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Tour nelle Alte Marche, terre di tartufo e di luoghi incantati

Un viaggio, che per ora si può solo programmare in attesa che la situazione migliori, in nove borghi che hanno unito “le forze” per proporre un turismo di qualità fatto di luoghi straordinari, bellezze naturalistiche  e prodotti di eccellenza.

Alte Marche (PU). Italia.
“Una, dieci, cento, mille Marche”. Sono tanti i volti di questa sorprendente regione (nonostante la pandemia) ben piantata nel centro dell’Italia. Molti anche gli itinerari tematici studiati per farla conoscere in ogni dettaglio e che spaziano dal mare alla montagna, passando per gli antichi borghi e le città d’arte per arrivare ai tanti prodotti tipici. Uno di questi porta nelle Alte Marche, un’area interna collocata nel nord della regione composta dai comuni di Acqualagna, Apecchio, Arcevia, Cagli, Cantiano, Frontone, Piobbico, Sassoferrato e Serra Sant’Abbondio. Nove piccole gemme (sette in provincia di Pesaro Urbino e due di Ancona) che hanno deciso di unirsi per proporre un nuovo modo di fare vacanza con al centro lo sviluppo dell’intero territorio e non dei singoli comuni. Le distanze tra loro sono contenute e quindi, anche con pochi giorni a disposizione, si riescono a visitare tutti. Ad esempio si può pernottare in uno e spostarsi negli altri durante il giorno. Le soluzioni alloggiative sono tante e permettono di scegliere tra hotel, B&B ed appartamento.

ACQUALAGNA LA CAPITALE DEL TARTUFO

Il viaggio può partire da Acqualagna. L’affascinante cittadina è circondata dalla Riserva Naturale della Gola del Furlo (www.riservagoladelfurlo.it) un luogo straordinario ricolmo di storia, cultura e biodiversità. Per scoprirne gli angoli più nascosti si può utilizzare la bici a pedalata assistita – noleggiabile pure in loco da Marche and Bike (www.marcheandbike.it) –  che permette di percorrere vari chilometri senza fatica e, nel caso affrontare agevolmente anche eventuali salite, tra cui quelle del  Monte Pietralata.  Acqualagna è anche la capitale del tartufo e nel centro storico si trova un interessante museo dedicato al prezioso fungo ipogeo, una struttura attrezzata con tecnologie digitali e realtà virtuali,per raccontare il mondo del tartufo, attraverso un percorso polisensoriale ed interattivo (www.museotartufoacqualagna.it).

A due passi la casa natale di Enrico Mattei, oggi trasformata in un museo dedicato al grande manager fondatore dell’Eni. Contiene alcuni stralci inediti della sua storia professionale ed anche alcuni effetti personali come la scrivania rimasta intatta con i suoi occhiali, le sue letture, il portasigarette… le passioni di quando non pensava al lavoro, ovvero la pesca, di cui si conservano tutti gli strumenti.

Al termine delle visite è quasi d’obbligo una sosta gustosa per degustare il tartufo.  Nel centro si può provare  l’Osteria del Parco per assaggiarlo in abbinamento con altre specialità (www.osteriadelparco.eu).

APECCHIO LA CITTA’ DELLA BIRRA

Il tour prosegue con Apecchio, un paradiso per gli appassionati dell’outdoor, che hanno a disposizione una infinità di sentieri, molti dei quali adatti a tutti, da percorrere a piedi o in bici, per una full immersion nella natura, al cospetto di panorami mozzafiato. Il comune marchigiano è anche capofila delle Città della Birra, una associazione nata nel giugno del 2015, che  ha come soci fondatori otto Comuni delle Marche (Apecchio, Fermignano, Cantiano, Serra Sant’Abbondio, Monte Porzio, Arcevia, Servigliano, Comunanza), un Comune dell’Umbria (Montone) ed uno in Abruzzo  (Fossa). Ad Apecchio è anche nata l’alogastronomia un neologismo che sintetizza lo stretto rapporto tra birra artigianale, prodotti di eccellenza e territorio da cui provengono. In tal modo la birra diventa un vero e proprio “connettore gastronomico” che collega i prodotti del territorio.

SERRA SANT’ABBONDIO: PICCOLO MA RICCO DI TESORI

Serra Sant’Abbondio è  il più piccolo dei nove comuni, i “magnifici nove” come qualcuno li ha chiamati, che hanno dato vita alle Alte Marche. Il paese, che ha alle spalle  una storia antichissima come testimoniano i tanti reperti esposti nelle sale del municipio, si presenta ancora oggi con la tipica conformazione di borgo medievale. A pochi chilometri dal centro si può visitare la cripta paleocristiana di San Biagio, del IV o V secolo, costruita con reperti d’epoca romana provenienti da un tempio pagano.

La cittadina è anche rinomata per le pencianelle, un primo piatto a base di farina ed acqua. Tanti sono i segreti che avvolgono questa tipicità. Chi ne custodisce l’arte della sua preparazione non svela né la tipologia delle farine, né le loro proporzioni. Si sa solo che le farine in uso sono due e che quando sono secche, per davvero….. cantano.

