Pensare che la vacanza sta finendo è un dispiacere e un sollievo insieme. Come succede per tutte le vacanze. Difficilmente uno non vuole tornare, se no sarebbe un trasferimento e avrebbe un mood molto più critico. Noi ci siamo semplicemente divertiti a “fare quello che ci piaceva”, eppure è naturale portarsi via non solo le foto nella mente, ma anche qualcosa che abbiamo appreso.
Giappone.
Da sempre scrivo per passione, ed è anche il mio lavoro. Per raccontare storie che andrebbero perse, per cercare il meglio dell’essere umano. Questo mio itinerario in Giappone, suddiviso in 4 supersteps, non segue comuni modalità da “forzati” del turismo. Non è proprio un viaggio, ma una vacanza. E il leit-motiv è stato: “vedo quello che mi va e non lesino sui metri quadri a mia disposizione”, cosa, quest’ultima, che da quelle parti non è trascurabile. Allora quella terra si svela piena di sorprese, e, perché no, ti fa innamorare.
4° SUPERSTEP
Il bilancio e il ritorno

Sopra, Cartelli di direzione.
Foto grande in alto, A casa.
Facciamo il punto. Il fatto che salta immediatamente alla nostra attenzione è che, incredibilmente, dopo quasi 10 giorni, abbiamo imparato a servirci della metropolitana di Tokyo. Le indicazioni sono solo a ragnetti, le macchinette dei biglietti vanno a tratta e tutto è rigorosamente scritto in giapponese. Anche nelle carrozze le scritte scorrono in giapponese, tranne per alcuni istanti che ti sorprende una serie di caratteri per noi leggibili, che però non hai il tempo di leggere. Allora attendi che compaia di nuovo, paziente, stai in agguato, passano tutte le località della terra e quando ti stanchi oppure ti distrai un attimo, ecco che appare la tua mèta, per un attimo, forse non era, sì era lei, ma ormai, per esserne sicura, devi aspettare un altro giro e nel frattempo puoi anche perderti la fermata. Ma lo fanno apposta?
Eppure è accaduto così: all’improvviso abbiamo consapevolezza che riusciamo a non perderci e a non arrivare a destinazione con un’ora e mezza di ritardo rispetto alla tabella di marcia. Marcia? Ma quale marcia: ci ricordiamo che siamo ancora in vacanza e nessuno ci corre dietro. Bé qui forse questo non è il modo di dire più appropriato. In ogni caso, la sensazione è che dopo questo rovente battesimo del fuoco potremmo andare ovunque e la metro di Milano ci sembrerà piccola piccola.

Cartelli di direzione.
Ciao Tokyo, a presto. Ora che si avvicina il momento del ritorno è inevitabile fare un piccolo bilancio: perché di Tokyo t’innamori a poco a poco. Fra le cose sorprendenti con un che di filosofico c’è il fatto che qui è meglio avere obiettivi chiari. A cominciare da quanti sushi (di numero) vuoi mangiare, oppure dove hai intenzione di andare. Del resto, con 90 linee che s’incrociano, scorrono parallele o, subdolamente, “diventano” un’altra direzione, non solo non puoi vagare a caso, ma non riesci nemmeno a uscire dalla subway.
Gli addetti alle info sono lì apposta: si inchinano, appaiono molto solerti, ma non capiscono l’inglese e forse per non contraddirti confermano anche i tuoi itinerari sbagliati. A meno che tu non incontri un loro collega che si svela allegramente come “Juventino” e, dopo un po’ che ti vede passare e ripassare con aria perplessa, ti riconosce, ti rincorre, ti domanda dove vuoi andare, fa il conto di quanti yen ammonta il totale delle varie tratte e ti consegna, a mani giunte, un biglietto tutto per te.
Verso Milano

Prima dell’alba ad Haneda.
La partenza da Haneda è un po’ straniante. Un’ultima occhiata al panorama ancora notturno mentre il tassista a fine servizio non spiaccica un buongiorno in qualsiasi lingua.
Stiamo tornando a Milano. Tuttavia, il viaggio in aereo, la cui rotta sull’Alaska chiude il cerchio intorno al mondo, ha in serbo la sua sorpresa: una sontuosa aurora boreale, fra la Luna e le tre stelline della Cintura di Orione.
Prima erano otto ore avanti, ora sono otto ore indietro. Mentre passi in Germania non è immediato avere il senso del giorno che in pratica vivi due volte: lo scalo di Monaco di Baviera è deserto, potrebbe essere sera ma anche mattina presto. All’atterraggio a Malpensa, ti attende la neve.

L’aurora boreale in volo.
Poi, da Malpensa a Cadorna, col valigione di dimensioni internazionali, mi viene voglia di guardare anche Milano con l’occhio della viaggiatrice. Dal centro, passando per il quadrilatero della moda, antico e moderno si mescolano, nei palazzi si aprono giardini segreti, le storie sono appassionanti e i personaggi sono innumerevoli; oggi a Milano ci sono zero gradi e sotto casa di Armani c’è la nuova Topolino color anni Sessanta. Questa città ti dà molto e pretende molto: il ritmo si avvicina a quello di una piccola Tokyo, nel senso che, anche da qui, se impari a viverci, puoi andare dovunque.

Le vetrine natalizie delle griffes.
Dopo il riposo che il jet lag non aiuta, la città si offre serena per una bella passeggiata: dai Navigli, passando dal foliage metropolitano, fino al Duomo per uno spuntino tipico e un giro fra le griffes con le vetrine che sanno di Natale.
Per finire, torna spontanea la voglia di té verde, ma non è la stessa cosa e quel filo di malinconia non dire che non lo sapevi.
Verso Pieve Ligure

Il palazzo Armani.
Diretta in stazione Centrale, mi fermo ancora un attimo per assaporare il gusto di questa città che non si ferma mai, senza dimenticare di fare un salto al Panino Giusto, che ormai è un classico di qui. Dal treno si vedono le Alpi innevate. I chilometri scorrono e la temperatura aumenta a mano a mano che mi avvicino a Genova.

Pubblicità metropolitana a San Babila.
Dalla stazione Brignole l’ultimo tratto è in riviera, per raggiungere Pieve Ligure, un luogo privilegiato compreso in quello che hanno giustamente chiamato Golfo Paradiso. Il tassista, a differenza dei giapponesi è molto loquace, non sa che ho il fuso orario con cui iniziare a fare i conti e la sua cadenza un pò lamentosa quasi quasi mi culla.

Temperature da riviera.
Giunta a Pieve Ligure tutto è come l’avevo lasciato, forse il mare è un pò più invernale, e a me piace moltissimo, anche se, come dice la canzone di Enrico Ruggeri, “è poco moderno, è un concetto che il pensiero non considera”. E’ il mio mare preferito, sono a casa.
Photo Paola Biondi
Leggi anche: Giappone, Diario di Viaggio in 4 supersteps. (3° SUPERSTEP)
Leggi anche: Giappone, Diario di Viaggio in 4 supersteps. (2° SUPERSTEP)
Leggi anche: Giappone, Diario di Viaggio in 4 supersteps




