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Reggia di Portici: rinasce la Galleria Borbonica

Il restauro conservativo da oltre 630mila euro, guidato dalla Città Metropolitana di Napoli sotto la sorveglianza della Soprintendenza, restituisce la monumentale Galleria del Piano Nobile alla fruizione pubblica. L’intervento cancella le alterazioni degli ultimi secoli, riportando alla luce affreschi, pavimentazioni storiche e infissi originari. Grazie alla sinergia con l’Università Federico II e il Centro MUSA, lo spazio si trasforma in un’area espositiva strategica, che anticipa la nascita di un polo museale continuo e unitario all’interno della splendida cornice borbonica.

Portici (NA), Italia.

La Reggia di Portici ritrova uno dei suoi cuori pulsanti più prestigiosi. La Città Metropolitana di Napoli ha infatti completato il restauro conservativo della Galleria del Piano Nobile, il magnifico complesso borbonico di sua proprietà alle porte di Napoli. L’intervento, del valore complessivo di 638.994,54 euro (ottenuto dopo un ribasso sulla base d’asta di 750.000 euro), è stato interamente condotto dalla Direzione Tecnica Patrimonio dell’ente, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli.

Questo cantiere non è un episodio isolato, ma si inserisce in una precisa e lungimirante strategia culturale: la convenzione stipulata con l’Università degli Studi di Napoli Federico II. L’accordo prevede la progressiva liberazione delle sale del primo piano dalle attività didattiche del Dipartimento di Agraria, per restituirle a un uso integralmente museale, degno della straordinaria storia del palazzo. La gestione di questi spazi è affidata al MUSA (Musei delle Scienze Agrarie) dell’ateneo. Un circolo virtuoso reso possibile da una formula di autofinanziamento: i lavori realizzati dalla Città Metropolitana sono infatti finanziati grazie al vincolo posto sui 750mila euro di canone che l’Università versa ogni triennio all’ente di piazza Matteotti.

Da sfarzosa sala di corte a corridoio universitario

Costruita per volere del Re di Napoli a partire dal 1738, la Reggia di Portici fue progettata dai giganti dell’architettura dell’epoca: Giovanni Antonio Medrano, Antonio Canevari, Luigi Vanvitelli e Ferdinando Fuga. Arricchito nel corso di oltre un secolo con pregevoli decorazioni, dipinti di artisti illustri e arredi di raffinata fattura — sia sotto la dinastia borbonica sia durante il decennio di Gioacchino Murat — il palazzo aveva nella Galleria il suo fulcro di collegamento tra lo scalone monumentale e il Teatrino di corte. All’epoca era un ambiente di altissima rappresentanza, dove soffitti ornati, lampadari di cristallo e pareti rivestite testimoniavano la magnificenza della corte.

La storia, tuttavia, ha mutato i destini di queste mura nella seconda metà dell’Ottocento. Nel 1873, con l’acquisto del Sito Reale da parte dell’Amministrazione Provinciale di Napoli e la nascita della Real Scuola Superiore di Agricoltura, le collezioni d’arte vennero trasferite altrove e la Galleria fu convertita in aule didattiche. In epoca più recente, gli spazi erano diventati uffici amministrativi: scrivanie, computer e soffittature in cartongesso avevano completamente occultato l’architettura originale.

Il restauro: abbattuti i tramezzi per ritrovare lo spazio

La Galleria si sviluppa su una superficie di circa 250 metri quadrati, con un’altezza di 7 metri, una lunghezza di oltre 35 e una larghezza di circa 6 metri, posizionandosi nel corpo centrale della Reggia, proprio a cavallo di via Università (l’antica via Regia per le Calabrie). Nel corso degli anni, numerose tramezzature avevano suddiviso lo spazio in piccoli compartimenti, snaturandone la fisionomia.

Il progetto di restauro ha adottato un approccio rigorosamente conservativo, rispettando le stratificazioni storiche senza imporre alterazioni arbitrarie. La prima fase ha visto la demolizione dei tramezzi divisori moderni, permettendo alla Galleria di riacquistare la sua imponente prospettiva originaria. La rimozione del controsoffitto ha inoltre svelato un vecchio intervento strutturale: un solaio in putrelle di ferro che in passato aveva sostituito l’originale volta a botte, realizzata con la tecnica storica “ad incannucciata”, purtroppo andata perduta.

I tesori ritrovati tra pareti e pavimenti

Grande cura è stata riservata agli infissi originali superstiti. Le grandi ante in legno sono state smontate e restaurate in un laboratorio allestito appositamente in loco: dopo operazioni di pulitura, consolidamento e reintegrazione, sono state riverniciate secondo le tonalità originarie emerse dalle indagini stratigrafiche. Sulle pareti, un’équipe di restauratori ha lavorato al descialbo e alla pulitura degli intonaci storici, riportando alla luce splendidi cicli di affreschi con motivi floreali e architettonici celati da decenni di ridipinture.

