Dalle leggende e l’archeologia di Benevento, il viaggio scende verso le maioliche artigianali di Vietri sul Mare, per poi risalire tra i vigneti sotterranei del Greco di Tufo in Irpinia. Un percorso slow tra giovani osti, ceramisti resistenti e storiche cantine, perfetto per chi cerca l’anima più autentica e verticale del territorio. Un invito a rallentare il passo e a scoprire come il “saper fare” artigiano e le antiche tradizioni campane sappiano oggi dialogare con l’innovazione sostenibile e il turismo consapevole.
Benevento, Avellino, Salerno, Italia.
Ci sono territori che si visitano e altri che si raccontano attraverso le storie che custodiscono. La Campania dell’entroterra e della Costiera Amalfitana appartiene senza dubbio a questa seconda categoria: un mosaico di città, borghi e paesaggi in cui ogni pietra, ogni bottega e ogni vigneto conservano la memoria di un passato ancora profondamente vivo.
Da Benevento, città sospesa tra storia e leggenda, fino ai colori mediterranei di Vietri sul Mare, per arrivare nel cuore dell’Irpinia, dove nasce il celebre Greco di Tufo, questo itinerario conduce alla scoperta di tre anime diverse ma complementari della regione. Un viaggio verticale che unisce l’Appennino selvaggio al Tirreno, seguendo un filo conduttore fatto di identità, tradizioni e saper fare.

Benevento, dove storia e leggenda si incontrano
Incastonata tra le colline del Sannio, Benevento sorprende fin dal primo sguardo. Le sue origini affondano nell’antica civiltà sannita e attraversano secoli di dominazioni, dalle conquiste romane fino al prestigioso periodo longobardo. Un passato che si intreccia con il mito: secondo la tradizione, proprio qui si radunavano le celebri janare, le streghe beneventane. Una leggenda che ancora oggi rende la città misteriosa, tanto da legarsi al suo prodotto più celebre: il Liquore Strega.
Passeggiare nel centro storico significa attraversare oltre duemila anni di storia. Tra le testimonianze più preziose spicca il magnifico Arco di Traiano (114 d.C.), uno dei monumenti romani meglio conservati al mondo, seguito dal suggestivo Teatro Romano, edificato sotto l’imperatore Adriano. Accanto emerge il volto longobardo della città con la splendida Chiesa di Santa Sofia, gioiello dell’VIII secolo e Patrimonio UNESCO.

Benevento sa dialogare anche con la modernità. Lo dimostra l’Hortus Conclusus, il giardino-museo ideato da Mimmo Paladino, dove l’arte contemporanea sposa la pietra millenaria. Per chi cerca chicche uniche, la Soprintendenza Archeologia ospita “Ciro” (Scipionyx samniticus), uno dei reperti paleontologici di baby dinosauro più straordinari d’Europa, mentre il Museo delle Streghe offre una lettura storica e documentata del mito locale. Per una pausa rigenerante, l’elegante giardino romantico della Villa Comunale, disegnato a fine Ottocento da Alfredo Dehnhardt, regala un’oasi di pace tra pini secolari e laghetti.

Lorenzo Tufo
Agenda Gourmet: Sapori di Corte e la resistenza del Sannio
Tra i vicoli di pietra chiara che circondano Largo Trescene si nasconde una perla rara: l’osteria Sapori di Corte. In una città ancora al di fuori dei grandi flussi turistici, il giovane oste Lorenzo Tufo ha scelto di sfidare la tendenza a partire per investire sul proprio territorio. Con soli venticinque posti e un’atmosfera intima, il locale è un vero laboratorio culinario. Qui le antiche ricette sannite incontrano interpretazioni contemporanee: piatti iconici come il maialino e il baccalà diventano i fiori all’occhiello di una filosofia di resistenza che trasforma il cibo in un racconto del genius loci beneventano.

Giuseppe D’Avino
Lo Spazio Strega: un’icona italiana tra storia, cultura e impresa
A pochi passi dalla stazione ferroviaria di Benevento, lo storico stabilimento della famiglia Alberti custodisce da oltre centocinquant’anni una tradizione immutata. Fondato nel 1860 da Giuseppe Alberti, il complesso industriale fu posizionato strategicamente vicino ai binari proprio per favorire la logistica e le esportazioni di quello che sarebbe diventato un mito liquido. Oggi l’azienda – che concilia sapientemente la maestria artigiana e l’innovazione tecnologica – è guidata dalla sesta generazione della famiglia attraverso il presidente e amministratore delegato, l’ingegnere Giuseppe D’Avino, discendente diretto dei fondatori (il suo antenato Vincenzo Alberti fu il primo presidente degli industriali sanniti). Sotto la sua guida, il brand continua a valorizzare il profondo legame con il territorio e a proiettare sui mercati internazionali un’eccellenza che unisce la divisione liquoristica a quella dolciaria e dei semilavorati per pasticceria.
La visita allo Spazio Strega è un percorso immersivo che inizia nell’antica Erboristeria – dove profumi di erbe officinali e spezie anticipano il segreto dei 76 ingredienti della ricetta custodita in una storica cassettiera in legno – e prosegue tra gli alambicchi storici e le suggestive cantine di invecchiamento in rovere. Lo spazio racconta anche la genesi del Premio Strega, il più prestigioso riconoscimento letterario nazionale nato nel dopoguerra proprio grazie alla lungimiranza della famiglia Alberti. Tra i cimeli del museo spiccano la celebre lavagna utilizzata a Villa Giulia per decretare i vincitori, i manifesti storici firmati da maestri della grafica come Dudovich e il futurista Depero, e una curiosa collezione di oltre quattrocento imitazioni e contraffazioni provenienti da tutto il mondo.