Nel territorio comunale, si trova anche il monumentale Monastero della Santa Croce di Fonte Avellana, costruito verso la fine del X secolo alle pendici boscose del monte Catria, a 700 metri sul livello del mare. Fondato da San Romualdo e da sempre legato alla congregazione dei Camaldolesi, ha ospitato anche Dante Alighieri, che lo cita nella Divina Commedia, nel canto XXI del Paradiso. La visita alle varie sale è qualcosa di straordinario. La parte più antica è costituita dalla cripta, l’ambiente che meglio caratterizza questa antica costruzione dedicata alla preghiera ed alla meditazione. Assolutamente da vedere anche la biblioteca storica, risalente al ‘600, che contiene l’intero patrimonio librario antico del monastero, costituito da circa 20.000 volumi tra cui l’eccezionale Bibbia poliglotta stampata a Londra nel 1657. È scritta in sei lingue –  ebraico, greco, siriaco, targum (traduzione in aramaico della Bibbia ebraica), ebreo-samaritano e arabo – con a fianco la traduzione in latino per agevolarne l’interpretazione. Ma l’accoglienza camaldolese passa anche dalla tavola: da venerdì a domenica i visitatori possono  degustare i piatti semplici della cucina del monastero (tra cui salumi, pasta fresca, polenta alla marchigiana e coniglio)  sui lunghi tavoli dell’antico refettorio. Coloro che vogliono concedersi un periodo di pace e raccoglimento possono pernottare nelle camere a disposizione degli ospiti collocate nella foresteria.

CANTIANO E’ UNA “CITTA’ DEL PANE”

Cantiano è un paradiso naturalistico grazie al “Bosco di Tecchie” un grande orto botanico naturale, dove convivono in una complessa ed elegante armonia faggi secolari, muschi millimetrici, giganteschi cerri e  tante specie di funghi tra cui i ricercati porcini. È anche rinomato per la tipica “Visciola”, un’amarena usata per produrre marmellata e frutta sciroppata e per il  “pane di Chiaserna”, che deve la sua bontà alla qualità dell’acqua utilizzata, che arriva dalle sorgenti del Catria ed al lungo processo di lievitazione naturale che gli conferisce peculiari caratteristiche di leggerezza e freschezza nel tempo. Qui si alleva anche il “cavallo del Catria” l’unica razza riconosciuta marchigiana. In località Fossato di Chiaserna c’è il Centro Ippico Badia dove è possibile scoprire questi cavalli, molto docili e per questo utilizzati per compiere escursioni nei boschi del Monte Catria.  Cantiano è pure noto per la “Turba”, una suggestiva rievocazione storica della Passione di Cristo, che si svolge nella notte del Venerdì Santo con grande partecipazione popolare.

PIOBBICO E FRONTONE, DUE BORGHI DOVE IL TEMPO SEMBRA ESSERSI FERMATO

Le tappe successive: Piobbico e Frontone. Quest’ultimo è un piccolo borgo raccolto attorno al suo Castello, la cui forma ricorda la prua di una nave. Il maniero, costruito su un’altura con vista che spazia sulla sottostante vallata fino all’Adriatico, nei secoli passati era posto a presidio di un territorio di grande importanza strategica. Ora invece è di proprietà del Comune e spesso ospita mostre temporanee ed eventi ed anche matrimoni e banchetti nuziali. A poca distanza, e precisamente alla  Taverna della Rocca (www.tavernadellarocca.com)  nel cuore dell’antico borgo, si può assaggiare la tipica “crescia“, più morbida e soffice della piadina romagnola, cucinata direttamente sulle braci, abbinandola con salumi, formaggi, carne alla griglia e verdure lessate.

Piobbico – posto  alla confluenza dei torrenti Biscubio e Candigliano e stretto fra i monti Nerone e Mondiego –  è dominato dal grande Castello Brancaleoni, il suo elemento architettonico più rilevante (www.castellobrancaleoni.it). Posto   sulla collina che sovrasta il paese è visitabile solo con una guida. Il maniero  è articolato su più cortili e presenta all’interno diverse sale decorate con affreschi, stucchi, stemmi e camini tardo rinascimentali. All’ingresso è posta la torre con il grande orologio le cui lancette si muovono in senso antiorario. Una parte ospita il Museo Civico Brancaleoni composto da varie sezioni, fra cui Usi e costumi del territorio,  Archeologia e Numismatica con migliaia di straordinari pezzi esposti. Una curiosità: a Piobbico c’è anche la sede del Club dei Brutti una associazione internazionale, fondata nel 1879 nella cittadina marchigiana, e che oggi vanta migliaia di iscritti e sedi in ogni parte del mondo. Il suo motto non poteva che essere “La bruttezza è na virtù, la bellezza è schiavitù”.

