatrice (già corso Mezzogiorno), con affaccio sulle spiagge e il mare, così chiamato in onore della zarina Maria Alexandrovna, che donò le prime palme che rendono ancora oggi tanto caratteristica la Passeggiata, l’attenzione viene colpita dalle grandi ed eleganti strutture alberghiere in stile liberty che fanno capolino tra piante esotiche e fiori variopinti. I principali hotel di Sanremo risalgono addirittura a due secoli fa, quando la città era meta di un turismo elitario proveniente da tutta Europa. 

Eleganti signore con ombrellini parasole e graziose cloche, uomini con bombetta e bastone, lucide autovetture dall’inconfondibile design, carrozze a cavallo: la città si presentava così mentre la Storia con la “s” maiuscola si compiva sullo scacchiere internazionale e passava anche di qui. 

Proprio a Sanremo infatti, nel Castello Davachan, esattamente cent’anni fa, tra il 19 e il 26 aprile 1920, si svolse la Conferenza Internazionale degli Stretti, alla quale parteciparono i rappresentanti delle quattro nazioni vincitrici della Prima Guerra Mondiale, il primo ministro britannico David Lloyd George, il Primo Ministro francese Alexadre Millerand, il Presidente del Consiglio italiano Francesco Nitti e l’ambasciatore giapponese Keishirō Matsui, che discussero la redistribuzione delle terre dell’ex Impero Ottomano, tra cui la Palestina (assegnata alla Gran Bretagna), la Siria, la Cilicia e il Libano (assegnate alla Francia).

Ma facciamo un passo indietro

Le tante personalità celebri che popolavano la località ligure ai tempi della Belle Époque soggiornavano nei grandi hotel di lusso che iniziarono a sorgere nella seconda metà del XIX secolo.

Il primo hotel di cui si ha notizia è l’Hotel Londra, nato come Hotel des Londres, nel 1861 (il nome Londra, a rilievo sulla cimasa della facciata ricorda ancora oggi i tempi in cui i grandi viaggiatori arrivavano in treno o in carrozza e dovevano scorgere l’albergo da lontano).

Vicino al Londra si trova ancora oggi l’Hotel Astoria West-End, nato con il nome West-End, all’estremo limite della città, nel 1882. Monumentale si staglia poi l’Hotel Savoy, tristemente noto per il tragico suicidio del grande cantautore Luigi Tenco, il 27 gennaio del 1967. E, ancora, si incontrano l’Hotel Miramare e il Des Anglais, per anni semplicemente il Grand Hotel, reso illustre dal passaggio di numerosi personaggi famosi dell’epoca, che oggi si impone alla vista al termine dell’Imperatrice. Infine, l’Hotel de Paris, memore di passati splendori, rimanda all’epoca della sua costruzione, il 1897. Prima opera dell’ingegner Pietro Agosti, carismatico protagonista del rinnovamento edilizio di Sanremo in quegli anni, l’hotel conserva ancora un “libro delle firme” che dà testimonianza dei numerosi ospiti illustri che vi soggiornarono: Ferdinando di Savoia e la Duchessa di Genova, Sandro Pertini, il Principe Pietro Bruno di Belmonte, il Principe Odescalchi e Giorgio Pirelli.

Nel 1913 l’Hotel de Paris compariva anche, con una sua propria pubblicità, sulla guida molto conosciuta all’epoca, la Riviera Guide. Annuaire Complet publié sous la direction de Giacomo Gandolfi, Sanremo, Corso Umbert I. 15 anni più tardi comparità sulla rivista San Remo au Pays du Soleil, sottotitolo Liste Gènèrale Officielle des Etrangers.

La già citata Maria Alexandrovna, moglie dello zar di Russia Nicola II, che scelse per prima Sanremo per “svernare”, nel 1874, aprì la strada al turismo elitario della nobiltà russa, attratto dal clima mite e dalla bellezza dei luoghi, tanto che a inizio Novecento la comunità contava un migliaio di persone e in accordo col Comune decise di costruire una chiesa russa ortodossa, dedicata a Cristo Salvatore. I lavori iniziarono nel 1912, su disegno originale dell’architetto russo Aleksej Scusev e con il progetto definitivo dell’ingegnere locale Pietro Agosti. Antistanti alla chiesa si trovano i due busti del re e la regina d’Italia Vittorio Emanuele III ed Elena del Montenegro (prima del matrimonio di fede ortodossa), regnanti all’epoca della costruzione dell’edificio. Secondo la loro volontà, i genitori di Elena, il re del Montenegro Nicola I e sua moglie Milena, furono seppelliti nella cripta della chiesa, rispettivamente nel 19219 e nel 1923  (nel 1989, tuttavia, i loro resti furono rimpatriati a Cettigne, su richiesta della famiglia reale montenegrina). Durante la Seconda Guerra Mondiale, una bomba lanciata da un aereo, cadde sull’edificio e sfondò il pavimento. Nel 1961, dopo un accurato lavoro di restauro, la chiesa, tuttora in uso, fu dichiarata monumento d’arte. 

Anche l’Imperatrice Elisabetta di Baviera, la celebre Sissi, Imperatrice d’Austria, si recò più volte a Sanremo nel corso dei suoi numerosi e lunghi viaggi per l’Europa tra il 1870 e il 1890, soggiornando all’Hotel Royal.