Vietri sul Mare, dove la ceramica racconta il Mediterraneo
Lasciando alle spalle le atmosfere medievali del Sannio, la strada scende verso il Tirreno e raggiunge Vietri sul Mare, la porta d’ingresso della Costiera Amalfitana. Qui il viaggio cambia completamente colore: il mare incontra l’arte e ogni vicolo si trasforma in una galleria a cielo aperto. Meno caotica delle vicine Positano e Amalfi, Vietri conserva un’autenticità rara. La ceramica è protagonista assoluta: riveste facciate, piazze, scale e la splendida cupola maiolicata della Chiesa di San Giovanni Battista, che domina il profilo del borgo.
Per comprendere l’evoluzione di quest’arte, una tappa fondamentale è il Museo della Ceramica a Villa Guariglia, che racconta la produzione vietrese dal Settecento al Novecento, comprese le opere degli artisti mitteleuropei (come il tedesco Richard Dölker) che tra le due guerre rinnovarono lo stile locale.

Elisabetta D’Arienzo
L’arte che stringe le mani al futuro
Il significato più autentico della ceramica vietrese si scopre però nei laboratori degli artigiani dell’Associazione CAT (Ceramica Artistica Tradizionale). Guidata da Mara ed Elisabetta D’Arienzo, questa realtà è un laboratorio di idee dove la cultura del territorio fonde l’artigianato alla sperimentazione sostenibile. La filosofia del CAT si fonda sulla necessità di ritornare a lavorare con lentezza, valorizzando il pensiero rispetto alla pura produttività quantitativa.
L’ispirazione nasce dal legame viscerale con il territorio, in quell’equilibrio perfetto del “costaiolo” sospeso tra mare e montagna. Oggi l’atelier apre le porte ai viaggiatori non solo per mostrare la modellazione dell’argilla e la decorazione a mano, ma anche per offrire corsi dedicati. Un’esperienza terapeutica di un paio d’ore per comprendere il valore del tempo e della competenza racchiusi in ogni singolo manufatto.

Dalle strade della ceramica a quelle del Greco di Tufo
Se a Vietri la terra si fa argilla e colore, risalendo verso l’entroterra irpino si trasforma in sottosuolo, zolfo e radice enologica. Le curve conducono a Tufo, un borgo di meno di mille abitanti raccolto attorno al suo castello medievale e affacciato sulla Valle del Sabato. Le sue origini sannite e romane si intrecciano con una storia industriale ottocentesca legata all’attività estrattiva dello zolfo, scoperta nel 1866 da Francesco Di Marzo e oggi impressa nella memoria collettiva locale.
Oggi l’identità di Tufo è indissolubilmente legata al Greco di Tufo DOCG. Prodotto in otto comuni della provincia di Avellino, questo bianco deve il suo carattere unico proprio ai terreni ricchi di minerali, argille e zolfo, che regalano al vino eleganza, struttura e una sorprendente capacità di evolvere nel tempo. Le sue radici risalgono al Seicento, quando Scipione di Marzo portò con sé da Nola un antico vitigno che trovò in queste colline il suo habitat ideale.

Cantine di Marzo: quattro secoli di storia sotterranea
Il viaggio trova il suo naturale compimento nelle storiche Cantine di Marzo, considerate la culla di questo vino. Situate sotto lo storico Palazzo di Marzo, le cantine sono un affascinante intreccio di grotte, cunicoli medievali e ambienti scavati nel tufo, dove il vino matura seguendo un equilibrio termico naturale.
Qui tradizione e tecnologia convivono: gli antichi percorsi sotterranei sfruttano ancora la forza di gravità durante la vinificazione per limitare al minimo gli interventi sulla materia prima. I venti ettari vitati dell’azienda, coltivati esclusivamente a Tufo, custodiscono un prezioso patrimonio genetico di antichi cloni di Greco e Aglianico selezionati nel vivaio aziendale.
Visitare le Cantine di Marzo e partecipare alle degustazioni guidate significa entrare in contatto con una storia che unisce il vino all’antica epopea mineraria. È il finale ideale per un itinerario che attraversa tre territori diversi ma uniti dalla stessa capacità di custodire e rinnovare il proprio patrimonio. Un invito a rallentare, ad ascoltare le storie delle persone e a lasciarsi guidare dalla Campania più autentica.

Il senso del viaggio
Dalle leggende delle janare racchiuse nelle pietre di Benevento allo splendore delle maioliche di Vietri sul Mare, fino al silenzio millenario delle cantine sotterranee d’Irpinia, questo itinerario traccia una linea invisibile ma influente. È la Campania che non ti aspetti, lontana dai cliché cartolina, dove il vero lusso è il tempo: quello speso a parlare con un giovane oste, a modellare l’argilla o ad aspettare che un vino eccellente compia la sua magia. Un invito a rallentare, a farsi stupire e a viaggiare con occhi disposti a riscoprire l’autenticità.
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Photo Carlo Ingegno