SASSOFERRATO, UNO DEI BORGHI PIU’ BELLI D’ITALIA

Assolutamente da vedere anche Sassoferrato, uno dei borghi più belli d’Italia, con una storia ultramillenaria che affonda le radici nel periodo romano. Nel centro storico, si viene accolti dalla bella chiesa di Santa Chiara, annessa all’omonimo antico monastero che ospita una piccola comunità di suore di clausura. Nelle vicinanze l’interessante chiesa collegiata di San Pietro con la annessa canonica dove sono conservati libri e reperti di arte sacra. Una chicca è rappresentata dalla antica cella penitenziaria che, alcuni secoli fa, veniva utilizzata come luogo di espiazione per quei religiosi che avevano commesso reati o peccati. Sulle pareti, ancora oggi, si leggono le loro ammissioni di colpa o le professioni di innocenza nel caso di ingiusta condanna.

ARCEVIA LA PERLA DEI MONTI

Per rimanere in provincia di Ancona merita una visita la bella Arcevia, conosciuta anche come la “perla dei monti” per la bellezza dei suoi monumenti e per la straordinaria posizione nell’alta valle del fiume Misa. È impreziosita da nove castelli circondati da piccoli borghi tre-quattrocenteschi, ben conservati e protetti da possenti mura fortificate, dove il tempo sembra essersi fermato. Anche il centro storico, raccolto attorno a piazza Garibaldi,  è ricco di monumenti e gioielli di grande valore artistico e religioso. È il caso della Collegiata di San Medardo con lo splendido altare della Madonna dei miracoli di Giovanni della Robbia. Poco distante, su corso Mazzini, si trova il vasto Complesso di San Francesco con la bella chiesa, il  Museo Archeologico e le due raccolte di arte contemporanea dedicate allo scultore  Edgardo Mannucci ed al pittore Bruno d’Arcevia.  

Una gradita sorpresa a Piticchio, una delle caratteristiche frazioni arceviesi. A poca distanza dal borgo castello si trova il bellissimo museo italiano del giocattolo e del modellismo. “Museogiocando”, questo è il suo nome, comprende oltre 5.000 pezzi scovati in ogni parte del mondo dal proprietario Giovanni Catelli in oltre quarant’anni di ricerche. Il  piano terra è per buona parte occupato dai trenini elettrici che si muovono su sette grandi plastici. Nel seminterrato oltre 3000 modellini (automobili, mezzi militari, trattori agricoli, auto da corsa)  illustrano l’evoluzione del trasposto su strada dal XVIII secolo ai giorni nostri. Su un lato c’è anche una grande autopista di slot cars a disposizione dei visitatori che la possono provare (www.museogiocando.com).

Anche Arcevia è rinomata per una saporita specialità: il mays ottofile di Roccacontrada (l’antico nome di Arcevia) espressione della biodiversità del territorio. Deve il suo nome alla particolare disposizione dei chicchi sulla pannocchia. La farina, macinata a pietra, ha un profumo intenso, un sapore gradevole e interessanti proprietà nutrizionali. È un prodotto da sempre presente nella cucina marchigiana per la preparazione delle gallette di mais e, soprattutto della polenta, gustosa e saporita,  da assaggiare anche senza condimento.

CAGLI ULTIMA TAPPA DEL TOUR ESPERIENZIALE NELLE ALTE MARCHE

Cagli  è un gradevole borgo di impronta medievale, ricco di monumenti e palazzi nobiliari raccolti attorno alla centralissima Piazza Matteotti. Da vedere il Torrione, suo simbolo indiscusso ed il Teatro Comunale, un gioiello architettonico con  raffinate decorazioni che impreziosiscono la sala ed i tre ordini di palchi. Riaperto da pochi anni, dopo importanti lavori di restauro, continua ad ospitare artisti e compagnie di fama nazionale che scelgono questo teatro per provare i loro spettacoli per poi presentarli al pubblico in anteprima assoluta.

Se si pernotta a Cagli, si può iniziare la giornata con una tipica ed antica tradizione culinaria marchigiana: la Colazione di Pasqua. In passato per festeggiare la festa più importante della cristianità fin dal primo mattino, era consuetudine preparare una colazione sostanziosa ed abbondante a base di di salumi e pane casereccio, uova (quelle benedette dal prete durante la benedizione delle case), pizza di formaggio, coratella d’agnello e frittata con la mentuccia. Ci stava anche un bicchiere di vino. A Cagli la si può degustare, previa prenotazione, in qualunque periodo  dell’anno, al Ristorante Pineta in viale della Vittoria a pochi metri dal Torrione.

Dove dormire. Ad Acqualagna si può provare l’Hotel “Antico Furlo” nel cuore del paradiso naturale della Gola del Furlo (https://anticofurlo.it). Se invece si apprezza la vacanza in appartamento o in B&B, a Cagli ci sono diverse soluzioni alloggiative.
Info all’Ufficio IAT del Comune: tel. 0721-780773.

Tiziano Argazzi

Tiziano Argazzi

Sono un giornalista specializzato in viaggi, in particolare in Italia ed Europa, che ho percorso in lungo ed in largo. Documento con parole ed immagini quanto osservo, con particolare riguardo al mondo delle vacanze e dei viaggi slow e dell'enogastronomia che da sempre mi appassionano.Il giornalismo di viaggio è diventato parte della mia vita ed ogni articolo l’occasione ed il modo piacevole per trasmettere al lettore quelle emozioni che fanno parte di ogni destinazione visitata.

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