Dalla Lucania arcaica alla Laguna: “Uno si distrae al bivio” approda in prima mondiale alla 83. Mostra del Cinema di Venezia. Il nuovo lavoro di Alessandra Lancellotti è un originale “western contadino” che omaggia il poeta Rocco Scotellaro, intrecciando canti popolari, borghi fantasma e le sfide del Mezzogiorno contemporaneo.
Venezia, Italia.
L’anteprima mondiale a Venezia 83
Il fascino della Basilicata conquista la Laguna. Sarà presentato in prima mondiale alle Notti Veneziane — sezione realizzata dalle Giornate degli Autori in accordo con Isola Edipo — nell’ambito della 83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il nuovo film documentario di Alessandra Lancellotti: “Uno si distrae al bivio”. Già autrice di opere di rilievo come Lucus a Lucendo (su Carlo Levi) e Il Re Fanciullo, la regista torna a esplorare i territori del Sud con un’opera che fonde osservazione e messa in scena cinematografica.

Un omaggio a Rocco Scotellaro
Il cuore pulsante del film è la figura mitica di Rocco Scotellaro, il poeta e sindaco lucano scomparso a soli trent’anni, amato da intellettuali del calibro di Italo Calvino e Carlo Levi. “Uno si distrae al bivio” prende vita proprio nei paesaggi che furono teatro della sua lotta politica e umana. Concepito come un “western contadino cantato”, il film rielabora l’epica classica trasportandola nel paesaggio rurale lucano, trasformando le aree interne del Mezzogiorno in un West fatto di silenzi, dignità e memoria.

Tra borghi fantasma e canti ancestrali
Il racconto si muove lungo il crinale tra passato e presente, dando voce ad anziani contadini e giovani agricoltori che oggi abitano i borghi semideserti nati con la Riforma agraria del 1950. In questo scenario di rovine e possibilità, seguiamo il cammino di Guastamacchia, contadino cantore che attraversa le colline del grano cercando lavoro. La sua voce evoca storie di sopravvivenza e fatica, utilizzando il canto come lingua universale: un flusso musicale dove scorrono i versi di Scotellaro, custode della libertà contadina in una comunità che tenta di consegnare pratiche millenarie a un futuro ancora indefinito.

La visione della regista: un film necessario
Nelle sue note di regia, Alessandra Lancellotti definisce la civiltà contadina come “paradossalmente superata e necessaria”. Il film utilizza i generi del western e del musical per far rivivere tradizioni minacciate, affrontando temi attuali e urgenti: le lotte per il lavoro, la difesa del paesaggio contro lo sfruttamento e la necessità di restituire poesia al nostro tempo. È un atto cinematografico per riattivare l’immaginario di un pezzo d’Italia spesso abbandonato, offrendo ai giovani il diritto di riscoprire un rivoluzionario come Scotellaro e di sentirsi parte della storia.

Eccellenze produttive e riconoscimenti
L’opera nasce da una sinergia tra la cooperativa Caucaso, nota per il cinema d’autore, e la lucana Fedelissimi, giovane realtà legata al territorio. Realizzato con l’AAMOD (Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico) e la Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia, il progetto vanta sostegni prestigiosi: dal MiC e SIAE (“Per Chi Crea”) alla Lucana Film Commission, passando per la Regione Basilicata (bando Lucana Doc), la Film Commission Torino Piemonte e il Fondo Etico di BCC Basilicata. Il valore del film è stato già riconosciuto dalla selezione a Itineranze Doc 2025 e dal premio (IN)EMERGENZA 2026 in collaborazione con Cinecittà.

Chi è Alessandra Lancellotti
Regista, dottore di ricerca in architettura e archivista, Alessandra Lancellotti intreccia da anni i linguaggi dello spazio e della visione. Parte del collettivo Caucaso dal 2014, ha curato ricerche per il Politecnico di Torino e firmato documentari come The City is Lost. La Venezia di John Ruskin (2024). Con “Uno si distrae al bivio”, la cineasta conferma la sua capacità di leggere il territorio come un organismo vivo, dove la storia non è mai un capitolo chiuso, ma una domanda aperta sul nostro presente.
Photo courtesy of Ufficio stampa Francesca Ferri



