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When Apricots Blossom: l’Uzbekistan alla Milano Design Week 2026

Una mostra di design che ripercorre la trasformazione della regione del Mar d’Aral, dal collasso ambientale alle iniziative, alle persone e alle proposte progettuali che ne stanno plasmando il futuro.

Milano, Italia.

La Uzbekistan Art and Culture Development Foundation (ACDF) debutta alla Milano Design Week con When Apricots Blossom (20–26 aprile), un’installazione immersiva negli spazi di Palazzo Citterio che reinterpreta le tradizioni artigianali dell’Uzbekistan attraverso una visione contemporanea.

La mostra When Apricots Blossom prende il suo nome dal titolo di una poesia uzbeka del 1937 dello scrittore Hamid Olimjon — un’ode alla primavera, alla speranza e alla resilienza – ed è ideata e promossa da Gayane Umerova, Presidente della ACDF, la quale ha affidato la curatela all’architetto

Kulapat Yantrasast, fondatore di WHY Architecture. L’iniziativa riunisce designer, artigiani, architetti e ricercatori dall’Uzbekistan e dall’estero per reinterpretare il design e l’artigianato come strumenti di rigenerazione in paesaggi segnati dal cambiamento ecologico — in un momento in cui il design si confronta sempre più con le questioni legate alla crisi climatica e al suo impatto sociale, economico e culturale.

Un futuro per il Karakalpakstan

When Apricots Blossom si concentra sulla regione del Karakalpakstan, nel nord-ovest dell’Uzbekistan. Negli ultimi sessant’anni il prosciugamento del Mar d’Aral ha profondamente segnato la vita delle comunità locali, un tempo nomadi, trasformando biodiversità, pesca, suolo, risorse idriche ed energetiche, sistemi alimentari e qualità dell’aria.

Nonostante questo, il ricco patrimonio artigianale del Karakalpakstan ha continuato a prosperare attraverso tradizioni tramandate di generazione in generazione, che conservano un valore al tempo stesso pratico e simbolico. In preparazione della mostra, Yantrasast ha viaggiato attraverso l’Uzbekistan, visitando istituzioni culturali e incontrando artigiani, al fine di sviluppare una visione che celebrasse la creatività del Paese. Ha scelto, quindi, di concentrarsi su tre mestieri tipici della zona — la panificazione, la costruzione di yurte e la tessitura di nappe — esempi di come i bisogni umani fondamentali, quali il cibo, l’abitare e l’abbigliamento, siano stati storicamente soddisfatti attraverso l’ingegno, i materiali locali e il sapere intergenerazionale.

Attraverso ricerche, sperimentazione sui materiali, commissioni di design contemporaneo, proposte architettoniche e collaborazioni creative, l’esposizione rivela come tali pratiche possano essere mobilitate ancora una volta per offrire nuove possibilità in ambienti fragili.

Rinnovamento tra tradizione e innovazione

L’esposizione principale ripercorre la trasformazione del Karakalpakstan, dal collasso ambientale e dalla quasi totale scomparsa del Mar d’Aral fino alle visioni emergenti per il suo futuro. La scenografia della galleria, progettata da Yantrasast e dallo studio WHY Architecture sotto la direzione di Oskar Bocquillon, utilizza forme ondulate ispirate ai canneti, per evocare i paesaggi e le trame materiche della regione.

All’interno di questa installazione sono esposti oggetti in edizione limitata — timbri per il pane realizzati ad hoc (chekich) e vassoi — ispirati alla cultura della panificazione uzbeka e alla palette materica della regione: legno, seta, feltro, ceramica e canne. Realizzate da 12 designer contemporanei internazionali in collaborazione con artigiani uzbeki e caracalpachi, queste opere reinterpretano i colori, le trame e i motivi del Karakalpakstan, dimostrando come i rituali quotidiani e le tradizioni culturali possano evolversi nel tempo.

