Il forest bathing si fa strada, ma di cosa si tratta? L’ho scoperto in Val d’Isarco: niente meta, tutti i cinque sensi al lavoro, i piedi nudi sulla terra, i suoni del sottobosco iniziano a farsi sentire. Vi racconto com’è andata tra i boschi dell’Alto Adige, e perché mi ha convinta anche da scettica.
Chiusa (BZ), Italia.
C’è un momento, durante una camminata lenta nella Val d’Isarco, in cui il passo si allunga e il respiro cambia ritmo. È lì che ho capito cosa significa davvero “fare forest bathing”.

Cos’è, in poche parole
Il forest bathing è una pratica giapponese, lo Shinrin-yoku, che significa “trarre giovamento dalla foresta”. Non è un’escursione ma un’immersione che migliora corpo e mente. In Alto Adige, e in Val d’Isarco, con la loro natura rigogliosa, diventa un’esperienza unica grazie alle guide certificate di Forest Therapy.

Come si svolge una sessione
La mia esperienza è stata tutt’altro che una semplice passeggiata nel bosco. Il ritmo era volutamente lento, scandito da esercizi sensoriali pensati per riconnettersi con la natura: toccare la corteccia ruvida di un abete, lasciarsi avvolgere dai suoni del sottobosco, camminare a piedi scalzi sentendo la terra sotto di sé, creare piccole opere con ciò che il bosco stesso offre. Non c’era una meta da raggiungere, solo un cammino interiore fatto di presenza e meditazione profonda.

Due modi diversi di viverlo
- Esperienza Intima: la sessione che ho vissuto all’Hotel Gnollhof era personalizzata e raccolta. Partendo direttamente dall’hotel, ci muovevamo in piccoli gruppi. Questa modalità permette una continuità diretta tra l’immersione nella natura e il resto del soggiorno, offrendo un immediato ritorno all’accogliente comfort della struttura. Leggi l’articolo di AgendaViaggi.
- Esperienza Collettiva: Nella vicina Provincia di Trento, al Fai della Paganella, si trova il Parco del Respiro, che offre itinerari progettati per il benessere. Questi percorsi sono ideali per chi desidera iniziare la pratica in un’area naturale immersiva di faggi e abeti.
Perché vale la pena provarlo
Anche se scettica, il beneficio è chiaro: due ore senza cellulare, rallentando nel bosco. È un’esperienza rigenerante, facilmente portabile a casa con poche ore e un paio di scarpe.
Credit photo dall’alto: @Jonathan Meyer. @Vitaly Gariev. @Salih Turan. @Clickerhappy
Testo a cura di Mariana Quintana




