Si rinnova anche quest’anno l’incontro tra la millenaria tradizione vetraria della laguna di Venezia e numerosi artisti contemporanei. Tra il Canal Grande e Murano, decine di opere d’arte sapientemente forgiate dai mastri vetrai dello Studio Berengo dimostrano le infinite potenzialità artistiche del vetro.
Venezia, Italia.
Apre in questi giorni l’edizione 2026 di Glasstress, appuntamento ormai fisso nella città del vetro. Nato come evento collaterale alla Biennale di Venezia 2009, Glasstress è diventato negli anni un evento prestigioso e imperdibile per artisti e visitatori. I primi possono mettersi alla prova con il medium vetro, scoprirne le caratteristiche e realizzarne le sconfinate potenzialità espressive.

Sopra, Shan Shan Sheng, Paradise Chandelier (vetro), 2022-2023.
Foto grande in alto, Fondazione Berengo Art Studio, Murano
Oltre 70 artisti internazionali interpretano il vetro
I secondi possono ammirare le superbe creazioni dei grandi nomi dell’arte e l’impeccabile lavoro dei maestri vetrai di Berengo Studio. Quest’anno ben 70 artisti hanno risposto al richiamo lanciato da Adriano Berengo, 36 uomini e 34 donne. Ben dieci sono italiani, dalla giovane Ornella Cardillo ai veterani Penzo+Fiore. E poi Marina Abramović, Ai Weiwei, Massimiliano Fuksas, il collettivo austriaco Gelatin, gli artisti visuali María Magdalena Campos-Pons e Raed Yassin invitati anche alla Biennale Arte di quest’anno.

Sean Scully, Untitled (vetro), 2026
Il corpo umano e la luce al centro della mostra
venti artisti debuttano in questa edizione della mostra e molti di loro si cimentano per la primissima volta con il vetro, dando così vita a sperimentazioni inedite e innovative. Il filo conduttore delle opere è il corpo umano, come si può facilmente intuire osservando l’imponente lampadario di Koen Vanmechelen costruito intorno a un gigantesco femore, l’assenza corporea di Reclining Lucent 1 di Karen LaMonte, la Female Fountain di Marina Abramović o i volti di Jaume Plensa.
Ma non mancano le forme astratte di Sean Scully, gli specchi artistici del collettivo Gelatin, la tenda di perline di vetro Haram Aleikum di Fathi Hassan e gli Elements di Tony Cragg. Il percorso della mostra accompagna il visitatore tra pratiche artistiche e linguaggi espressivi diversi e immersivi in cui la luce gioca un ruolo fondamentale. L’opera infatti comunica anche attraverso la trasparenza del materiale, che filtra la luce e le dà forma. Da decenni ormai il vetro si è affermato come un linguaggio artistico autonomo tra la scultura e l’installazione, aperto alle nuove sperimentazioni e alla fantasia. Glasstress 2026 è un’edizione diffusa: due sedi diverse, due isole diverse, due atmosfere diverse e due storie diverse.

Koen Vanmechelen, I never lost paradise (vetro, bronzo, acciaio, piume, vernice, lampadine), 2026
Due sedi simbolo tra Venezia e Murano
Affacciata sul Canal Grande, la cinquecentesca Ca’ Tron, messa a disposizione dallo IUAV, apre gli ampi spazi del portego, del salone del primo piano nobile e due sale laterali per questa occasione, dando così ai visitatori la possibilità di ammirare anche i raffinati affreschi e il cortile interno del palazzo. A Murano, Fondazione Berengo Art Space accoglie i visitatori negli ampi spazi di una antica fornace ristrutturata, in cui si possono ancora ammirare i forni originali e alcuni strumenti del mestiere e dove poter apprezzare appieno la complessità della lavorazione e la dedizione necessaria per portare avanti questa straordinaria tradizione artigianale.

Karen LaMonte, Reclining Lucent
INFO
Glasstress 2026
A cura di Adriano Berengo, Joanna De Vos e Umberto Croppi
Dal 12 luglio al 22 novembre 2026
Ca’ Tron, Santa Croce 1957, Venezia
Da lunedì a venerdì 10:00 – 19:00, sabato e domenica 11:00 – 19:00
Fondazione Berengo Art Space, Campiello della Pescheria 4, Murano (VE)
Tutti i giorni 9:00 – 17:00
Ingresso gratuito
Per ulteriori informazioni vai su: www.berengo.com
Testo e Photo by Marta Covre