Accanto a queste opere sono presentati i manufatti della regione selezionati dagli studenti della Aral School, un programma post-laurea internazionale e multidisciplinare che si confronta con la regione del Mar d’Aral come luogo di indagine e immaginazione, utilizzando il design sia come strumento critico sia come agente attivo nell’affrontare le sfide ambientali e nel promuovere la continuità culturale. Gli oggetti sono posti in dialogo con Where the Water Ends, un film commissionato dalla ACDF e diretto dal regista Manuel Correa e dall’architetta Marina Otero Verzier, che offre ai visitatori uno sguardo sui paesaggi, sulle comunità e sul vissuto quotidiano della regione del Mar d’Aral.

La mostra è anche l’occasione per annunciare la prossima edizione dell’Aral Culture Summit. La piattaforma, che si riunisce ogni 18 mesi, vede designer, architetti, scienziati e leader politici confrontarsi sulla cultura intesa come forza rigeneratrice per l’ambiente e la società. L’appuntamento è fissato a Nukus, capitale del Karakalpakstan, dall’11 al 13 settembre 2026.

Le parole di Gayane Umerova, Presidente di ACDF

Le iniziative di ACDF in corso nel Karakalpakstan fanno parte di una visione decennale del governo dell’Uzbekistan volta a sostenere la rivitalizzazione sociale, economica e culturale della regione.

Gayane Umerova, Presidente di ACDF, ha dichiarato: “Il Mar d’Aral è al tempo stesso un monito eun’opportunità per offrire un modello ad altre regioni che affrontano cambiamenti ambientali estremi. In contesti simili — dove l’adattamento, la rigenerazione e l’integrazione sociale sono vitali — il design e l’artigianato svolgono un ruolo fondamentale perché partono dalle persone e dal sapere. Alla Milano Design Week 2026, mettiamo in luce le comunità, la cultura e gli artigiani del Karakalpakstan, sensibilizzando l’opinione pubblica sulla sua evoluzione sociale e ambientale — condividendo questa storia come un messaggio di speranza e ottimismo.”

Il Garden Pavilion: uno spazio di incontro e riflessione

Il percorso espositivo culmina nel giardino storico del palazzo, dove Yantrasast ha progettato un padiglione ispirato alle tradizioni costruttive delle yurte del Karakalpakstan, concepito come il cuore sociale della mostra: uno spazio dedicato all’incontro, al dialogo e alla contemplazione. Richiamando la struttura a traliccio e il rivestimento in feltro della yurta tradizionale, l’opera si configura come una costruzione leggera e modulare, progettata per essere trasportata e riassemblata in contesti diversi.

Le parole di Kulapat Yantrasast, curatore della mostra

Kulapat Yantrasast, curatore della mostra, ha dichiarato: “La yurta è una delle opere architettoniche più oneste mai realizzate. Nasce dalla vita nomade nella steppa, ed è progettata per spostarsi con il suo popolo; tiene a bada il cielo attraverso paesaggi che cambiano all’infinito, portando un intero mondo dentro di sé. Per questo padiglione, volevamo scardinare quel mondo: analizzare il modo in cui una yurta occupa lo spazio e reintepretarla come qualcosa che racchiuda l’assenza – l’assenza dell’acqua, della linea di costa, di un intero stile di vita”.

Il programma

Il Garden Pavilion ospiterà un programma quotidiano di tour, talk, workshop e dimostrazioni: dalle sessioni di creazione di stampi per il pane e nappe con i maestri artigiani uzbeki, ai dibattiti che esplorano artigianato, design, cibo ed ecologia. Il programma pubblico mette in dialogo le prospettive uzbeke e caracalpache con le voci più autorevoli del panorama internazionale del design..

INFO

Per il programma completo e per le prenotazioni, www.acdf.artsvp.com/d22383. La partecipazione a tutti gli eventi è gratuita, ma si consiglia la registrazione anticipata

Photo courtesy of Gms Press

Alessandra Chianese

Alessandra Chianese

Nata e vissuta in provincia di Napoli, è da sempre appassionata di arte, di cultura, di moda e del buon cibo italiano. Giornalista, fin da piccola mostra un costante interesse per l’attualità e la politica, determinanti nella sua scelta di vita professionale. Amante delle lingue, adora viaggiare, scoprire nuovi posti e allargare i propri orizzonti. La frase che più la rispecchia è un passo scritto dal grande poeta Dante: “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”.

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