Il cantiere ha riservato anche affascinanti scoperte archeologiche e architettoniche:

  • Le antiche tracce della volta: Alla sommità delle pareti sono stati rinvenuti gli incastri in cui alloggiavano gli arcarecci che sostenevano l’originaria volta ad incannucciata “a modo di carena di una nave”. L’unica testimonianza superstite è visibile nell’angolo destro del tramezzo con l’antisala, realizzata con la tecnica “alla beneventana”, lasciata volutamente a vista per mostrare la stratificazione storica.
  • I pavimenti storici nascosti: Nella grande nicchia in fondo alla Galleria, nascosta dietro un muro di tompagno, è stata ritrovata una parte della pavimentazione originaria. Alcune di queste riggiole storiche sono state restaurate e integrate nel nuovo pavimento in cotto napoletano.
  • Il lambrino affrescato: Sotto il primo finestrone a destra dell’ingresso, un altro tompagno nascondeva una porzione di pavimento con un differente disegno di posa e un lambrino affrescato perfettamente conservato, entrambi interamente recuperati.

A completare l’opera, gli impianti elettrici sono stati totalmente rinnovati con un sistema di illuminotecnica a faretti orientabili su binario, pensato per valorizzare l’architettura senza alterare la percezione dello spazio.

Verso un grande polo museale integrato

Il completamento della Galleria rappresenta un tassello fondamentale di un mosaico molto più ampio. Negli ultimi decenni, sempre grazie all’autofinanziamento dei canoni universitari, sono stati recuperati la peschiera, il laghetto, la torre dell’orologio, la facciata lato mare, le sale dell’appartamento del Re, il Museo Ercolanense e le sale ‘lato monte’ destinate ai Musei delle Scienze Agrarie.

La rinascita della Galleria è funzionale ai prossimi passi: i futuri restauri dello Scalone monumentale, del Teatrino di corte e degli Appartamenti della Regina, con l’obiettivo finale di creare un percorso museale unitario e continuo lungo tutto il Piano Nobile.

Le voci dei protagonisti

Soddisfazione è stata espressa da tutte le istituzioni coinvolte. Il Sindaco Metropolitano di Napoli, Gaetano Manfredi, ha sottolineato come questo restauro sia “un esempio virtuoso di collaborazione istituzionale” che permette di “restituire pienamente questo straordinario patrimonio alla fruizione della comunità”. Sulla stessa linea Antonio Sabino, Consigliere Delegato al Patrimonio della Città Metropolitana, che ha definito l’investimento “un atto di responsabilità verso le generazioni future” per un territorio che ha nell’eredità culturale la sua risorsa più autentica.

La Soprintendente Paola Ricciardi ha evidenziato il rigore scientifico dell’intervento, spiegando che “la tutela del patrimonio culturale trova il suo significato più autentico quando si traduce nella possibilità di restituire ai cittadini spazi di così alto valore”.

Dal mondo accademico, la Prorettrice della Federico II, Angela Zampella, ha ricordato il ruolo storico dell’Ateneo: “La presenza dell’Università ha rappresentato, in oltre 150 anni, un fattore decisivo per la salvaguardia della Reggia, sottraendola al degrado”, mentre il Direttore del Dipartimento di Agraria, Danilo Ercolini, ha confermato che si sta già lavorando alle tappe successive per rendere la Galleria uno spazio pulsante destinato a mostre ed eventi. Infine, Stefano Mazzoleni, Direttore del Centro MUSA, ha annunciato con entusiasmo l’apertura in contemporanea dei Musei delle Scienze Agrarie nell’ala nord: un allestimento moderno che ripropone le storiche collezioni botaniche, entomologiche e zoologiche come una vera e propria “Wunderkammer”, una nuova camera delle meraviglie a disposizione dei viaggiatori.

Photo courtesy of Ufficio Stampa Città Metropolitana di Napoli

Carlo Ingegno

Carlo Ingegno

Editore-Direttore Agenda Viaggi. Il primo grande viaggio? Quasi 15 ore di aereo per attraversare il mondo, ed arrivare in fondo al Sud America, tappa la bella Buenos Aires, dove ci rimane per ben dodici anni. Qui la prima esperienza lavorativa, nell'editoriale Rizzoli, che aveva acquistato nella città tanto amata da Jorge Luis Borges una nota casa editrice. Negli anni ‘80 torna in Italia, a Milano, questa volta per lavoro in Rcs, dove si occupa di costume, immagine e grafica. Inoltre viaggia, fotografa e scrive storie dal mondo con approccio esplorativo sempre attento ai dettagli. Oggi dirige Agenda Viaggi con un gruppo di persone molto speciali. Vive a Monza ma spesso si sposta a Verzimo, un paesino del XI sec. in provincia di Vercelli, in una casa piccola, soleggiata, per metà ristrutturata, un giardino incolto e mobili tutti diversi per epoche e stili, come la vecchia tavola da surf testimone di lunghe cavalcate sulle onde in California o come l'eccentrico menù del caffè Granola a Copenaghen, la foto scattata alla cisterna di vetro colorata da Dumbo, Brooklyn, dell'artista Tom Fruin, e le belle stampe che immortalano la piacevole solitudine sulla spiaggia di Margate nella contea del Kent in Inghilterra.

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