SCIACCA: VIA DALLA PAZZA FOLLA

Scritto da Simona PK Daviddi on . Postato in Destinazioni, Itinerari, Weekend

Per chi ama la Sicilia ma rifugge il caos estivo; per chi ama le cose belle, siano esse antiche o moderne; per chi coniuga il viaggio con l’enogastronomia: il territorio che si dispiega intorno a Sciacca, sulla costa meridionale, in provincia di Agrigento, promette sorprese incredibili. Fuori dalle rotte comuni

 Sciacca, Italia.
 Un po’ araba ma con splendidi lasciti barocchi, dal nucleo antico ma dalla vivace scena artistica moderna, Sciacca rappresenta la Sicilia del Mito allo stato primordiale, senza le contaminazioni che orde di turisti portano inevitabilmente con sé. Ecco perché rappresenta la meta perfetta per un viaggio slow, profumato di salmastro ma anche di vino e zagara, all’insegna dell’arte e del bien vivre, della buona cucina, del mare limpido e dell’artigianato prezioso.

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Se estate fa rima con mare, questo lembo di Sicilia sfodera un paio di assi di tutto rispetto: a due passi da Sciacca, infatti, si trova una delle cinque spiagge più belle secondo la Guida Blu del Touring Club 2016, quella di Porto Palo a Menfi, premiata addirittura con tre vele e caratterizzata da una lunga distesa di sabbia bianca e sofficissima e da un mare trasparente e azzurro; non da meno è la saccense spiaggia di San Marco, dove depongono le uova le tartarughe Caretta Caretta mentre spostandosi di una manciata di chilometri verso Agrigento si incontrano prima l’oasi protetta di Torre Salsa, un susseguirsi di soffici spiagge dorate incorniciate da macchia mediterranea e candide falesie, e poco dopo un’altra parete di falesia bianchissima a picco sul mare color cobalto, la Scala dei Turchi, un vero prodigio della natura scolpito da mare e vento, che gli amanti del Commissario Montalbano avranno visto sicuramente in qualche puntata della serie tv (non tutti sanno, infatti, che Camilleri è nato a pochi chilometri da qui e che il “suo” commissario letterario si aggira in realtà in questi luoghi).

Tra arte e happy hour

E, dopo una giornata in spiaggia, non c’è nulla di meglio che dedicarsi alla scoperta del centro storico di Sciacca, magari entrando dall’imponente Porta San Salvatore: da lì ci si trova subito al cospetto della chiesa normanna del Carmine – il cui raffinato rosone tardogotico, da solo, vale la visita –, della trecentesca chiesa di Santa Margherita con i suoi sontuosi stucchi, e dello splendido Palazzo Perollo, dalle delicate bifore e dall’elegante balcone in ferro battuto. Dopo una manciata di passi, lasciata piazza Scandaliato, “il salotto buono” della città affacciato sul mare cristallino, ci si può addentrare nelle vie della movida, tra locali e pub – imperdibili sia il Murphy’s all’interno dello storico Palazzo Inveges, sulla piazzetta omonima, impreziosito da raffinate ringhiere a petto d’oca, sia La Scalunata, adagiato sulla lunga scalinata di vicolo Gallo – per raggiungere la Chiesa Madre dedicata alla Madonna del Soccorso, con la scenografica facciata incompleta, ingentilita da due volute barocche. Via Licata e Corso Vittorio Emanuele – le due vie eleganti dello shopping – sono appena dietro l’angolo e meritano un giro per andare alla scoperta di due eccellenze dell’artigianato saccense, il prezioso corallo, superbamente lavorato in splendide creazioni orafe, e la bellissima ceramica, un trionfo di tutti i colori del paesaggio – dal giallo sole al blu cobalto, dall’arancione vitaminico al verde brillante – che si declina in utensili di uso quotidiano, soprammobili, vasi e ciotole di ogni dimensione, tutti rigorosamente modellati e dipinti a mano secondo una tradizione che si perde nella notte dei tempi.

Per passare dal Barocco alla ceramica, ai lasciti arabi, a Sciacca basta svoltare un angolo, perdendosi tra vicoli e cortili (alcuni celano scorci affascinanti, sculture inaspettate e murales fantasiosi) viette e ripide scalinate, fino ad arrivare al dedalo intricato e orientaleggiante del quartiere di San Michele, una vera casbah, dove le case – strette intorno ai resti del trecentesco castello dei Conti Luna – si assiepano le une alle altre in modo scenografico.

