Sull’altopiano di Villandro, in Val d’Isarco, Castel Steinbock è un rifugio di charme dove tutto il resto sfuma: dodici suite in un castello antico, ognuna con sauna privata, vasca freestanding e le Dolomiti che entrano dalla finestra. A completare l’incanto, una cucina gourmet e una cantina di ottocento etichette.
Villandro (BZ), Italia.

Da sinistra, René Tschager, Elisabeth Rabensteiner e Bastian Winkler.
Arrivare in Val d’Isarco ad agosto è come respirare una boccata d’aria fresca dopo il caldo cittadino. Villandro sorge a 880 metri, e appena raggiungo Castel Steinbock, mi trovo davanti a un luogo che parla di epoche passate: anticamente un tribunale del Quattrocento, oggi è un’affascinante realtà di dodici suite, curate da Elisabeth Rabensteiner.

Attraversare il portale dell’hotel è un viaggio nel tempo che non rinuncia al presente. Dal fascino dell’arco gotico alle Stube rivestite in legno, ogni dettaglio parla di autenticità, arricchito da arredi di pregio che non interrompono il dialogo con la storia. La mia suite offre un lusso sussurrato: una sauna in cirmolo, un honesty bar, una vasca freestanding e, soprattutto, la vista panoramica sulle Dolomiti che entra dalla finestra. Ogni suite ha una sua storia, eppure tutte parlano la stessa lingua: la semplicità è la forma più alta di eleganza.

Il vero lusso qui è non dover scegliere: puoi partire per un’escursione verso la malga, o goderti le giornate luminose e le notti fresche senza alcun piano.
Ed è proprio qui che ti conquista Castel Steinbock: la colazione è regale tra l’aroma del caffè e il profumo del pane appena sfornato. La cucina gourmet, firmata dallo chef René Tschager ti porta i sapori sudtirolesi reinterpretati con incursioni mediterranee e suggestioni più lontane, spezie rare, abbinamenti inattesi, in un percorso che va dalla terrazza più conviviale a La Lumosa.

Il fine dining più esclusivo della casa, dove un design minimale e contemporaneo prende il sopravvento sulle atmosfere storiche del resto del castello: appena otto tavoli per notte. Bastian Winkler, il capo sommelier, arricchisce l’esperienza guidandoti attraverso un viaggio enologico tra ottocento etichette, custodite sei metri sotto terra nella cantina scavata nella roccia: un invito a lasciarti condurre ben oltre i confini dell’Alto Adige, calice dopo calice.

A due passi dall’albergo: l’Alpe di Villandro e la Cappella Am Toten
Se un giorno desideri misurarti con l’altitudine, oltre al raccoglimento della tua suite, l’Alpe di Villandro ti aspetta a un passo: uno degli altipiani più estesi d’Europa, raggiungibile in auto o in autobus fino alla Gasserhütte, a 1750 metri, da cui partono i sentieri verso il cuore dell’alpeggio.

Da lì, camminando fino alla Malga Pfroderalm, sali fino a raggiungere, a 2186 metri, la Cappella Am Toten: un piccolo santuario di montagna costruito nel 1899, tappa di un pellegrinaggio scandito dalle stazioni della Via Crucis, che custodisce al suo interno un gruppo scultoreo della crocifissione a grandezza superiore al naturale. Pochi passi oltre, trovi il Lago dei Morti, immobile in una conca circondata da roccia e prati, specchio silenzioso sotto lo sguardo delle Dolomiti occidentali e delle Alpi Sarentine.
Non serve avere fretta: un’ora e mezza di cammino, con soste per riprendere fiato e lasciare che il panorama si allarghi davanti a te, tra pascoli silenziosi e cime che si susseguono all’orizzonte.

Torni in suite dopo una giornata sull’Alpe, con la promessa di una cena gourmet ad attenderti, il modo più autentico per capire cosa significhi, da queste parti, grande semplicità e bella vita.
Photo courtesy of Castel Steinbock
Testo a cura di Mariana Quintana




