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Biennale Giovani 2019. 30 talenti delle Accademie italiane, a confronto nel Serrone della Reggia di Monza

L’arte contemporanea veicola un messaggio ma prima ancora provoca: sta al visitatore lasciarsi scalfire e mettersi in contatto con l’opera, “vibrare” con essa. Il significato che ne ricaverà sarà allora parte integrante del contenuto che l’autore voleva esprimere. In mostra fino al 6 gennaio i talentuosi allievi, italiani e internazionali, di 10 Accademie delle Belle Arti d’Italia. Con all’attivo già varie personali.

Monza. Italia.
L’arte contemporanea è di per sé una provocazione. Passeggiando per le sale della bellissima Orangerie della Villa Reale di Monza (nata nel 1790 grazie al disegno dell’intraprendente architetto Piermarini), tradizionale sfondo della Biennale Giovani, appare come un’evidenza. I trenta artisti esposti, tre per ognuna delle dieci Accademie delle Belle Arti rappresentate, offrono spunti e suggestioni su molteplici argomenti. Senza un filo conduttore e senza un argomento prestabilito. Ciò ha consentito agli artisti invitati di esprimersi con grande libertà. Tecniche e messaggi sono molto vari. Dalla scultura alla fotografia, dal ricamo al mosaico, dal disegno al supporto multimediale. Se un dato comune lo vogliamo rilevare, tutti hanno voluto esprimersi su argomenti di importanza profonda, sia essa esistenziale, politica, ambientale o sociale. Saremo colpiti allora dalle opere “Il punto della mia vita” e “L’orologio della vita” di Mara Albani (Accademia de L’Aquila, tutor Italo Zuffi), in cui il “qui e ora” esistenziale è rappresentato con un materiale leggero ancorato a un blocco di calcestruzzo o a una tavola di legno in un punto fisso, dentro al vortice del divenire; dall’installazione “From Here to Eternity”, di Stefano Giuri (Accademia di Firenze, tutor Paolo Parisi), composta da una grossa testa di Lenin in metallo, poggiata a terra di sbieco, mezza rotta, ritrovata negli anni Cinquanta in una fonderia italiana e salvata alla fusione – triste destino che fecero altre opere simili – per ottenere radiatori per auto, che infatti l’artista espone accanto alla scultura, con alcune targhette riportanti i nomi di altri protagonisti del comunismo, a interrogarsi sul valore del culto della personalità all’interno di un credo materialista. Provocatorio anche il “Pensiero stupendo” di Matteo Coluccia (anch’egli dell’Accademia di Firenze), un felino composto di sabbia salentina, destinato a sgretolarsi e scomparire, fatto salvo il calco in ceramica dei denti dell’artista, come a chiedersi: “cosa sopravviverà all’ineluttabile trascorrere del tempo?”. E poi ancora “Io, Tu”, tratta da “Io, Tu, Egli, Noi, Voi, Essi”, un’installazione di grande effetto di Lucia Cantò (dell’Accademia di Firenze, tutor Marta Allegri), con due macchine da scrivere Olivetti, e la tela srotolata come carta fino a toccare il soffitto, riportante stralci di lettere e di pagine di diario in cui, mi pare, la scrittura a volte comunica, a volte diventa segno grafico su cui riflettere, i pronomi scarnificati. Notevole il contrasto stridente tra le piccole campane di vetro di Sara Vasini (dell’Accademia di Ravenna, tutor Paola Babini), “Bell Jar”, omaggio alla scrittrice Sylvia Plath, ognuna contenente i piccoli pezzi in plastica di una casa delle bambole, prezioso simulacro dell’infanzia, custodita con amore ma anche, a mio avviso, espressione massima di un bene di consumo, e il grande foglio di Lisa Redetti (dell’Accademia di Torino, tutor Maria Claudia Farina), “Nessun titolo”, in cui grandi pennellate terragne e segni grafici stilizzati si rincorrono quasi a dare vita a una danza tribale, metafora per l’artista dell’effimero passaggio dell’essere. Molto interessante anche l’albero di cemento e solfato di rame dell’iraniano Mohsen Baghernejad Moghanjooghi (della stessa Accademia), “L’odore del cielo”, che il getto dello spruzzino di acqua di rosa posto ai piedi dell’opera fa “vivere”, con nuovi colori e nuovi profumi, nonostante l’oggetto decorativo ideato dall’artista, segno dell’addomesticamento della natura ridotta a bene di uso domestico, sia di quanto meno naturale possa esserci.