Numerosi i governanti che trascorsero le vacanze al Royal: per esempio il re Faruk d’Egitto, Hassan II del Marocco, il principe Bernardo d’Olanda, Gustavo V di Svezia, il principe Danilo del Montenegro, la principessa Cristina d’Olanda, il principe Ranieri III e la principessa Grace di Monaco, Umberto di Savoia e re Aman Ullah dell’Afghanistan. Tra i politici, i membri dell’aristocrazia, gli scienziati, gli scrittori, i compositori e gli esponenti della classe finanziaria internazionale meritano di essere ricordati: Raymond Poincaré, David Lloyd George, Giulio Andreotti, il barone von Thyssen, il barone Rothschild, Renato Dulbecco, Lawrence Klein, Eugenio Montale, Ferenc Molnár e Pietro Mascagni

L’albergo è stato anche menzionato in un romanzo del celebre scrittore americano Francis Scott Fitzgerald.

L’hotel ha una storia molto interessante: a metà del 1800 l’imprenditore valdostano Lorenzo Bertolini, dopo aver lavorato a lungo nel settore alberghiero torinese, aprì una piccola locanda nel centro di Courmayeur per ospitare l’altolocata clientela internazionale che stava iniziando a spostarsi per turismo; nel giro di pochi anni l’attività crebbe notevolmente e anche la regina Margherita con la sua corte prese a frequentare regolarmente il nuovo albergo; Bertolini decise allora di ingrandire gli spazi e dotarli di servizi all’avanguardia (fece installare la corrente elettrica in tutte le camere e costruì il primo bagno di Courmayeur proprio per la Regina Margherita): nacque così il primo Hotel Royal. Dopo pochi anni, con grande fiuto per gli affari, si accorse che l’élite torinese ma anche l’aristocrazia di tutta Europa preferiva trascorrere le vacanze invernali nel clima mite della Riviera ligure, a Sanremo in particolare, e vi si recò per acquistare alcuni terreni coltivati a uliveto che affacciavano sulla Passeggiata Imperatrice: vi fondò la sua seconda struttura alberghiera di successo chiamata appunto Hotel Royal, ancora oggi gestito dalla sua famiglia. Al progetto partecipò l’architetto piemontese Alessandro Cantù, che avrebbe anche progettato alcune tra le ville cittadine più significative della seconda metà del XIX secolo, Villa Margotti, Villa San Martino e Villa Pia. Il nuovo albergo, dalla caratteristica facciata vista mare, ampia e maestosa con decorazioni in stile rococò, venne ufficialmente inaugurato nel 1872, a pochi mesi di distanza dal passaggio del primo treno lungo la nuova linea litoranea Genova-Ventimiglia

Nel 1880 il Royal venne sottoposto ad un primo ampliamento su progetto dell’architetto Pio Soli, che avrebbe progettato qualche anno dopo Palazzo Bellevue, Villa Fiorentina, Villa Virginia e Villa Mi Sol. Nell’estate del 1906 l’architetto sanremese Carlo Gastaldi, autore, l’anno prima, della Casa Valdese, vi avrebbe aggiunto le strutture esterne e gli arredi per il giardino (gradinate, grotte, giochi di rocce e cancellate). Durante il fascismo poi, in ottemperanza alle direttive del regime, l’hotel assunse il nome ufficiale di Albergo Reale. Nello stesso periodo si ricorda il sontuoso banchetto organizzato dal conte e dalla contessa Tzeconitz, ungheresi, per molti anni clienti abituali dell’albergo, in onore del ministro degli Esteri tedesco Gustav Stresemann, che nel 1926 era stato insignito del Premio Nobel per la pace insieme al presidente del Consiglio francese Aristide Briand, per essere stato uno dei maggiori promotori del famoso Patto di Locarno. Tra gli invitati più illustri alla cena: il conte Carlo Antonelli d’Oulx, il poeta sanremese Renzo Laurano, le contesse Ruggeri Laderchi e il conte Nuñez del Castillo. La vita, all’interno del Royal, sarebbe stata sempre caratterizzata da feste e ricevimenti mondani di alta classe, cui partecipavano i più bei nomi dell’aristocrazia locale, nazionale e internazionale.

Chi, abbagliato dai fasti dell’antico splendore della Riviera di Ponente, volesse gustare gli anni Venti in un bicchiere non può mancare di fare una visita a Mille806, un salotto nascosto nel cuore di Sanremo, dove l’ambiente riservato tipico dei bar dell’epoca del proibizionismo e cocktail ricercatissimi lo condurranno a rivivere la golden age della miscelazione internazionale, a partire dall’eredità dei migliori bartender della storia. Il locale è di recente apertura. Dopo circa otto anni a Londra e due in Spagna (sempre lavorando in Grand Hotel 5 stelle, uno su tutti il Rivoli Bar del Ritz London Hotel), il proprietario Damiano Madeddu decise di tornare a Sanremo e aprire, poco più di un anno fa, insieme al fratello Fabio (forte anch’egli di un’esperienza di quattro anni nel settore della ristorazione di Londra) il locale che prende il nome dall’anno in cui comparve per la prima volta, sul The Balance Columbian & Repository di New York, la parola Cocktail (con questa descrizione: una stimolante bevanda composta da distillati di vario tipo, zucchero, acqua e bitters). Un’idea di successo.  

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Elena Borravicchio

Elena Borravicchio

Torinese di nascita e monzese di adozione, avendo vissuto, nel mezzo, un pezzo di vita a Milano e uno ad Abu Dhabi, prende la vita con filosofia, come la sua laurea. Appassionata di sociale, educazione, teatro, danza e viaggi, non esce mai di casa senza penna e taccuino e pensa di non aver vissuto fino in fondo un’emozione se prima non l’ha trasferita sulla carta. Circondata di amici monzesi, ma soprattutto stranieri, si dedica con gioia alla sua famiglia e al mestiere di freelance.