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Il porto: la vita che scorre
Ancora scalinate e stradine strette, ma questa volta in discesa: per assaporare uno degli scorci più belli della cittadina ,infatti, bisogna scendere al porto, sul cui specchio d’acqua si riflette suggestivo il quartiere arabo con le sue casette colorate. Arrivandovici alla mattina, lungo il molo si potranno osservare i pescatori di ritorno dalla battuta notturna intenti a vendere il pescato, in un mercato improvvisato e colorito; non solo: ci si potrà fermare al Bar Roma per assaggiare una delle celebri granite al limone dello “zio” Aurelio – una vera istituzione a Sciacca, dal 1967 – al secondo posto nella classifica delle migliori d’Italia. Il porto ha ancora un paio di sorprese in serbo: una scenografica scalinata decorata con maioliche variopinte (ogni gradino è stato realizzato da un ceramista diverso) e le grotte del Caricatore, un labirinto di antri e cunicoli scavati nella roccia – in parte ancora da scoprire – usati nel Medioevo per ammassare le granaglie, che valsero a Sciacca addirittura il diritto di battere moneta.

Artisti di ieri e di oggi
Non si può dire di conoscere davvero Sciacca se non ci si è lasciati incuriosire dalla personalità di Filippo Bentivegna aggirandosi nel suo Castello Incantato, un originale museo a cielo aperto appena fuori dall’abitato.
Contadino analfabeta, agli inizi del Novecento Filippo Bentivegna emigrò negli Stati Uniti in cerca di fortuna. Invece trovò la pazzia: un rivale in amore lo aggredì provocandogli un trauma cranico. Da allora Filippo non fu più lo stesso. Tornò a Sciacca, si rinchiuse nel podere di famiglia (il Castello Incantato) e iniziò a scolpire migliaia di teste nelle pietre. Enigmatico e solitario, in paese era considerato uno squilibrato. Solo dopo la sua morte – avvenuta nel 1967 – la sua arte fu riconosciuta a livello internazionale e ora Bentivegna è riconosciuto come uno dei massimi esponenti mondiali dell’Art Brut, ovvero l’arte “bruta e grezza” spontanea e autodidatta.

Ma la scena artistica di Sciacca è tuttora costellata di artisti apprezzati a livello internazionale, primo fra tutti Franco Accursio Gulino (il suo atelier si trova in piazza Matteotti, dietro a piazza Scandaliato), il quale dipinge sulle superfici più impensate: vecchie porte, imponenti portoni, ante di logori armadi, interni di valigie, lavagne, fasciami di barche, trasformando così il “supporto” in co-protagonsta delle sue creazioni, visionarie e simboliche: «Ho iniziato a dipingere sulle vecchie porte che trovavo in giro alle fine degli anni Sessanta – racconta Gulino – quando le tele costavano troppo, ma poi mi sono reso conto che le porte avevano un vissuto che le faceva diventare protagoniste e opere d’arte esse stesse. Diverso il motivo per cui ho scelto poi di dipingere anche sulle valigie: la valigia rappresenta il viaggio, spesso il viaggio della speranza: il migrare è nella natura dell’uomo, anche se oggi ha una connotazione differente»; uno dei temi cari a Gulino, al quale l’artista ha dedicato parecchie opere pittoriche, numerose mostre e addirittura poco meno di una ventina di documentari in trent’anni, è proprio quello dei migranti e dei clandestini. Bellissimi anche i suoi cicli pittorici ispirati all’isola Ferdinandea, l’enigmatica “isola che non c’è”, emersa nel 1831 in seguito a un’eruzione vulcanica di fronte a Sciacca e inabissatasi di nuovo sei mesi dopo: «L’isola Ferdinandea è per me quasi un’entità viva – spiega Gulino – che si è rifiutata di sottostare alle manie di possesso e all’arroganza umana (appena emersa, l’isola diede vita a dispute territoriali tra Regno delle Due Sicilie, Gran Bretagna e Francia, ndr) e ha preferito riprendere la via del mare pur di non perdere la propria libertà».