Solo per citarne alcune.

Difficile trovare una sintesi tra queste e tutte le altre opere esposte.

Il curatore della mostra, Daniele Astrologo, ci ha dato uno spunto: “L’unica osservazione critica interessante da fare è che nonostante gli artisti siano in gran parte molto giovani e quindi appartenenti a quella generazione già nata con un approccio alla rete, con una “vita virtuale parallela”, abbiano prodotto opere fisiche, terrene, adagiate al suolo, forse come reazione alla dimensione fluida, alla inconsistenza. Hanno bisogno di sentire il peso di gravità”. E aggiunge: “Colpisce che in tanti lavori non ci sia un solo quadro, inteso in senso tradizionale di tela e colori a olio. Personalmente sono stato particolarmente colpito dall’opera dell’olandese Rob Van Den Berg, dell’Accademia di Venezia, tutor Marta Allegri, “Binario/binario”, che con la complicata e costosa tecnica della fusione a staffa, ha creato la curva di un binario in basalto, lo stesso materiale del pietrisco che si trova sotto i binari, più stretta di qualunque curva un treno potrebbe realmente percorrere, generando una specie di metaforica crisi del sistema. Per quanto riguarda gli artisti italiani mi ha convinto l’opera “Babel”, di Pietro Vitali, dell’Accademia di Bergamo, tutor Francesco Pedrini: l’artista ha lavorato con il polistirolo e le colate di cemento, creando delle case sventrate dai bombardamenti, e anche alcune tavole con graffite su cemento. Due opere molto interessati”.

La responsabile della comunicazione della Biennale di Monza Claudia Ratti ha aggiunto: “Se una volta la formula era 6 per 5, ovvero 5 critici indipendenti che sceglievano, secondo il loro gusto, 6 artisti ciascuno, ora la nuova formula per la Biennale è 10 per 3: sono le stesse Accademie che invitano 3 artisti ciascuna. Sotto l’egida delle Accademie si guadagna sempre più in qualità. Oltre ad essere molto apprezzata dal pubblico, che risponde sempre più positivamente (abbiamo avuto oltre 3000 visite) la Biennale è anche un trampolino di lancio: gli artisti Fabio Viale, Andrea Mastrovito e Francesca Pasquali sono emersi in seguito alla Biennale.

Il 6 gennaio, ultimo giorno della mostra, avverrà la premiazione: il vincitore o i vincitori venderanno la loro opera al Serrone e in cambio vinceranno un premio in denaro, per poter investire nella loro arte”.

Buona fortuna!

Info:
Orangerie della Reggia di Monza
Viale Brianza 1

Dal 27 ottobre 2019 al 6 gennaio 2020 dal giovedì alla domenica ore 10.00-19.00
inclusi primo novembre, 8 e 26 dicembre
Chiuso lunedì, martedì, mercoledì
Apertura straordinaria lunedì 6 gennaio

Elena Borravicchio

Elena Borravicchio

Laureata in Filosofia, giornalista pubblicista, moglie, mamma. È di Torino ma vive a Monza, dopo un periodo in Brasile e un altro ad Abu Dhabi. Ha una passione connaturata per la scrittura, suo canale espressivo privilegiato, insieme alla danza e alla fotografia. Ama il teatro, l'arte, la musica e tutto ciò che fa vibrare l'anima. È nelle librerie il suo primo romanzo, “Guardandoti ballare”.

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