In vino veritas
C’è un posto speciale, dove è possibile ammirare alcune pregevoli opere di Franco Accursio Gulino degustando al contempo dell’ottimo vino o concedendosi una romantica cena gourmet, la Cantina De Gregorio, sorta intorno a una quattrocentesca torre saracena in contrada Ragana (da Ras-hana, terra dell’amicizia in arabo) e splendente nel firmamento internazionale, con un rosé, Rosa di Nero, ricavato da un Nero d’Avola vinificato in bianco che ha vinto la medaglia d’argento al concorso mondiale di Bruxelles, un bianco, il San Lorenzo, che ha ricevuto quella d’oro e un rosso, il Magaria, che ha ottenuto due bicchieri sulla guida del Gambero Rosso.

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TACCUINO DI AGENDA VIAGGI
Dove dormire e mangiare

Verdura Resort
Per sentirsi un po’ vip tra i vip. È l’hotel delle star, incastonato tra una distesa di ulivi e la spiaggia privata. Da provare, il ristorante Amare: pesce freschissimo (imperdibile il gambero rosa di Sciacca) per cene praticamente pied dans l’eau.
Dove: SS. 115 Km. 131, tel. 0925 998001, VerduraResort.com

Hotel Melqart
Accogliente e moderno, questo tre stelle si affaccia sul vivace porticciolo, a due passi dalle spiagge e dal centro storico.
Dove: via Mulini 10-14, tel. 0925 21828, HotelMelqartSciacca.it

Hostaria del Vicolo
Nel vicolo che congiunge le due vie principale di Sciacca, è il ritrovo dei buongustai, nonché presidio slow food. Propone i piatti tipici della cucina siciliana rivisitati dall’estro dello chef. Un esempio? Caponata di melanzane con gamberi rosa al cioccolato di Modica.
Dove: vicolo Sammaritano 10, tel. 0925 23071, Hostariadelvicolo.it

Porto San Paolo
All’interno di una torre di vedetta del Quattrocento, questo ristorante si trova direttamente sul porto e nella bella stagione consente di cenare sull’ampia terrazza. Si serve rigorosamente il pescato del giorno, cucinato secondo le ricette della tradizione saccense (prelibata è la spatola – un pesce locale – al forno).
Indirizzo: Largo San Paolo 1, tel. 0925 27982, RistorantePortoSanPaolo.it.

Bar Roma
Non si può lasciare Sciacca senza aver assaggiato una granita al limone dello “zio” Aurelio.
Indirizzo: piazza Dogana 8, tel. 0925 21929.

Cantine De Gregorio
Propone visite guidate tra le botti e degustazioni enogastronomiche. Ma anche romantiche cene, lezioni di cucina siciliana e voli in ultraleggero sopra i vigneti.
Indirizzo: Contrada Ragana, tel. 0925 991299, CantineDeGregorio.it

Da vedere

Castello Incantato
Orario estivo (da aprile a fine settembre): 10-12 e 16-20; orario invernale (da ottobre a fine marzo): 10-12. Chiuso il lunedì. Ingresso: 3 €
Dove: via Filippo Bentivegna 16, tel. 339 2340174.

Antiche grotte del Caricatore
Orario di visita: tutti i giorni dalle 16 alle 18.30 in estate; su prenotazione nei mesi invernali.
Ingresso: 2 €.
Dove: piazza Dogana 12, tel. 328 4288716.

 Foto ©Simona P.K. Daviddi e ©Salvatore Dimino

 

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Simona PK Daviddi

Simona PK Daviddi

Emiliana per tre quarti (l’ultimo quarto è top secret) è convinta di essere la discendente diretta di Matilde di Canossa, perché come lei “chiacchiera” in una manciata di lingue, tra le quali il russo e il giapponese. Nessuno la chiama con il suo primo nome di battesimo – neppure i suoi genitori né il suo editore – ma con le iniziali degli altri due (anche questi top secret), Pikappa. Ha scoperto le tre grandi passioni della sua vita – viaggiare, fotografare e scrivere – quando aveva otto anni e le hanno regalato la prima reflex e la prima moleskine; da allora, appena può, infila “due cose” in valigia e parte, rigorosamente in compagnia della sua Nikon. Il jet lag la rende euforica. Di recente si è innamorata del rugby e della Sicilia: si sospetta che la “colpa” sia di Massimiliano, il suo fidanzato, rugbista trinacrio. Se non facesse la giornalista, farebbe la ballerina di danza del ventre o la bailaora di flamenco.